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Belluno

Wanbao, simbolo di crisi e, forse, di rinascita

Giorgio Sbordoni
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L'azienda di Mel, produttrice di motori per frigoriferi, viene da anni di tagli e promesse mancate. Adesso, in tandem con l'Embraco di Riva di Chieri, grazie alla lotta di lavoratori e sindacati forse diventerà un polo d'eccellenza dal quale ripartire

Fosse che fosse la volta buona. Per risolvere l’intricatissima vertenza Wanbao, azienda del bellunese ancora viva grazie alla caparbietà di operai e sindacati, si profila una soluzione all’orizzonte che sa, addirittura, di politica industriale. A leggere i giornali, nelle ultime ore, sembra che qualcuno a Roma sia riuscito finalmente a fare uno più uno, accomunando la sorte degli operai veneti, che producono motori per frigoriferi, a quella di altri operai, dipendenti della Embraco di Riva di Chieri, nel torinese, che producevano – indovinate un po’? – motori per frigoriferi. Insomma, a metterli insieme non sembra ci volesse un genio. Eppure, in un Paese nel quale l’idea di una regia nazionale sulle crisi produttive è assente ingiustificata da decenni, sarebbe un segnale da non sottovalutare. A stimolare un tandem Embraco-Wanbao, trasformando due stabilimenti, piegati da una lenta agonia di commissariamenti e ammortizzatori, in un punto di forza che potrebbe interessare non solo l’Italia, ma il club dei grandi produttori continentali, il timore, più che fondato, che in tempi di pandemia un’industria di frigoriferi con fabbriche in Europa rischia più di qualcosa a dover importare dalla lontana Cina quello che è il cuore pulsante del prodotto finito, il compressore che lo fa funzionare.

Va a finire che questa azienda veneta con sede a Mel, radicata per nascita nella storia del territorio, partorita cinquant’anni fa come Zanussi, grazie agli investimenti elargiti a titolo di risarcimento in seguito alla tragedia del Vajont, troverà pace per ragioni di politiche economiche e produttive globali. Un altro dei paradossi che ne ha caratterizzato la storia recente. Commissariata due volte, la prima nel 2014, la seconda a maggio scorso. Acquisita nel 2015 dai cinesi che, nonostante 85 milioni di dollari di investimenti, hanno mollato la presa dando vita alla crisi attuale, decidendo che non c’erano margini di guadagno. Le maestranze hanno dovuto ingoiare riduzioni pesantissime di stipendio e 140 esuberi nel 2018, ma sono riusciti a scongiurare la chiusura. Poi, grazie alla battaglia sindacale, 26 di quegli stessi 140 licenziati sono stati riassunti recentemente. Probabilmente un unicum nel panorama delle crisi industriali del nostro Paese.

Fino ad arrivare ai nostri giorni nei quali, grazie al commissario Maurizio Castro e al suo lungimirante piano industriale, oltre che alla capacità di riallacciare i rapporti con i committenti storici, la produzione ha segnato una crescita di fatturato del 16,5 per cento, tradotta in due milioni di pezzi. E scusate se è poco per una fabbrica che i cinesi avevano condannato a morte come un ramo secco da segare.

Ora, in questa parabola glocal, partita con la tragedia nazionale del Vajont e arrivata fino in estremo oriente, proprio quando l’ultimo fondo cassa si stava assottigliando e le banche tentennavano di fronte alla richiesta di prestiti, in attesa del parere della commissione europea sulla legittimità di un’eventuale garanzia dello Stato, è spuntata questa novità che trasformerebbe l’ennesimo salvataggio in scivolata in un’operazione di lungimirante programmazione industriale. Se l’idea si concretizzasse, poco più di 700 dipendenti veneti e piemontesi alla canna del gas diventerebbero la forza propulsiva di un nuovo polo d’eccellenza, essenziale per la rinascita del frigorifero europeo. Con l’obiettivo di raggiungere la nuova frontiera, sostituendo gli attuali motori a velocità costante con quelli a velocità variabile, dei quali la nuova Wanbao ha già presentato un modello molto performante con cui potrebbe aggredire il mercato. E i segnali positivi ci sono tutti, se pensiamo che poche ore fa si è riusciti a sciogliere anche il nodo della fornitura dell’energia, altro terreno spinoso, firmando con Blue Energy il nuovo contratto.

“Ci sono tutte le condizioni per fare sviluppo – ci ha detto Stefano Bona, segretario della Fiom bellunese – ricostruendo un’idea di politica industriale che andrebbe ben oltre l’obiettivo di salvare un’azienda decotta”. “In Veneto – gli fa eco la segretaria della Cgil regionale, Tiziana Basso – abbiamo 30 tavoli vertenziali aperti, per un totale di 10 mila lavoratori coinvolti. La Wanbao è un simbolo perché rappresenta anche un’opportunità di reindustrializzazione e di ripartenza vera”.