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Buone pratiche

Con il Progetto [email protected] l'Inca Cgil è in prima fila nella battaglia per l'integrazione

Foto: Facebook [email protected]
Giorgio Sbordoni
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Dedicato alle persone che entrano in Italia tramite ricongiungimento familiare, offre formazione su lingua, costumi, società, lavoro, diritti, questioni di genere, sanità, a cittadini stranieri, tra cui molte donne e molti bambini, che spesso non hanno nessuna idea di cosa li aspetta e sono spaventati da questo salto nel buio. Domani diretta streaming del seminario di presentazione

Il progetto [email protected], di questo si discute nel seminario dal titolo “Il valore della rete nei progetti di formazione pre-partenza per i ricongiungimenti familiari”, l'evento di lancio che potete seguire in diretta qui. La conclusione dei lavori sarà affidata al presidente dell’Inca, Michele Pagliaro.

“I bambini senegalesi spesso erano impauriti al pensiero di trasferirsi in Italia. Al pensiero di ritrovarsi soli in una classe di toubab, di bianchi”. Se volete sapere cos’è il progetto [email protected] pensate a quante sono le difficoltà a cui va incontro chi affronta un ricongiungimento familiare e si prepara a lasciare il proprio Paese di origine per trasferirsi in Italia – in questo caso – compiendo quello che potremmo definire un salto nel buio. Parliamo spesso delle persone più fragili, i minori, al centro di questa testimonianza di Francesca Grassi, coordinatrice del progetto [email protected] per l’Inca Cgil. Parliamo spesso di donne che provengono da realtà socialmente e culturalmente molto diverse dalla nostra.

Ecco, la parola forma ci ricorda che il progetto offre di fatto una prima formazione a queste persone. Una formazione di tutti i tipi: linguistica, culturale, sociale, in alcuni casi anche psicologica. Il patronato della Cgil e i tanti partner di questa avventura, giunta alla seconda edizione, dopo aver aiutato 3600 persone nella prima, cerca di fornire ai familiari che si trasferiscono qui da noi gli strumenti utili per rompere il ghiaccio e trovarsi un po’ meno spaesati o sorpresi. Piccole cose che possono aiutare in modo decisivo l’approccio al cambiamento. Perché, come ci ricorda Francesca Grassi, “ci sono tante aspettative, positive e negative, e poi c’è la realtà che si troveranno ad affrontare”.

Dopo una prima esperienza che ha dato ottimi risultati, superate le difficoltà logistiche del distanziamento fisico e sociale imposto dall’emergenza sanitaria, è partito il progetto [email protected], con l’Inca Cgil capofila in associazione temporanea di scopo con gli altri patronati, l’Inas Cisl, l’Ital Uil, il Patronato Acli e la partnership dell’Anolf, un’associazione promossa dalla Cisl che si occupa di immigrazione, con Unirama e Ils, soggetti che operano nel campo della formazione linguistica. Il progetto è dedicato alle persone che entrano in Italia tramite ricongiungimento familiare ed è finanziato dal Fondo Fami (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione). L’autorità responsabile è il ministero dell’Interno, quella delegata è il ministero del Lavoro. Questa volta i paesi a cui è destinato il progetto sono Albania, Egitto, Marocco, Senegal e Tunisia.

“Con il progetto [email protected] – ci spiega Emanuele Galossi, responsabile del progetto [email protected] per l'Inca nazionale – abbiamo aiutato 3600 persone, tra cui oltre 1200 minori e 16 persone vulnerabili, donne incinta o persone con disabilità. Nel [email protected] lo schema resta lo stesso. Le novità sono nella produzione di diversi strumenti didattici che dovrebbero essere più funzionali all’attività di formazione in presenza e che prevedono la formazione anche una volta entrati in Italia, perché sono strumenti utilizzabili tramite un applicativo linguistico che verrà ampliato anche con altri contenuti civico culturali. Imparando dalla precedente esperienza, gli strumenti risultano più aggiornati e più mirati per i destinatari. E l’area internazionale dell’Inca ha l’onere e l’onore del coordinamento di tutte le attività nei diversi paesi, essendo presente in 4 dei 5 stati, tranne l’Egitto. A livello territoriale si occupa di fornire la formazione”.

Come si accede a questo progetto? “I patronati, da convenzione, hanno la possibilità di fare la domanda per il ricongiungimento familiare, quindi negli sportelli italiani del patronato ci sono persone straniere che lo chiedono. Se sono originari di questi 5 paesi, gli si fa sottoscrivere un patto di servizio per proporgli di entrare nel progetto. Se è d’accordo, il nominativo del parente da ricongiungere verrà inviato alle strutture all’estero. Una volta che si ha il nominativo si prende appuntamento con la persona o con le persone, la moglie e i figli ad esempio, e si dà avvio alla formazione. A questo aggiungiamo, ovviamente, l’assistenza fornita per gestire le complesse pratiche del ricongiungimento. Per noi è tutta un’attività gratuita che, svolta dai patronati all’estero, semplifica anche il lavoro dei consolati”.

Su cosa formate le persone nello specifico? “Questioni di genere, diritto di famiglia, ciclo scolastico, in generale il lavoro regolare, salute e sicurezza e poi i cenni alla Costituzione, diritti e doveri dei cittadini stranieri in Italia, accesso al servizio sanitario nazionale, oltre a un primo approccio di formazione linguistica. Su quello mettiamo anche a disposizione la possibilità di utilizzare l’applicativo linguistico”.

Fondamentale resta la capacità di fare rete che i patronati hanno anche all’estero. “Ci sono meccanismi comunitari e associazioni con cui collaboriamo che di fatto garantiscono per noi anche con quei cittadini interessati ma che non ci conoscono – ci spiega Francesca Grassi che prima di entrare all’Inca nazionale per anni è stata la coordinatrice della sede in Senegal e ha vissuto sul territorio il progetto precedente –. La pubblicità intercomunitaria è fantastica, una bella rete di associazioni di ritorno che non stanno a Dakar ma nelle zone più interne e che, ogni volta che gestivano un ricongiungimento, segnalavano il nostro progetto. In questo modo abbiamo superato di molto l’obiettivo iniziale che era di includere nel progetto 400 persone e siamo arrivati ad aiutarne 665, contattando direttamente sul posto tantissima gente. E anche chi è arrivato a noi per caso, ci ha portato tante persone. Un passaparola che ha avvicinato la gente del luogo al patronato, anche dopo che il progetto si è concluso”.

Il pacchetto si compone di almeno 10 ore di formazione che partono una volta che il soggetto ha ottenuto il nulla osta. Il progetto è pensato in tre incontri, da 2, 4 e 4 ore, ma lo schema è molto flessibile, anche a causa del Covid, ed è prevista anche la possibilità di inviare i formatori a domicilio. “La dead line del progetto – ci spiega Emanuele Galossi – è prevista per settembre 2022 e l’obiettivo, individuato prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria, è di formare 2100 persone. Al momento sono 400 le persone coinvolte e i percorsi completati sono più della metà".

Tutti sono rimasti soddisfatti, ci racconta Francesca Grassi. “Il filo non si è spezzato dopo il trasferimento, tante persone ci hanno scritto per ringraziarci, dicendoci che le cose apprese durante il progetto erano tornate molto utili e grazie a quelle lezioni fin da subito avevano saputo come muoversi in Italia. In tanti erano talmente soddisfatti e incuriositi dalla formazione ricevuta che hanno scelto di tornare anche più di una volta a sentire la lezione prima di partire”.

[email protected] è un progetto importante – ci ha detto Michele Pagliaro, presidente dell’Inca Cgil – che permetterà a 2100 persone l’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato, formazione professionale e ricongiungimento familiare. Una modalità straordinaria di accoglienza che l’Europa e l’Italia hanno intrapreso con molta “timidezza” ma che è destinata a fare la differenza in un Paese, il nostro, dove sull’argomento esistono, purtroppo, tantissimi luoghi comuni incoerenti con la realtà perché abbiamo bisogno anche di immigrazione economica, necessaria per garantire manodopera, in ambiti importanti, dall’agricoltura all’edilizia, senza tralasciare il prezioso lavoro di cura, di cui l’intero Paese da Nord a Sud ha bisogno. In un Paese dove le ragazze e i ragazzi sempre di più emigrano, dove il tasso di natalità è fra i più bassi d’Europa e dove la popolazione continua a invecchiare in un contesto sempre più globalizzato serve una vera e propria politica di accoglienza capace di integrare e il progetto [email protected], attraverso una formazione linguistica, delle tutele, dei diritti, della nostra Costituzione e più in generale di prepartenza agisce in questa direzione e poggia le basi per una effettiva e concreta integrazione”.