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Sicurezza

Morire di lavoro non passa mai di moda

Davide Colella
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Nei primi otto mesi dell'anno diminuiscono gli incidenti ma aumentano i decessi. Storia di un Paese in cui non si rispettano le regole

Il numero di morti sul lavoro cresce senza sosta anche in agosto. Il mese che si è appena concluso ha fatto registrare 51 decessi, con un incremento di oltre il 30%, oltre a quelli dovuti a incidenti in itinere e coronavirus. Nello stesso periodo, un anno fa, erano stati 38.

Scorrendo l'ultimo report pubblicato dall'Osservatorio indipendente di Bologna, il contatore, nel periodo dal primo gennaio al 31 agosto 2020, si è fermato a quota 1168. Di queste, 370 vittime sui luoghi di lavoro, 368 per i casi fin qui accertati di covid contratto nelle aziende, 430 causate dagli incidenti in itinere. Nel 2019 i decessi erano stati 420 ma bisogna tener conto anche dei due mesi di lockdown. In proporzione, un dato più basso rispetto alle cifre odierne nuovamente in crescita.

"È inaccettabile che continuiamo a registrare un numero così alto di incidenti soprattutto nel settore agricolo e nei cantieri – commenta Rossana Dettori, segretaria nazionale della Cgil – . I due comparti oggi scontano i due terzi delle vittime sul lavoro. Quest'anno i numeri sono ulteriormente cresciuti anche senza tener conto degli effetti del Covid-19. Proprio la gestione della pandemia sui luoghi di lavoro meriterebbe un'analisi più approfondita. Dopo il primo impatto in cui tutti siamo stati colti impreparati dalla situazione, per molto tempo sono continuate a mancare le misure di sicurezza nei confronti dei lavoratori. In particolare degli operatori degli istituti di cura, dove sono morti i medici, gli infermieri, gli OSS ma anche gli addetti alle pulizie".

Foto: Simona Caleo

Calano le segnalazioni all'Inail ma aumentano le vittime. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate entro il mese di luglio 2020 sono state oltre 288 mila, in diminuzione di circa 90mila casi rispetto alle 378 mila dei primi sette mesi del 2019 (-23,7%). È quanto emerge dagli open data dell'istituto assicurativo su “Infortuni e malattie professionali”. Un calo influenzato dallo stop forzato delle attività produttive considerate non essenziali per il contenimento dell’epidemia da Covid-19 e delle difficoltà incontrate dalle imprese nel riprendere la produzione a pieno regime dopo il lockdown.

"Il fatto che siano aumentati gli incidenti gravi – continua Dettori – vuol dire che le norme sulla sicurezza nel nostro paese continuano a non essere rispettate. Certamente a diminuire sono stati anche i controlli da parte degli ispettori, perché un incidente sul lavoro – sottolinea la dirigente sindacale – non ha niente di casuale e nel nostro Paese è evidente come non si rispettino le prescrizioni. Accade per il covid, così come in edilizia, nell'industria, nel turismo o in agricoltura".

"Dobbiamo però pretendere che ci sia una riqualificazione dell'Inail – conclude Rossana Dettori – . Che tutti i lavoratori siano assicurati. E non pensiamo solo ai cosiddetti 'nuovi mestieri', perché da anni i vigili del fuoco rischiano la vita senza le coperture dell'istituto nazionale. E nei loro stessi panni ci sono, solo per fare un esempio, la polizia di Stato, il corpo forestale, gli agenti penitenziari, per non parlare delle partite iva, ormai presenti in tutti i settori del mercato del lavoro. Secondo la dirigente della Cgil nazionale, "nei prossimi mesi l'Inail dovrà impegnare parte delle proprie forze per affrontare le conseguenze delle malattie professionali dovute al covid. Ma il vero obiettivo dell'istituto dovrebbe essere non di risarcire, ma di mantenere in salute i lavoratori e investire quelle risorse in ricerca, campagne informative e di prevenzione. Vogliamo convincere anche Confindustria a farlo perché meno incidenti si verificano, meglio si lavora e si produce.

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