Domani, 6 maggio, sarà il secondo anniversario della strage di Casteldaccia, che costò la vita a cinque operai edili di una ditta dell’appalto, intossicati dall’idrogeno solforato inalato mentre lavoravano in un impianto fognario dell’Amap: Epifanio Alsazia, 71 anni, Giuseppe Miraglia, 47 anni, Roberto Raneri, 51 anni, Ignazio Giordano, 59 anni, e Giuseppe La Barbera, 28 anni.

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E proprio oggi la Cgil Sicilia, in un convegno che si è tenuto presso l’auditorium comunale della località alle porte di Palermo, ha presentato la propria piattaforma “Obiettivo zero morti”, una proposta rivolta al governo regionale, agli organi competenti e al sistema delle imprese, “per l’attivazione di un efficace sistema di prevenzione che porti all’abbattimento degli infortuni che raramente sono tragica fatalità”.

La piattaforma: più risorse, più ispettori, più controlli

Ancora troppi incidenti e troppi morti sul lavoro in Sicilia, regione che l’Inl (ispettorato nazionale del lavoro) classifica in zona rossa, come area cioè ad alto rischio considerando il rapporto tra occupati e infortuni. Nei primi due mesi del 2026 si sono registrate più di 4.000 denunce di infortunio e da gennaio a maggio i decessi sono stati 16. “Sono numeri – ha detto il segretario confederale della Cgil Sicilia, Francesco Lucchesi, presentando la piattaforma rivendicativa del sindacato – che impongono un ripensamento radicale delle azioni messe in campo finora. Di fronte a questa strage continua è evidente che queste sono state inadeguate”.
“Ad aggravare la situazione – sostiene la Cgil – anche il lavoro nero, diffuso in Sicilia, che non garantisce tutele e diritti”. Secondo le stime del sindacato si contano nell’isola 240 mila lavoratori in nero, il 16% degli occupati. Ma è anche il contesto, composto da piccole e piccolissime imprese “a rendere frequenti le irregolarità, con lavoratori che si ritrovano ad avere nomine di cui non conoscono i contenuti e, di fatto, sotto ricatto, non sono nelle condizioni di fare rispettare la normativa”. Ed ecco allora che la Cgil, con la sua piattaforma, richiama la Regione, gli organi di controllo, il sistema delle imprese a fare di più, “affinché la prevenzione e la cultura della sicurezza diventino dati di fatto. Siamo convinti – afferma Lucchesi – che ogni azione di prevenzione, formazione e informazione, di presidio e vigilanza, non rappresenti un mero costo, ma un investimento”.

Il sindacato chiede un incremento strutturale degli organici degli ispettorati del lavoro. “Pochi anni fa la regione individuò un fabbisogno di 256 unità – scrive la Cgil –, ma il bando che ne è seguito era per 52 ispettori. Un numero insufficiente a fronte della circa 400 mila imprese in Sicilia. Servirebbero almeno 300 ispettori”.

La Cgil rivendica anche “un’azione coordinata tra tutte le forze deputate a controlli, verifiche e vigilanza. Il luogo di coordinamento potrebbe essere il tavolo permanente o l’osservatorio regionale su salute e sicurezza”. La Cgil rileva anche che il Fondo sanitario nazionale destina appena il 5% delle risorse a Prevenzione collettiva e sanità pubblica. La confederazione chiede anche di limitare il ricorso all’uso eccessivo di subappalti, esternalizzazioni e affidamenti. Alle associazioni datoriale la Cgil inoltre si appella per riprendere il confronto anche sullo stress termico, affinché le norme in questione contenute nelle varie ordinanze temporanee diventino strutturali.

All’iniziativa hanno preso parte Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, Ettore Foti, dirigente generale del dipartimento lavoro, Giorgio Solur, dirigente generale Inail Sicilia. La relazione introduttiva è stata di Francesco Lucchesi, segretario confederale Cgil Sicilia, e le conclusioni di Francesca Re David, segretaria confederale Cgil nazionale. Il dibattito è stato coordinato dal segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino. 

Alla giornata ha preso parte anche Monica Garofalo, vedova dell’operaio Giovanni Gnoffo, deceduto sul lavoro nel 2023 in un cantiere di Palermo in via Ugo La Malfa e presidente dell’associazione vittime sul lavoro, che ha detto: “Siamo qui, ancora in attesa di sapere come è stato possibile che cinque padri di famiglia usciti di casa per andare al lavoro non siano più tornati. Speriamo che le istituzioni prendano in mano le cose e la smettano di fare solo chiacchiere”.

Re David, Cgil: “Se non si cambia il sistema di fare impresa, non si uscirà da questa spirale”

“Quella di Casteldaccia – ha detto Francesca Re David – è una tragedia legata alla modalità di lavoro nella catena degli appalti e dei subappalti. È stato un periodo di grandi stragi quello che si è succeduto dal 2022 in poi, per di più in aziende grandi, strutturate, spesso a partecipazioni statali, in questo caso municipalizzate. Ma è proprio l’idea che il lavoro sia un costo da ridurre e che i diritti nel lavoro, dal salario alla sicurezza, siano un costo da comprimere, ci dice che è il modo di fare impresa che uccide in questo paese. Sono importanti i controlli, è necessario che gli ispettori siano di più, è necessario dare forza alla prevenzione e quindi alla medicina sul territorio, all’Inail, tutti costi che sono stati tagliati. Ma se non si cambia il sistema di fare impresa – ha concluso –, non si uscirà da questa spirale”. 

Mannino, Cgil Sicilia: “Intervenire sulla catena degli appalti e dei subappalti”

“Buona parte delle responsabilità – ha detto Alfio Mannino – è delle istituzioni che purtroppo non riescono a intervenire in maniera adeguata e soddisfacente: né sulla formazione né sulla carenza annosa di ispettori. Serve un’azione sinergica, strutturata, che affronti davvero i problemi. E poi c’è un elemento di carattere strutturale che emerge dai dati: gli infortuni sul lavoro avvengono soprattutto dove c’è lavoro precario, sfruttato, in appalto e subappalto”.

“Non dimentichiamo i morti – ha detto il segretario della Cgil Sicilia –, ma contemporaneamente esigiamo risposte affinché tragedie simili non si ripetano. Nonostante le tante campagne e le tante nostre sollecitazioni il governo regionale resta inadempiente. Non sono stati rafforzati gli organi di controllo e quello che è stato istituito, come osservatorio e tavolo permanente, è di fatto rimasto sulla carta”. Ispezioni, campagne di formazione informazione, incentivi e supporto tecnologico, sorveglianza sanitaria: sono questi i capisaldi degli interventi rivendicati “per fermare la scia di sangue sul lavoro in Sicilia”.

E proprio a breve la Cgil inizierà la raccolta delle firme necessarie a presentare una proposta di legge d’iniziativa popolare che punta a migliorare diritti e tutele.   

Chiara Gribaudo: “Sul fronte della sicurezza sul lavoro, subappalti a cascata passo indietro”

“Per i familiari delle vittime sul lavoro servono risposte veloci, bisogna dare giustizia. Incrementando il personale dell’apparato giudiziario, istituendo una procura speciale. Ci vuole un’attenzione particolare dello Stato per chi resta. La morte di un proprio caro è un danno che non verrà mai riparato ed è vergognoso che non ci sia giustizia in tempi celeri”. Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, nel proprio intervento da remoto al convegno della Cgil Sicilia su salute e sicurezza. Gribaudo, che ha espresso parole di apprezzamento per il lavoro della Cgil anche al fianco dei familiari delle vittime, ha detto che sulla relazione sull’incidente di Casteldaccia non c’è ancora accordo tra i due principali partiti della maggioranza e dell’opposizione e che lo stallo riguarda il sistema degli appalti. “Avere introdotto i subappalti a cascata – ha rilevato – è stato un passo indietro che non agevola il lavoro di qualità. Auspico che si possa giungere all’accordo e approvare domani la relazione”.

“Sono emersi errori e omissioni inammissibili – ha aggiunto la Gribaudo – nella gestione della filiera, a partire dalle carenze sull’analisi preventiva dei rischi”. L’esponente del Pd ha auspicato che, seguendo il monito del presidente Mattarella, “si giunga a un accordo trasversale, superando gli steccati, e che entro questa legislatura sia approvata la legge sul gratuito patrocinio, per la quale il percorso è iniziato”. La Presidente della Commissione ha anche detto che “la Regione siciliana dovrebbe farsi un’analisi di coscienza, cominciando con l’incrementare il numero degli ispettori”.

Ceraulo, Fillea Cgil Palermo: “A due anni di distanza, il processo non è stato ancora aperto. Inaccettabile”

“Anche per questo anniversario, ribadiremo la vicinanza ai familiari, ai quali in questi due anni non abbiamo fatto mai mancare il nostro conforto – ha dichiarato il segretario generale Fillea Cgil Palermo, Piero Ceraulo –.  Con l’associazione delle vittime sul lavoro lanceremo ancora una volta il nostro grido d’allarme: non si può accettare che a due anni di distanza ancora non siano stati avviati i processi. E questo purtroppo è una costante che si ripete per gli infortuni mortali nei cantieri: al dolore della perdita si aggiunge il dramma delle famiglie innanzitutto di non poter capire chi siano i reali responsabili di tali tragedie”.

“Riteniamo che in un paese civile tutto questo non dovrebbe accadere. Andremo avanti con la nostra azione di rivendicazione, che vede la proposta della Fillea Cgil, a livello nazionale, di istituire la Procura speciale in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo, dal nostro punto di vista, è il primo segnale per dare una risposta ai tempi della giustizia e allo stesso tempo riteniamo che servano interventi concreti e più controlli, sempre richiesti in tante occasioni. La risposta, anche in questo caso, non può essere quella di individuare un numero esiguo di ispettori. Aspettiamo con determinazione dal governo regionale risposte vere sulle tante questioni poste nel corso della Giornata mondiale della sicurezza sul lavoro, che ha visto la mobilitazione dei sindacati davanti alla presidenza della Regione. Continueremo con la nostra mobilitazione perché il dramma delle morti sul lavoro resti la priorità assoluta, una battaglia di civiltà e dignità”.

In ricordo delle vittime di Casteldaccia domani, 6 maggio, si terrà alle 10 una messa nella Chiesa Madre. E alle 11 i cinque operai edili che hanno perso la vita nel 2024, saranno ricordati sul luogo della strage, lungo la statale 113, dove l’anno scorso è stata apposto una targa. Saranno presenti tutti i familiari delle vittime.

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(Montaggio a cura di Daniele Diez)