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L'Anniversario

Amatrice e le altre: il terremoto mai finito

Sindacati: a Rieti nessun impegno è stato mantenuto
Foto: (Amatrice, Rieti, 24 agosto 2016)
Laura Mariani
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La notte di quattro anni fa la scossa che ha raso al suolo il borgo reatino e spezzato 300 vite. Il primo atto di uno sciame sismico che ha tenuto per mesi sotto scacco l'intero Centro Italia. Oggi l'emergenza non è ancora finita e la ricostruzione di edifici e tessuto sociale è lontana da venire

A quattro anni dall'evento sismico che ha coinvolto quattro regioni e 138 comuni del Centro Italia - anche se danni sono stati riscontrati in altri 231 centri - imponendo uno stato di emergenza che si è parzialmente sovrapposto a quello già instaurato dal terremoto dell’Aquila del 2009 e non ancora del tutto risolto, si dovrebbe parlare di ricostruzione degli edifici privati e pubblici, di
ripristino dei servizi e delle infrastrutture materiali e immateriali, di riorganizzazione del tessuto economico e produttivo, di ricomposizione del tessuto sociale e delle comunità. In poche parole, stimolando e accrescendo le capacità di resilienza, di sviluppo post sisma. Al contrario, parliamo ancora di fase di emergenza che verrà probabilmente ancora prorogata, a dimostrazione di un processo andato molto a rilento, con scarsi risultati ottenuti e ulteriormente rallentato dal blocco generale dovuto alla pandemia e dal conseguente lockdown.

Secondo gli ultimi dati forniti dall'ex Commissario straordinario alla ricostruzione per le zone del terremoto, Piero Farabollini, relativamente ai comuni del cratere, per la ricostruzione privata la situazione vedeva, a fine 2019, 10.355 richieste di contributo presentate, delle quali 5.379 ancora in lavorazione e solo 3.906 accolte, su circa 66.647 potenziali richieste, stando alle stime dei danni. Per la ricostruzione pubblica i dati evidenziavano come pochi interventi fossero stati completati, riguardanti in particolare le scuole; gli altri edifici si trovavano in fase di procedura di gara progettazione avviata, alcuni affidati e pochissimi con progetto esecutivo completato. Oggi la situazione non è mutata di molto: oltre ai dati sconfortanti sulla ricostruzione fisica, vanno considerati gli effetti devastanti sull'economia locale già duramente colpita da una crisi economica di portata vasta e strutturale, crollata in molte aree, legata a un processo di ricostruzione troppo lento, con attività delocalizzate, declino commerciale, turismo in crisi. E le conseguenze sul tessuto sociale, ogni giorno più difficile da conservare.

È del tutto evidente che non c'è più tempo. Occorre intervenire sulla complessa partita della ricostruzione, superando 4 anni di impasse, i tanti nodi problematici, lo scarso impegno e gli interventi spot che non hanno affrontato le criticità. In un recente incontro che abbiamo avuto, insieme a Cisl e Uil, con il nuovo Commissario straordinario, Giovanni Legnini, ci è stato presentato un cronoprogramma e la volontà di accelerare i tempi della realizzazione delle opere, soprattutto pubbliche, rispetto alla quale abbiamo chiesto di porre attenzione alla corretta applicazione di protocolli finalizzati a trasparenza, legalità, sicurezza per i lavoratori, implementando vigilanza e controlli. Per noi, tuttavia, superare la fase di emergenza e sostenere un reale processo di ricostruzione implica fare di più. Va pensato il futuro di questi territori già soggetti a spopolamento e in forte crisi attraverso un piano di sviluppo complesso, nel quale la ricostruzione fisica, seppure essenziale, sia una parte del processo di ricostruzione, che in assenza di un consolidamento e un rilancio del tessuto economico e di misure che attraggano la popolazione, non produrrà risultati. Uno sviluppo integrato che parta dalle vocazioni del territorio, valorizzi la crescita del sistema delle imprese e delle filiere produttive locali, ripristini in modo omogeneo i servizi fondamentali, mantenga e potenzi le infrastrutture materiali, implementi quelle immateriali di tipo tecnologico e rafforzi quelle sociali, fondamentali nel garantire e incrementare salute e benessere delle comunità locali.

È necessario ribadire come nel caso del sisma del Centro Italia, così come in tutti quelli che hanno colpito il nostro fragile Paese e nei danni causati da disastri ambientali più in generale, partiamo sempre con un peccato originale a monte: la mancanza di una legge quadro che determini e delimiti il campo su cui intervenire, portando a inevitabili stati di emergenza e a procedure e norme a ridosso dell’evento, che contrastano con un approccio organico e con la necessità di agire attraverso azioni condivise che scattino automaticamente in tali situazioni. Ogni volta una nuova legge, un nuovo Commissario Straordinario che opera oltre le regole, nuove ordinanze, nuovi procedimenti amministrativi, senza spesso far tesoro, migliorando, il sapere e la conoscenza accumulati. È indispensabile che il tema della prevenzione in materia di rischio venga regolamentato. Allo stesso tempo è necessaria un’unica cornice giuridica per affrontare, oltre la prevenzione, sia la fase straordinaria di emergenza, sia le fasi di ricostruzione e rilancio, con trasparenza e legalità. Questo tema è oggetto della nostra elaborazione ed era tra i punti programmatici annunciati dall'attuale Governo, al quale chiederemo si dia fattivamente seguito.

Laura Mariani è responsabile delle politiche abitative e per lo sviluppo urbano della Cgil con delega per la ricostruzione e la prevenzione antisismica