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Il governo scopre, con anni di ritardo, che in Italia esiste una questione abitativa. Ma la risposta messa nero su bianco nel nuovo Piano casa rischia di restare largamente insufficiente. A denunciarlo è il Sunia, il sindacato degli inquilini della Cgil, che smonta punto per punto l’impianto annunciato dalla premier Giorgia Meloni in Consiglio dei ministri, dove si è parlato di 10 miliardi in dieci anni per arrivare a 100mila alloggi tra edilizia pubblica e prezzi calmierati.
Troppo tardi e troppo poco
“Dopo anni di tagli il governo si rende finalmente conto che esiste un ‘problema casa’”, afferma il segretario generale Stefano Chiappelli. Un riconoscimento tardivo che però non si traduce, secondo il sindacato, “in un cambio di passo strutturale”. Lo stanziamento previsto per rendere agibili 60mila alloggi pubblici oggi inutilizzabili, pari a 1 miliardo e 700 milioni, “risponde solo in parte alle domande inevase e non affronta il nodo centrale: il rilancio del servizio abitativo pubblico”.
Il Piano, osserva il Sunia, appare “lontano dall’affrontare la grave crisi abitativa”, perché privo di obiettivi adeguati e incapace di misurarsi con i bisogni reali, soprattutto delle fasce più fragili. Una critica che colpisce il cuore della proposta governativa, costruita su tre pilastri: riqualificazione del patrimonio esistente, coinvolgimento dei privati e creazione di un fondo per l’housing sociale. Proprio su questo punto si concentra una delle maggiori preoccupazioni.
Un assist ai privati e alle speculazioni
“Desta forti perplessità il crescente ruolo attribuito ai soggetti privati”, sottolinea Chiappelli, evidenziando il rischio che, senza una regia pubblica forte, gli interventi vengano orientati “secondo logiche esclusivamente legate al mercato, anche speculativo”. Il risultato potrebbe essere un’ulteriore spinta alla rendita immobiliare, più che una risposta al disagio abitativo.
Ancora più grave, per il sindacato, è l’assenza di risorse per strumenti considerati fondamentali. “Si deve ribadire la mancata previsione di stanziamenti adeguati al fondo di sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole”, denuncia il segretario del Sunia. Il primo, ricorda, è “privo di risorse da tre anni”, mentre entrambi sarebbero essenziali per prevenire sfratti e sostenere le famiglie in difficoltà.
Più sfratti per tutti
E proprio sugli sfratti si apre un altro fronte critico. Il Piano prevede infatti un’accelerazione delle esecuzioni, una scelta che il sindacato definisce “grave e pericolosa”. Si tratta, sottolinea Chiappelli, di provvedimenti che colpiscono in larga parte nuclei già segnati da fragilità economica, spesso in attesa di contributi pubblici mai arrivati.
Infine, pesa l’assenza di confronto. Il Piano casa, osserva il Sunia, arriva “in forte ritardo e con modelli partecipativi discutibili”, a partire dall’esclusione delle parti sociali dai tavoli presso il ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Un vuoto di dialogo che rischia di tradursi in misure calate dall’alto, lontane dalla realtà dei territori.
Nel racconto del governo, il Piano rappresenta un passo verso uno “Stato giusto”. Per gli inquilini organizzati, invece, è un’occasione mancata. Perché senza investimenti strutturali, politiche pubbliche forti e strumenti di sostegno immediato, l’emergenza casa continua a restare, semplicemente, irrisolta.























