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Il progetto

Morire di freddo non si può

Ivana Marrone e Maria Antonia Fama
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A Roma il circolo Arci Sparwasser è diventato un dormitorio, che apre le sue porte a chi non ha una casa. Sono 8 mila i senza fissa dimora nella capitale

Sette posti letto, più uno per l’operatore. Al circolo Sparwasser, nel locale Pigneto di Roma, ci sono ancora le bottiglie di liquore sugli scaffali e i cimeli delle feste passate, attaccati alle pareti. Ma il locale oggi è diventato un dormitorio, che dà ospitalità a chi non ha una casa. Il progetto “Qui c’è posto” è partito a gennaio, grazie alla collaborazione con l’Associazione Nonna Roma, un banco del mutuo soccorso che, attraverso la distribuzione alimentare e di prodotti di prima necessità, aiuta persone e famiglie in condizione di povertà. “Eravamo chiusi per via della pandemia – racconta Margherita Puca – e ci siamo detti che era uno spreco, che avremmo potuto riaprire per chi è costretto a dormire per strada”.

Le persone che vivono per strada nelle nostre città, sono tante e diverse. Ognuno ha la sua storia. Ci sono migranti e cittadini italiani, che il Covid 19 ha reso ancora più soli. Molti hanno perso il lavoro, o non riescono a trovarlo. C’è chi è stato sfrattato perché non riusciva più a pagare l’affitto. Oppure chi, con lo smantellamento del sistema Sprar, è rimasto senza un riparo. Per tutte queste persone la quotidianità è un circolo vizioso: senza un lavoro non si ha una casa; senza un luogo dove abitare dignitosamente, mancano i beni di prima necessità; e senza questi, nel quotidiano, diventa difficile trovare un lavoro.

 L’iniziativa di solidarietà va avanti grazie a una rete di sostegno che trova supporto negli abitanti del quartiere, nei volontari che dormono allo Sparwasser ogni sera, nei commercianti che forniscono cibo e altri beni. La Casa del Materasso ha donato reti e letti, alcuni bar offrono la colazione, centinaia di volontari cucinano, per assicurare agli ospiti dello Sparwasser il pranzo e la cena. Il progetto “Qui c’è posto” si è subito messo in rete con le altre associazioni che offrono ospitalità ai clochard sul territorio romano, in primis la Comunità di Sant’Egidio. “Così le persone che hanno bisogno vengono indirizzate – spiega Gabriele Lambiase, uno dei volontari che dormono al circolo Arci – non è facile che vengano spontaneamente. Soprattutto se sono italiani, si vergognano di chiedere”.

Alla domanda se le istituzioni locali siano state interpellate a proposito dell’iniziativa, Margherita risponde con una punta di amarezza: “Le abbiamo informate, sanno che ci siamo. Ma nessuno si è fatto vivo”. Da novembre 2020, a causa del freddo, nelle strade della capitale sono morte nove persone. In città i senza fissa dimora sono 8 mila, e 3 mila sono le persone che dormono per strada. I posti messi a disposizione dal Comune con il Piano Freddo sono poco più di un migliaio. Ad aprire le porte a chi resta fuori, oltre al circolo Sparwasser, ci sono diverse associazioni, tra cui la Caritas e la Comunità di Sant’Egidio.

Proprio quest’ultima, a gennaio scorso, aveva indirizzato al Comune la proposta di un piano coordinato dalla prefettura: rendere disponibili edifici e stabili vuoti, nonché alberghi e altre strutture chiuse per il Covid-19, anche con la previsione di appositi contributi per i proprietari. Nel mese di febbraio, mentre si continua a chiedere alle persone di restare a casa per combattere la pandemia, tante porte restano ancora chiuse, davanti a locali vuoti.