La città colombiana di Santa Marta ospiterà dal 24 al 29 aprile la prima conferenza internazionale per l’uscita dalle fonti fossili: un processo multilaterale, collaterale e non alternativo alle conferenze Onu sul clima, a cui al momento hanno aderito 53 Paesi con l’obiettivo di trovare soluzioni per affrancarsi dai combustibili fossili, i principali responsabili del cambiamento climatico, e spingere le successive COP in questa direzione.

Dopo la Cop 28 di Dubai, che aveva inserito un debole “transitare fuori dalle fonti dalle fonti fossili”, i documenti negoziali sul clima non sono riusciti a definire una road map per l’uscita dalle fonti fossili, limitandosi a parlare di riduzione delle emissioni senza citare i maggiori responsabili delle emissioni stesse (fossili e deforestazione). L’ultimo tentativo della presidenza brasiliana nella Cop 30 del novembre scorso a Belem in tal senso ha visto la ferma opposizione di molti Paesi, fra cui Italia e Polonia, fra gli Stati europei.

La conferenza si inserisce in uno scenario globale particolarmente critico segnato dall’attacco di Usa e Israele all’Iran, seguito all’attacco al Venezuela e alla volontà di acquisire la Groenlandia, sempre da parte degli Usa, che sta mettendo in luce i legami fra guerre e controllo delle risorse energetiche fossili. Problemi di sicurezza legati alla dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas e alti costi energetici determinati dalle tensioni geopolitiche e dalla speculazione.

Questo contesto accentua l'importanza della conferenza perché, per contrastare il riscaldamento globale, ma anche per affermare la pace, ridurre le disuguaglianze, rilanciare l’economia, la sicurezza e il lavoro, ridurre i costi energetici che gravano sulle famiglie e le imprese è necessario accelerare la transizione energetica pianificando l’uscita dall’uso di petrolio, gas e carbone. La ministra dell’Ambiente della Colombia ha dichiarato: “Non invitiamo i negazionisti del cambiamento climatico”.

L’obiettivo della conferenza non è quello di negoziare fra posizioni diverse, quanto quello di sperimentare un’alleanza fra Paesi ambiziosi per trovare soluzioni condivise da agire nei rispettivi paesi e da promuovere congiuntamente nelle prossime Cop. Stona in questo contesto la partecipazione dell’Italia, che si rileva dai documenti pubblicati dagli organizzatori della conferenza, ma non è confermata da nessun documento del governo e del ministero dell’Ambiente.

Il Governo Meloni, infatti, sta portando avanti politiche energetiche contrapposte a quelle dell’iniziativa di Santa Marta, a partire dal rallentamento allo sviluppo delle rinnovabili, anche agitando l’illusione del ritorno al nucleare, il contrasto ossessivo alle disposizioni del green deal e della legge sul clima europea, la decisione di spostare al 2038 il phase out dal carbone e la richiesta di sospendere il sistema Ets, un meccanismo di mercato finalizzato a orientare produzioni e consumi fuori dalle fonti fossili.

La conferenza sarà strutturata attorno a tre aree tematiche su cui si confronteranno i rappresentanti dei Paesi partecipanti per proporre misure e politiche concrete e su cui anche la società civile e il movimento sindacale presenterà proposte e misure attraverso contributi scritti, confronti online e giornate di confronto all’interno delle giornate della conferenza.

Le tre aree tematiche sono: multilateralismo e cooperazione internazionale, compreso il Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili; mix energetico e questioni relative all'offerta e alla domanda; dipendenza economica dai combustibili fossili, sia quella dei paesi importatori con le difficoltà che vediamo in questo periodo di instabilità geopolitica, sia la dipendenza dei paesi produttori, soprattutto quelli del Sud del mondo, che dipendono economicamente dalle esportazioni di fonti fossili e che devono sostituire il settore fossili con un’economia alternativa per superare il modello estrattivo e predatorio sviluppando altri settori come l’agricoltura, il turismo, le energie rinnovabili finalizzati al benessere dell’ambiente e delle comunità locali.

Centrale nella discussione della conferenza sarà anche il tema del debito e della finanza riparativa da parte dei Paesi del nord globale, responsabili per le emissioni e per lo sfruttamento colonialista delle risorse dei Paesi del sud globale. La conferenza dovrebbe finalizzare entro giugno, un rapporto da presentare ai negoziati della prossima Cop a novembre in Turchia.

La Cgil partecipa alla conferenza di Santa Marta: abbiamo inviato i nostri contributi scritti e nelle giornate della conferenza ci confronteremo con gli altri sindacati presenti, con le organizzazioni della società civile e con le istituzioni. Insieme a movimenti e associazioni del Climate Pride nei giorni scorsi abbiamo lanciato un appello ai parlamentari dell’opposizione per sollecitare interrogazioni e interventi a favore della conferenza di Santa Marta, per conoscere il mandato del rappresentante italiano che parteciperà alla conferenza e continuare un dialogo costruttivo, dopo la conferenza, per definire un’alternativa energetica alle politiche reazionarie del governo italiano.

Abbiamo organizzato due iniziative, una il 21 aprile di informazione “oltre i fossili” all’Università la Sapienza di Roma e una mobilitazione che si terrà il 27 aprile a piazza Capranica “la pace è rinnovabile, le fossili no”. Continuiamo nel nostro impegno per accelerare una giusta transizione con un radicale cambiamento di sistema orientato al bene comune e alla tutela del benessere dell’ambiente, delle comunità e del lavoro, coniugando pace, democrazia, legalità, piena occupazione, giustizia sociale e climatica, sviluppo di un sistema economico e produttivo sostenibile, equo e inclusivo.

Simona Fabiani è responsabile Politiche per il clima, il territorio, l’ambiente e la giusta transizione Cgil nazionale