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Caro benzina

Autotrasporto, il governo deve intervenire

Foto: www.pixabay.com
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I rincari del carburante stanno peggiorando le condizioni di lavoro e di salario. De Rose, Filt: "Il nostro Paese non può permettersi sempre di affrontare le emergenze senza mai programmare il futuro. Serve un vero intervento strutturale che affronti i temi più profondi del settore"

C’è grande preoccupazione tra i sindacati dell’autotrasporto per il forte aumento dei prodotti energetici. “Sta mettendo in difficoltà l’intero Paese con pesanti ricadute sui costi, a seguito dei rincari del carburante”, spiegano Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, evidenziando “le ricadute dirette su tutti i lavoratori, in particolare sugli autisti, con relativo peggioramento delle condizioni di lavoro e di salario” e chiedendo al governo l’apertura di un tavolo ad hoc (con la presenza dei ministeri del Lavoro, dell’Economia e dei Trasporti) dove realizzare “un vero intervento strutturale che affronti i temi più profondi del settore”.

Le tre organizzazioni sindacali sottolineano che “le cause della situazione attuale, che sta determinando conseguenze in tutte le attività legate alla filiera dell’approvvigionamento delle merci e in particolare nell’autotrasporto, sono precedenti alla speculazione determinatasi con l’inizio del conflitto russo-ucraino e dovevano essere affrontate già a seguito della crisi pandemica con una seria riflessione politica ed economica”.

“Il nostro Paese non può permettersi sempre di affrontare le emergenze senza mai programmare il futuro”, spiega il segretario nazionale della Filt Cgil Michele De Rose, evidenziando che “dopo aver garantito durante la pandemia ai cittadini il regolare approvvigionamento dei beni di prima necessità e alle imprese la merce per la continuità produttiva, non si può chiedere ancora responsabilità ed equilibrio senza attuare politiche d'intervento a sostegno del settore. Non servono solo azioni spot durante una crisi, serve un vero intervento strutturale che affronti i temi più profondi dell’autotrasporto”.

L’analisi di De Rose parte dalla constatazione che “l’intera filiera logistica è in continua mutazione, sia nei modelli organizzativi sia nell’innovazione tecnologica. Il post lockdown ci consegna un settore che sta modificando profondamente i propri modelli produttivi, attuando iniziative che fino a due anni erano impensabili. Oggi si affronta il tema delle rotture di carico e della ricostituzione dei magazzini delle scorte, strutture necessarie per riavvicinare le manifatture ai mercati. Questo nuovo corso della logistica ha bisogno di mezzi e di autisti per essere alimentato efficacemente”.

Vi è quindi la necessità, conclude il segretario nazionale Filt Cgil, di “un intervento a sostegno della sostituzione del parco mezzi, che ne incentivi l’acquisto di quelli meno inquinanti, tecnologicamente più sicuri e più adatti alla mutazione, in corso nel settore, dei sistemi produttivi”. Per le tutte le figure professionali del settore, a partire dagli autisti, c’è bisogno “di una programmazione costante, per dare risposte efficaci sui temi della formazione, a partire dalla scuola, del salario e della sicurezza sul lavoro”.