“Basta con la disumanità. Chiediamo che venga dato subito un ‘porto sicuro’ alla nave Mare Ionio”. Così Giuseppe Massafra, segretario confederale della Cgil, su quello che rischia di diventare un nuovo caso Diciotti. La nave Mare Jonio, battente bandiera italiana, del progetto Mediterranea è ferma al largo delle coste di Lampedusa dopo aver soccorso 49 migranti, tra cui 12 minori, davanti alle coste libiche. Ha destato molte critiche la circolare fatta emanare in tutta fretta nel pomeriggio di ieri dal ministro Salvini, che definisce illegali le operazioni delle Ong che soccorrono i migranti in acque libiche e fanno rotta verso l'Italia. Una circolare giudicata “un'oscenità giuridica” dall'ex sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini.

Si tratta di profughi, aggiunge il sindacalista, “che attendono di essere accolti da un Paese che dovrebbe essere civile, giusto, democratico, solidale e inclusivo”. Dopo momenti di tensione, qualche minuto dopo le 7, la Guardia Costiera ha autorizzato un punto di fonda e la nave si è diretta a ridosso di Lampedusa, dove è arrivata circa alle 7.30, fermandosi a un miglio e mezzo dal porto. Poco dopo le 8 la Guardia di Finanza è salita a bordo della nave. L'imbarcazione è scortata da due unità militari. 

“Basta fare propaganda politica sulla pelle dei migranti, è insopportabile – prosegue Massafra – che siano oggetto di strumentalizzazioni o di speculazioni. Continueremo a sostenere tutte le Ong che come la Mediterranea Saving Humans cercano di garantire il principio universale dell’assistenza a ogni uomo e donna la cui vita è a rischio. Sarebbe troppo grave e imperdonabile – conclude Massafra – replicare un nuovo caso Diciotti”.

“La nave Mare Jonio è ferma davanti all'isola di Lampedusa con 49 migranti a bordo, cui vanno garantiti diritti umani e accoglienza. Salvare vite umane in caso di pericolo è un dovere imposto da leggi e convenzioni internazionali. Ieri la nave Mare Ionio del progetto Mediterranea ha salvato 49 persone, tra cui 12 minori, dal naufragio davanti alle coste libiche. Chiediamo che venga dato immediatamente un porto sicuro alla nave umanitaria italiana”. È quanto dichiara Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil.

“Non ha senso questa cinica propaganda del ministro Salvini sulla pelle dei migranti. La direttiva del Viminale, diffusa ieri, oltre all'assurdo d'indicare per la prima volta anche la Libia come porto sicuro, non ha alcun valore giuridico e vìola il diritto internazionale. Per la Fiom, la priorità è garantire lo stato sociale universale, per l'accoglienza e per i diritti”, conclude la dirigente sindacale.

E sulla vicenda prende posizione anche la Cgil di Palermo. “Non è umano, non vogliamo assistere impotenti ad altre morti nei nostri mari e alla violazione dei diritti primari delle persone.  No ad altri casi Diciotti e Sea Watch.  L'assistenza è un dovere di ogni Stato, deve essere garantita  e non può essere oggetto di speculazione politica  – dichiara il segretario generale Enzo Campo – Ci preoccupa molto  quello che sta accadendo al largo di Lampedusa. Solidarietà ai migranti e all'equipaggio in azione, innanzitutto,  e chiediamo che sia autorizzato al più presto lo sbarco di tutti i passeggeri".  "Ci sono 49 persone, salvate dalla Mare Jonio del progetto Mediterranea, in precarie condizioni di salute e in balia delle onde che  hanno bisogno di un porto sicuro e di cure mediche – commenta Campo –.  Vengano garantiti questi diritti.  Siamo per uno stato civile e democratico e dalla parte di chi accoglie e promuove l'integrazione, di chi salva le vite, contro i rimpatri e i respingimenti forzati di uomini, donne e bambini che fuggono dalla miseria, dalle guerre e  dalle torture di mercanti senza scrupoli”.

Solidarietà ai migranti e invito all'accoglienza anche dal Centro Pio La Torre: “I porti devono essere aperti – dichiara Vito Lo Monaco, del Centro –. Il Centro Pio La Torre esprime grande preoccupazione per le condizioni delle persone a bordo della Mare Jonio e ne chiede l’immediato sbarco. Salvare chi scappa dalla guerra, chi scappa dalla violenza, chi scappa dalla tortura, chi scappa dalla fame è un obbligo dal quale non possiamo tirarci indietro. Non deve ripetersi un caso Diciotti, le persone a bordo non posso essere tenute in ostaggio e i loro diritti non posso essere violati in nome della sicurezza”.

“Chiediamo al governo regionale – continua Lo Monaco – una presa di posizione sulla vicenda e apprezziamo l’operato del sindaco di Lampedusa, Toto Martello, che ha dichiarato di essere pronto ad accogliere l’imbarcazione”.