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Verso il 25 aprile

Noi Partigiani

Roberta Lisi
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On line dal 19 aprile il memoriale della Resistenza voluto dall'Anpi in collaborazione con lo Spi Cgil

Sono quasi 500, sono i racconti di uomini e donne, oggi tra i 90 e i 100 anni, che in gioventù scelsero di combattere per la libertà. Sono le testimonianze dei partigiani e delle partigiane ancora in vita che per volere dell’Anpi – e con la partecipazione dello Spi Cgil – i giornalisti Gad Lerner e Laura Gnocchi hanno raccolto. “Un vero e proprio memoriale della Resistenza italiana”, ha affermato il presidente dell’Associazione nazionale partigiani Gianfranco Pagliarulo presentando il sito noipartigiani.it che sarà on line da lunedì 19 aprile ospitando le prime 150 testimonianze.

Altre se ne aggiungeranno il 2 giugno e poi il 25 luglio, fino a comporre un “mosaico, un affresco corale che sarà la prima pietra del Museo della Resistenza che nascerà a Milano”, così come ha sottolineato in un messaggio il ministro della Cultura Dario Franceschini. Madrina, o meglio vera e propria madre del progetto (e proprio a lei lo presentarono Lerner e Gnocchi), è stata la compianta presidente dell’Anpi Carla Nespolo.

Il memoriale virtuale è stato anticipato da due volumi Noi partigiani e Noi ragazzi della libertà, usciti proprio in questi giorni per Feltrinelli e curati sempre da Lerner e Gnocchi.. “Questo grande archivio di memoria è un servizio al Paese – ha sottolineato Pagliarulo – a quella Italia costituita in Repubblica democratica grazie alla Resistenza”. Sarà uno strumento a disposizione di chiunque voglia capire cosa c’è all’origine delle nostre istituzioni di oggi, ma soprattutto a disposizione dei ragazzi e delle ragazze di oggi “quelli del web” che prendono il testimone dai “ragazzi della radio”.

Per Laura Gnocchi, che di testimonianze ne ha ascoltate davvero tante in presa diretta, “si tratta di un affresco umano molto sincero” e proprio per questo prezioso e potente ed è anche il racconto della Resistenza allargata, non solo di quella di chi imbraccio il fucile. Ma oggi, a tanti anni di distanza dalla fine della seconda guerra mondiale, ha senso un “archivio della memoria”? La risposta nelle parole di Gad Lerner che ha ricordato che “il 25 aprile è Festa nazionale nata nel 1946 per Regio Decreto controfirmato dal presidente del Consiglio Alcide De Gasperi” festa di tutte e tutti gli italiani e non festa di parte come qualcuno torna a proporre.

“Siamo un sindacato che costantemente opera sulla memoria e sulla storia – ha affermato il segretario generale della Spi Cgil, Ivan Pedretti –. Questo è un progetto di grande rilevanza storica e anche culturale, a cominciare dal fatto che mette in risalto il ruolo delle donne nella Resistenza a cui non sempre è stata riconosciuta la giusta rilevanza. Oggi abbiamo la necessità di recuperare un rapporto intergenerazionale: troppi rigurgiti fascisti si stanno manifestando nel nostro Paese. Dobbiamo far vivere queste testimonianze nel rapporto con le nuove generazioni e far sempre più grande il 25 aprile”.

Infine, il docente universitario Giovanni De Luca ha sottolineato proprio il valore “storico” di questa raccolta di testimonianze: “Rispetto al passato che raccontano, quello degli anni dal ’43 al ’45, ci sono molti eventi che vengono illuminati da queste testimonianze e sono un’occasione ghiotta per i ricercatori. Dal protagonismo delle donne a quello degli operai, ad esempio. Ma la loro testimonianza è soprattutto rispetto al presente perché ci propongono un tema di grandissimo fascino, quello delle stagioni della Resistenza. Anche la memoria di quei fatti è stata scandita dalle diverse fasi della storia italiana. E poi c’è la dimensione delle armi, non solo come strumento militare, ma anche strumento civile di riappropriazione della propria sovranità individuale”.

Certo quel che accomuna tutte e tutti i partigiani ascoltati da Lerner e Gnocchi è che, nonostante i lunghissimi anni che hanno vissuto, “La Resistenza è vissuta come il momento più alto, l’apologia della propria biografia”. Guardare quei volti, ascoltare quelle voci, a volte incerte ma sempre fiere e consapevoli, è di per sé emozionante. Mantenere viva quella memoria e continuare a renderla fondante del nostro essere comunità oggi è responsabilità di ciascuno di noi.