L’Italia perde terreno e scivola al 56esimo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa. È uno dei dati più significativi del World Press Freedom Index 2026 pubblicato da Reporters sans frontières (Rsf), che fotografa un peggioramento complessivo a livello globale. Un arretramento che, nel caso italiano, non arriva inatteso ma si inserisce in un quadro già segnato da criticità strutturali.

La legge bavaglio nel mirino

Secondo Rsf, a pesare sono innanzitutto le minacce delle organizzazioni mafiose e le violenze esercitate da gruppi estremisti, ma anche un contesto politico sempre più invasivo. Nel mirino dell’organizzazione finisce la cosiddetta “legge bavaglio”, insieme all’uso diffuso delle querele temerarie, le cosiddette Slapp, che rischiano di limitare la libertà di informazione soprattutto in ambito giudiziario. A questo si aggiungono le “crescenti interferenze” sulla Rai, descritte come un tentativo di trasformare il servizio pubblico in uno strumento al servizio del governo.

La condanna del precariato

Non meno rilevante è il tema del lavoro. “La crescente precarietà lavorativa mina pericolosamente il giornalismo italiano”, osserva Rsf, mettendo in relazione diretta le condizioni materiali dei professionisti con l’indipendenza dell’informazione. Un nodo che riguarda qualità, autonomia e possibilità stessa di esercitare il mestiere.

La condanna della Fnsi

Dura la reazione della Federazione nazionale della stampa italiana. Il presidente Vittorio Di Trapani parla di un Paese “stabilmente fuori dagli standard dei fondatori dell’Unione europea”, mentre la segretaria Alessandra Costante chiede interventi concreti: “Servono leggi che tutelino la libertà di stampa e finanziamenti che la promuovano”. In assenza di questi strumenti, avverte, diventa evidente che l’informazione libera non è una priorità politica.

Nel mondo sempre peggio

Il quadro globale non è più rassicurante. Oltre la metà dei Paesi del mondo si trova oggi in una situazione “difficile” o “molto grave”, una quota in crescita costante negli ultimi venticinque anni. Anche gli Stati Uniti arretrano, scendendo al 64esimo posto, mentre restano ai vertici i Paesi del Nord Europa. In fondo alla classifica, come negli anni precedenti, Eritrea, Corea del Nord e Cina.

Rsf: democrazia a rischio

“Non basta affermare i principi, sono indispensabili politiche di tutela”, sottolinea Anne Bocandé, direttrice editoriale di Rsf. Il rischio, sempre più concreto, è quello di un progressivo restringimento degli spazi democratici. E la libertà di stampa, ancora una volta, si conferma come uno degli indicatori più sensibili dello stato di salute di una democrazia.