Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

Guardare avanti

Emilia-Romagna, ecco le proposte Cgil Cisl Uil per il futuro della sanità

Foto: Matteo Biatta/Sintesi
  • a
  • a
  • a

"Siamo tra le regioni più esposte avendo la più forte sanità pubblica. Ora più che mai serve fare massa critica", ha detto Massimo bussandri, segretario generale della Cgil regionale

Nei mesi scorsi è entrato in vigore il decreto ministeriale n. 77 che deve dare attuazione a una parte consistente della Missione 6 del Pnrr, cioè la riforma e la riorganizzazione dell’assistenza socio sanitaria territoriale. "Si tratta di un provvedimento importante e una grande opportunità per rispondere agli obiettivi di politiche socio sanitarie universali - è il commento dei sindacati confederali regionali -. Per realizzarlo, però, sarà necessario prevedere risorse al fine di avviare un piano di assunzioni straordinario e valorizzazione del personale attraverso la cancellazione degli assurdi vincoli di spesa sul personale e dei fondi della contrattazione imposti dal ministero dell’Economia che oggi penalizzano le Regioni, come la nostra, che più di altre investono sul governo pubblico dei servizi".

"Nel rivendicare il confronto di merito con la Regione, come Cgil, Cisl e Uil dell’Emilia-Romagna, abbiamo promosso una giornata di approfondimento questa mattina (28 novembre) all’Arena del Sole a Bologna, dove abbiamo indicato i punti per noi prioritari in vista del nuovo Pssr (Piano sociale sanitario regionale) e del Documento generale di programmazione di attuazione del DM n.77. Maggiore
integrazione tra servizi sanitari e socio sanitari – anche per far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione -, implementazione della medicina territoriale e di prossimità con particolare riferimento alle cronicità, valorizzazione del ruolo dei distretti e degli ospedali in una logica di rete regionale, rivisitazione del sistema dell’emergenza urgenza, valorizzazione delle competenze professionali e delle nuove tecnologie, sono aspetti necessari a un progetto di prospettiva che necessita di capacità di programmazione, ma anche di adeguati finanziamenti per la tenuta della qualità di un sistema pubblico che metta al centro la persona e i propri bisogni, senza cedere a modelli privatistici in un momento nel quale le famiglie già stanno facendo i conti con uno spropositato aumento del costo della vita.

Su tutti questi punti - continua la nota sindacale - è necessario un confronto di merito con la Regione per concorrere a costruire un sistema di servizi moderno, accessibile e di qualità che guardi all’innovazione quale caratteristica prioritaria. Alla luce delle preoccupazioni consegnate dalle politiche nazionali sulla sanità pubblica, abbiamo bisogno di ricalibrare l’azione anche a livello regionale, perché è inaccettabile la logica che per tenere tutto bisogna ridimensionarsi. Al contrario, serve un rilancio del perimetro pubblico e assunzioni del personale. Siamo tra le regioni più esposte avendo la più forte sanità pubblica. Ora più che mai serve fare massa critica comune con tutti i soggetti in campo a livello territoriale per arginare questa deriva pericolosa”, sottolinea il segretario generale della Cgil Emilia-Romagna Massimo Bussandri.

“La situazione presenta delle evidenti criticità a cui occorre rimediare al più presto. Ad esempio, necessita un intervento immediato per sopperire alle gravissime carenze che riguardano i medici
di medicina generale, gli specialisti dei pronto soccorso, gli anestesisti, spesso causate o aggravate dalla cattiva programmazione dei fabbisogni. Così com’è del tutto evidente che serva una
maggiore programmazione integrata dei servizi tra aziende sanitarie e Comuni, e ciò per coordinare i servizi sanitari con quelli sociali, indispensabili soprattutto per le persone anziane e le loro famiglie”, rincara la dose il segretario generale della Cisl Emilia-Romagna Filippo Pieri.

“La sanità in Emilia-Romagna sta vivendo una situazione drammatica, da codice rosso. Al netto delle mancate risorse, peraltro fondamentali, per ripianare i costi della pandemia, l’Emilia-Romagna necessita ora di una riforma piena del ‘suo’ sistema sanitario. Sistema che, sottolineo, deve assolutamente rimanere pubblico. Medici, infermieri, oss: il loro impegno, il loro sforzo è massimo, ma non basta. Occorre che la Regione Emilia-Romagna, in accordo con le parti sociali, intervenga a dare nuovo slancio alla nostra sanità che è un’eccellenza internazionale”, osserva il segretario generale Uil Emilia-Romagna, Giuliano Zignani.