PHOTO
Dalla parte delle bambine e dei bambini. È questo il nome dell’evento promosso dalla Funzione Pubblica Cgil a Reggio Emilia. Al centro del convegno la necessità di difendere il diritto all’educazione delle bambine e dei bambini, garanzia di una società più giusta, equa e inclusiva, fin dalla prima infanzia. In un panorama nel quale 7 bambini su 10 restano esclusi dall’offerta educativa, è necessario ripensare il diritto all’educazione non come un servizio ma come un diritto universale.
7 bambini su 10 restano esclusi
In Italia solo 3 bambini su 10 trovano posto in un asilo nido, mentre gli altri restano esclusi. Eppure l’Unione europea ha fissato l’obiettivo di raggiungere una copertura del 45% entro il 2030, un traguardo che molti Paesi hanno già superato. Non si tratta solo di realtà tradizionalmente più strutturate sul piano del welfare, ma anche di Paesi a noi vicini per contesto socioeconomico, come la Francia (57,4%), la Spagna (55,8%) e il Portogallo (55,5%).
Il luogo di residenza è una discriminante
Ma il divario, purtroppo, non si limita alla dimensione sovranazionale. Anche all’interno del nostro stesso Paese esistono prerequisiti discriminatori nell’accesso al diritto delle bambine e dei bambini di usufruire dei servizi educativi. Tra questi, il luogo di residenza. Si registra, infatti, una differenza significativa tra la garanzia del servizio nei capoluoghi di provincia, dove la copertura raggiunge il 39,8%, e quella garantita negli altri Comuni, che raggiungono appena il 28,2%.
La spesa delle Regioni
Una differenza che si riflette anche negli investimenti dedicati ai servizi educativi nelle diverse regioni italiane. Con una media nazionale di 1.183 euro di spesa per ogni bambino, passiamo da regioni come il Trentino che dedicano ad ogni bambino una spesa ben superiore, di 3.314 euro, a regione come la Calabria dove la spesa è di appena 234 euro. Parliamo di un valore 14 volte più piccolo. Una disomogeneità di investimenti che amplifica, inevitabilmente, le disuguaglianze già presenti.
Emergenza asili pubblici
Altro dato allarmante è quello della retrocessione dell’offerta educativa pubblica a favore di quella privata. Oggi, infatti, 6 asili su 10 sono gestiti da privati. E l’intenzione del Governo è quella di proseguire nella direzione della privatizzazione del servizio. Infatti, dell’incremento di posti previsti, il 78,4% è riservato al privato e solo il 21,6% al pubblico.
In una fase in cui, fortunatamente, aumenta la consapevolezza dell’importanza dell’educazione e della socializzazione dei bambini fin dai primissimi anni di età, le richieste di iscrizione all’asilo aumentano esponenzialmente ogni anno. Basti pensare che rispetto allo scorso anno, c’è stato un incremento della domanda del 49,9%. Il risultato? Le strutture pubbliche sono sature e non riescono più a garantire posti per i bambini.
La crisi invisibile: il personale
C’è il concreto rischio di collasso del servizio. E per rimediare non è sufficiente investire nelle strutture e nell’aumento dei posti disponibili. Per far fronte agli obiettivi del Pnrr, mancano all’appello tra i 28.000. e i 29.300 educatori. Senza personale, le aule non si riempiono e i bambini non hanno la reale opportunità di essere inseriti e seguiti.
L’educazione non è un servizio, è un diritto
Secondo la Fp Cgil, l’educazione dei bambini non deve più essere pensata come un servizio a domanda individuale, ma come un diritto universale, pubblico e gratuito per tutte le bambine e i bambini. Non a carico delle famiglie, che già sono sopraffatte dalle spese, ma finanziato dalla fiscalità generale. Il pubblico va difeso perché garantisce il rispetto di standard educativi di qualità e omogenei in tutto il Paese.
Ma questa rivoluzione e rivalutazione dei servizi educativi all’infanzia non può prendere forma finché non riconosceremo ad educatrici, educatori e insegnanti il valore del loro ruolo, essenziale per la costruzione di sé dei bambini e delle bambine. Gli stessi bambini che un giorno saranno i cittadini del nostro Paese. Investire in chi educa significa investire in chi cresce. Un sistema pubblico, universale e dignitoso è l’unica garanzia per il futuro delle bambine dei bambini e del nostro Paese.




























