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Il punto

Sardegna: sfida alla povertà educativa

Foto:  Stefano Iucci
Caterina Cocco
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Scuola del popolo, student town, istruzione professionale: la Cgil in campo con un progetto che punta a modificare una condizione che vede il territorio agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda la formazione

"Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza". A più di cento anni dalla celebre frase che Antonio Gramsci scrisse sul primo numero dell’Ordine Nuovo, la sua Sardegna è ancora lontana dall’onorare quell’assunto, che resta però attuale, obiettivo imprescindibile fra le 238 regioni d’Europa. Per numero di laureati l’Isola occupa, infatti, gli ultimi posti, il 226° per la precisione. Tra il 2015 e il 2019 la percentuale di laureati fra 30 e 34 anni si ferma al 21,6%, a metà del traguardo ideale fissato al 40. Le ragazze fanno meglio, e svettano al 25,5%  sopra il 18 dei ragazzi. Solo il 3,9%, contro il 7,2 della media europea, si laurea in materie scientifiche ingegneristiche.

In Sardegna però, dicono i numeri, si fa tanta formazione, molti corsi per adulti disoccupati che poi non trovano lavoro, perché il mercato cerca altre professionalità. Intanto, la dispersione scolastica registra il 17,8 per cento nel 2019, e la percentuale di giovani neet raggiunge il 21,8. Solo alcuni numeri, per tracciare il contesto nel quale ci muoviamo, difficile ma denso di sfide e opportunità. Per coglierle, abbiamo elaborato il Progetto contro la povertà educativa, articolato in diverse linee d’azione che, attraverso la contrattazione sociale, trovano spazio nelle attività delle camere del lavoro. Oltre alla Scuola del popolo, che ha trasformato le sedi della Cgil in luoghi di animazione e dibattito culturale e politico – a Oristano, che ha fatto da apripista, poi a Cagliari e nella Sardegna Sud Occidentale – abbiamo sviluppato il progetto Student Town, nella scuola secondaria di Terralba, nell'oristanese: realizzato insieme a Cisl e Uil e approvato dalle istituzioni locali con un protocollo di intesa, coinvolge 60 studenti pendolari, due gruppi di lavoro, con quattro giorni a settimana in classe fino alle cinque.

Siamo partiti da una presa d’atto: i giovani abbandonano la scuola per mille ragioni, per capirle occorre sperimentare nuove soluzioni, ad esempio ampliare l’offerta didattica classica. Da qui l’idea di allungare il tempo scuola per restituire agli studenti un’esperienza diversa, dinamica e stimolante. Magari più vicina al tessuto economico del luogo in cui vivono, perché uno dei limiti dei percorsi di istruzione tradizionali, che investe purtroppo anche la formazione per adulti, è che sono spesso slegati dalla realtà produttiva di contesto, e non favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

In questa stessa direzione va la linea d’azione rivolta agli Istituti tecnici e professionali, che vorremmo mettere in rete per costruire veri e propri poli con l’obiettivo di rafforzare l’interazione fra scuola e territorio e il collegamento con i percorsi di istruzione successivi, gli Its. Attraverso la contrattazione prevediamo di incidere sull’offerta didattica, orientandola all’approfondimento di competenze legate allo sviluppo del territorio. Su questo obiettivo abbiamo un laboratorio aperto nel territorio del Medio Campidano, dove puntiamo a sviluppare un polo specializzato in edilizia eco-sostenibile, agro-industria, turismo.

Altro tema spinoso è l’analfabetismo funzionale che, purtroppo, registra dati allarmanti fra gli adulti. Per loro vorremmo potenziare le reti territoriali per la formazione in sinergia con i Centri provinciali di istruzione per adulti, i Cpia. La nostra attenzione verso l’apprendimento dei meno giovani è importante, ma è chiaro che le nostre forze sono impegnate anche nel costruire un’altra prospettiva. Tutto ciò si può fare partendo dall’infanzia, perciò abbiamo dedicato molte energie, nel tavolo di confronto con la Regione – al quale partecipiamo insieme all’Anci, alle Università e al sistema delle imprese – oltre al monitoraggio sulla dispersione scolastica e ai servizi educativi per i ragazzi con disabilità, all’elaborazione delle linee guida per i servizi dedicati ai bambini da zero a sei anni.

In qualche camera del lavoro, in Sardegna Sud Occidentale in particolare ma anche Olbia, la sperimentazione è avviata, con i seminari di approfondimento organizzati dalla Flc Cgil per gli insegnanti di asili nido e servizi per l’infanzia. Questi progetti rappresentano per noi una sperimentazione che parte dal basso e che abbiamo voluto realizzare per pungolare le istituzioni locali a mettersi in gioco e confrontarsi.

Su questo fronte siamo ancora lontani dal costruire il modello a cui aspiriamo: le Conferenze territoriali dell’istruzione e formazione, luoghi dove dialogare insieme alle autonomie scolastiche, amministrazioni, associazioni e imprese. Siamo infatti convinti che debbano essere i singoli territori a disegnare il loro futuro dentro un quadro regionale coerente con le sfide attuali – innovazione, transizione energetica e ecologica - e a promuovere quella crescita culturale tanto cara al nostro Antonio Gramsci. A un secolo dalla strada che ci aveva indicato, sappiamo che non siamo al punto di partenza ma ancora tanta ne abbiamo da fare.

Caterina Cocco, segreteria Cgil Sardegna