Nell’aula bunker dell’Ucciardone, simbolo del maxiprocesso a Cosa Nostra, la Cgil ha tenuto il 29 aprile la sua terza assemblea nazionale dal titolo “Contro mafie e corruzione”. Un luogo carico di storia, che richiama l’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e, ancora prima, quella di Pio La Torre. “La relazione di minoranza La Torre-Terranova resta di una attualità straordinaria”, ricorda Rosy Bindi, perché per la prima volta mise a fuoco “il rapporto tra mafia e potere politico”.

Una mafia che cambia e si radica nel sociale

A partire dal contesto locale, il segretario della Cgil Palermo Mario Ridulfo descrive una realtà tutt’altro che superata: “Le nuove mafie lucrano sulle povertà, sul lavoro precario, sui disagi sociali e soprattutto sul sistema degli appalti e dei subappalti”. Un sistema che coinvolge “imprenditori, politici, professionisti e pubblici dipendenti” e alimenta quella che Umberto Santino ha definito “società mafiogena”. Non solo: le piazze di spaccio diventano “zone franche” che alimentano violenza e traffici illegali. Da qui l’appello a un’“antimafia costituzionale”, capace di farsi carico dei diritti violati e di diventare, prima di tutto, “popolare”.

Costruire un fronte ampio contro i clan

Il tema dell’unità attraversa tutta l’assemblea. Franco La Torre richiama la lezione del padre: “Uno dei tratti principali della sua visione era la ricerca di fronti unitari”. Una strategia ancora necessaria: “Un fronte ampio è indispensabile quando hai grandi obiettivi, come sconfiggere la mafia”. Un invito che chiama in causa istituzioni, società civile e mondo del lavoro.

Le scelte politiche sotto accusa

Nel confronto emergono anche critiche nette all’azione del governo. Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini parla di “provvedimenti sbagliati”, dall’abolizione dell’abuso d’ufficio alle norme del decreto sicurezza, che rischiano di indebolire gli strumenti di contrasto. Una preoccupazione condivisa da magistrati e osservatori, secondo cui si riducono le possibilità di indagare sulle nuove forme di infiltrazione economica delle mafie.

Diritti, lavoro e partecipazione

La risposta del sindacato passa per iniziative concrete. “Siamo contrari a qualsiasi manomissione della legislazione antimafia”, ribadisce Alessio Festi, annunciando campagne di raccolta firme su sanità e appalti. Per la Cgil la lotta alle mafie è inseparabile da quella contro precarietà e disuguaglianze: serve a evitare che i giovani siano costretti a partire e a ricostruire fiducia nei territori.

Non abbassare la guardia

A chiudere il cerchio è ancora l’allarme di Rosy Bindi: “Siamo in una fase molto pericolosa per il rischio di sottovalutare una mafia sempre più invisibile". Da Palermo arriva così un messaggio chiaro: senza memoria, responsabilità collettiva e strumenti adeguati, il pericolo non è solo arretrare, ma non accorgersi nemmeno di farlo.