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Beni confiscati

Germogli di legalità

Massimiliano Acerra e Fabrizio Ricci
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Oltre 30mila immobili, più di 2500 aziende: è enorme il patrimonio che lo Stato ha recuperato sottraendolo alla criminalità organizzata. Quella del riutilizzo sociale è una sfida complessa, ma da vincere

"Cosa più brutta della confisca dei beni non c'è", diceva il mafioso Francesco Inzerillo, importante esponente di Cosa Nostra a Palermo. Ed è proprio così: la confisca dei beni è uno degli strumenti più potenti nel contrasto alle organizzazioni mafiose. Introdotta per la prima volta nel 1982 grazie alla legge Rognoni-La Torre - dopo gli omicidi dello stesso Pio La Torre, segretario del partito comunista siciliano, del suo compagno di partito Rosario Di Salvo e, pochi mesi dopo, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa - la normativa sulla confisca dei beni è stata poi arricchita e potenziata nel 1996, grazie all'impegno dell'associazione Libera, che ha fortemente voluto l'introduzione del "riutilizzo sociale". Oggi, tra beni immobili e aziende, il patrimonio che lo Stato ha sottratto alle mafie è enorme, anche se il riutilizzo resta una sfida difficile.