PHOTO
Il piano AccelerateEU, presentato il 22 aprile da Bruxelles per affrontare la crisi energetica scatenata dalla guerra in Medio Oriente, servirà solo “a metà”. Molti Paesi “avranno difficoltà” perché “hanno ricevuto dalla Commissione europea una serie incompleta di strumenti”. È l’avvertimento lanciato dalla Confederazione dei sindacati europei (Ces).
Secondo i sindacati, gli Stati membri dovranno “colmare le lacune nelle proposte della Commissione”, e non tutti avranno i mezzi per farlo. Il problema, spiega la Ces, è che “molti Stati membri non dispongono del margine di manovra fiscale o della capacità di indebitamento necessarie per raggiungere gli obiettivi della Commissione”.
“Misure non all’altezza della crisi”
“Nel modificare le norme sugli aiuti di Stato, la Commissione ha riconosciuto la necessità per i governi di tutelare i lavoratori e investire nelle energie rinnovabili”, concede la segretaria generale della Ces, Esther Lynch, ma “la portata delle misure proposte non è commisurata alla crisi”. Per la dirigente sindacale “le modifiche alle norme sugli aiuti di Stato aiuteranno i Paesi che già dispongono delle capacità necessarie per salvare posti di lavoro e investire nelle energie rinnovabili”.
Ed è questo per la Ces il limite del pacchetto. Sarebbe invece necessario un “ritorno alle misure a livello Ue, utilizzate con successo durante la pandemia, per garantire che tutti gli Stati membri possano adottare i provvedimenti necessari per impedire che questo shock energetico si trasformi in una crisi sociale ed economica”. Per Lynch la “dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili instabili richiederà investimenti massicci e continuativi nelle energie rinnovabili. Ciò è incompatibile con le misure di austerità imposte a molti Stati membri dalle regole fiscali dell'Ue”.
Il “piano” dei sindacati
La Ces rilancia il suo menu di richieste: la sospensione delle regole fiscali Ue, l’aumento degli investimenti pubblici nelle infrastrutture, l’attivazione di un sistema SURE 2.0 sulla scia del modello che ha salvato posti di lavoro durante la pandemia, condizionalità sociali su qualsiasi somma di denaro pubblico concessa alle imprese per aiutarle a superare la crisi (quindi garanzie sulla tutela dei posti di lavoro), tasse straordinarie sulle società energetiche “per fermare la speculazione dei giganti dell'energia”, e infine una riforma del mercato elettrico.
Il piano varato dalla Ue
Il pacchetto AccelerateEU varato dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen combina interventi immediati e riforme strutturali per contenere i prezzi e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Secondo Bruxelles, dall’inizio della crisi l’Ue ha già speso 24 miliardi di euro in più per le importazioni di energia, senza però aumentare i volumi disponibili. Da qui la necessità di un’azione coordinata tra gli Stati membri e di strumenti comuni per affrontare eventuali carenze.
Il piano prevede innanzitutto un rafforzamento del coordinamento europeo: dalla gestione degli stoccaggi di gas fino alla possibilità di rilasci straordinari delle riserve petrolifere. Le misure nazionali, comprese quelle per garantire carburante al settore dell’aviazione e il diesel, dovranno essere armonizzate per evitare squilibri. In questo contesto nascerà anche un Osservatorio sui carburanti, incaricato di monitorare produzione, importazioni, esportazioni e scorte, così da individuare rapidamente eventuali criticità.
AccelerateEU introduce strumenti temporanei per attutire l’impatto dei prezzi elevati. Tra questi figurano sostegni al reddito, buoni energia e riduzioni delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili, oltre a un quadro più flessibile sugli aiuti di Stato per sostenere i settori industriali più esposti. Sono previste anche soluzioni come il leasing sociale per facilitare l’accesso all’energia.
Parallelamente, Bruxelles punta ad accelerare la transizione energetica. Entro l’estate arriverà un Piano d’azione per l’elettrificazione, con obiettivi ambiziosi per industria, trasporti ed edifici. Tra le priorità anche il rafforzamento delle reti e lo sviluppo rapido delle rinnovabili, dai grandi parchi eolici offshore agli impianti idroelettrici, per aumentare la produzione interna e ridurre l’esposizione ai mercati globali. Un passaggio chiave riguarda anche la fiscalità: la Commissione proporrà modifiche per rendere l’elettricità meno tassata rispetto ai combustibili fossili, incentivando così il passaggio a fonti pulite.
Resta però il nodo degli investimenti. Bruxelles stima un fabbisogno di 660 miliardi di euro l’anno fino al 2030 per la transizione energetica. Le risorse pubbliche non basteranno, motivo per cui la Commissione punta a mobilitare capitali privati attraverso una strategia dedicata e un vertice con investitori e operatori del settore.
























