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L’inverno demografico italiano è sempre più freddo: il panorama sociale subisce una trasformazione senza precedenti, un vero e proprio “terremoto della famiglia”. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Istat e relativi al 2025, che disegnano il quadro di un’Italia che invecchia rapidamente senza inversione di marcia.
Crisi delle nascite senza precedenti
Nello specifico, la crisi delle nascite ha raggiunto livelli di guardia: nell'ultimo anno i nuovi nati sono stati appena 355mila, segnando un calo del 3,9% rispetto all'anno precedente e posizionandosi al di sotto delle proiezioni più pessimistiche del settore. Su base annua sono nati 15mila bambini in meno.
Le coppie senza figli si avvicinano alle coppie con figli
Il modello familiare classico sta scomparendo per lasciare spazio a una crescente “atomizzazione” dei nuclei, spiega l’Istituto. Oggi le famiglie “unipersonali” — ossia composte da una sola persona — rappresentano ben il 37,1% del totale, un balzo enorme rispetto al 25,9% di vent'anni fa. In un universo di circa 26 milioni e 600mila famiglie, le coppie con figli sono scese al 28,4%, tallonate da vicino da chi vive senza prole (20,2%).
Insomma, il numero medio di componenti per nucleo si è stabilizzato su appena due persone, suonando come testimonianza di una società che si frammenta in unità sempre piccole e isolate.
Il Paese più anziano dell’Unione europea
C’è poi il rovescio della medaglia: l’invecchiamento sempre crescente. Mentre le culle restano vuote, l’Italia consolida il primato di Paese più anziano della Ue. L’età media dei residenti è salita a 47,1 anni, con una crescita costante della fascia over 65, che conta 240mila individui in più su base annua.
Longevità positiva ma pensioni a rischio
Naturalmente, da un lato la longevità è un traguardo positivo, visto che la speranza di vita raggiunge gli 81,7 anni per gli uomini e gli 85,7 per le donne; dall'altro pone interrogativi drammatici sulla sostenibilità del welfare. Con una media di appena 1,14 figli per donna il ricambio generazionale è nullo: ciò va a impattare pesantemente sul sistema pensionistico, che rischia di soccombere senza l'apporto dei giovani.
Il ruolo virtuoso dei migranti
Il declino demografico certifica inoltre il fallimento delle politiche di sostegno alla natalità. Nonostante le promesse dei governi e l'introduzione di misure come il “bonus mamme”, gli incentivi sono misure di plastica e non producono effetti.
L’unico fattore di stabilità è rappresentato dai migranti: se la popolazione residente regge ancora sulla soglia dei 50 milioni è merito degli oltre cinque milioni di cittadini stranieri, che compensano parzialmente il saldo negativo.
Migliorare condizioni lavorative di donne e giovani
Cosa fare per invertire la rotta? L’analisi dell’Istat suggerisce di guardare con interesse ad esempi come Francia e Spagna, puntando su un miglioramento reale delle condizioni lavorative per i giovani e le donne. Bisogna fare in fretta, perché la situazione è grave: come ha detto a Repubblica il demografo Alessandro Rosina “non eravamo mai scesi così in basso: il numero delle nascite è inferiore alle peggiori ipotesi”.




















