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Il punto

Lombardia, allarme dei sindacati: scuole ancora nel caos

Roma, 11 gennaio 2021: lezione all'aperto al liceo Virgilio
Foto: Simona Caleo
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Il Tar ha sospeso l'ordinanza con cui il governatore Attilio Fontana disponeva il rinvio del rientro degli studenti al 25 gennaio. Le organizzazioni di rappresentanza ribadiscono che il conflitto aperto tra Stato e Regioni è drammatico e che non si possono lasciare lavoratori e famiglie senza risposte

La notizia del giorno, sul versante scuola, è la decisione del Tar Lombardia che ha sospeso l’ordinanza emessa dal presidente della Regione, Attilio Fontana, l’ 8 gennaio scorso, con la quale disponeva il rinvio al 25 gennaio del rientro degli studenti delle scuole superiori al 50% .

Il Governo aveva disposto il rientro in presenza degli studenti dall’ 11 gennaio, incaricando i Prefetti di istituire un tavolo di coordinamento per le indicazioni della ripresa delle lezioni in presenza e i Prefetti avevano disposto in ogni provincia le indicazioni operative alle scuole e ai trasporti per consentire la ripresa delle lezioni in presenza.

Come già denunciato dalle organizzazioni sindacali la questione è nota da tempo. "Le scuole secondarie superiori - si legge in un comunicato congiunto di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, Gilda Unams della Lombardia - sono state obbligate alla DAD (didattica a distanza) perché non si è risolto il problema del trasporto pubblico per portare in sicurezza a scuola gli studenti; perché il problema non è la presenza degli studenti a scuola: la loro sicurezza e la loro salute, insieme a quella del personale, è gestita dal protocollo sulla sicurezza applicato nelle scuole".

Ciò che non si è risolto, sottolineano i sindacati, è garantire sicurezza e salute, evitando gli assembramenti, prima e dopo le lezioni. E citano il TAR: “… l’irragionevolezza della misura disposta, che, a fronte di un rischio solo ipotetico di formazione di assembramenti, anziché intervenire su siffatto ipotizzato fenomeno, vieta radicalmente la didattica in presenza per le scuole di secondo grado, didattica che l’ordinanza neppure indica come causa in sé di un possibile contagio” e che “in sostanza, il pericolo che l’ordinanza vuole fronteggiare non è legato alla didattica in presenza in sé e per sé considerata, ma al rischio di assembramenti correlati agli spostamenti degli studenti”.

"Ribadiamo che il conflitto aperto tra Stato e Regioni sulla scuola è drammatico - si legge nella nota -. Davanti ad una emergenza sanitaria servono decisioni condivise (magari ricordandosi anche di chi opera e lavora nella scuola) su ciò che a parole tutti riconoscono come un bene comune e indispensabile per lo sviluppo del paese. Ricordiamoci che quanto viene decretato ha ripercussioni precise e drammatiche sugli studenti dal punto di vista non solo didattico e pedagogico ma anche psicologico. Urgono indicazioni, non si possono lasciare le scuole e le famiglie da sole e nel caos".