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La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per sequestro di persona in relazione all’abbordaggio da parte delle autorità israeliane delle 22 imbarcazioni della Global sumud flotilla, avvenuto nella notte del 29 aprile al largo di Creta, in acque internazionali. Sul tavolo dei magistrati di piazzale Clodio sono arrivati tre esposti, due dei quali riguardano direttamente la posizione degli attivisti Thiago Ávila e Saif Abukeshek, attualmente detenuti in Israele e prelevati mentre si trovavano a bordo di una nave battente bandiera italiana.
Non si tratta di un episodio isolato. A Roma è già aperto da tempo un procedimento nato dagli esposti presentati dai 36 attivisti italiani che hanno preso parte alla flotilla dello scorso ottobre. In quel caso il pubblico ministero Stefano Opilio, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, procede contro ignoti per i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Anche per questo fascicolo è prevista una richiesta di rogatoria internazionale alle autorità israeliane.
Il nodo italiano
La vicenda assume un rilievo diretto per l’Italia. Lo ripete l’avvocata Francesca Cancellaro in un’intervista ad Altreconomia, i due attivisti si trovavano infatti a bordo della nave Eros 1, battente bandiera italiana, al momento dell’intercettazione.
“Stiamo agendo su diversi livelli”, ha spiegato Cancellaro. “Con l’esposto alla Procura di Roma e il ricorso urgente alla Corte europea dei diritti dell’uomo abbiamo evidenziato le responsabilità dell’Italia, in quanto Paese nel cui ambito di giurisdizione si è verificato il rapimento”.
Nel ricorso alla Cedu, il team legale ha segnalato il rischio di violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, che vieta trattamenti inumani o degradanti, e dell’articolo 2, relativo alla tutela della vita e dell’integrità fisica.
“Violazioni del diritto internazionale”
Cancellaro parla esplicitamente di “gravissima violazione dei diritti fondamentali”, sottolineando come le modalità dell’abbordaggio e del trasferimento in Israele possano configurare trattamenti incompatibili con gli standard internazionali.
“Gli attivisti sono stati ammanettati, bendati e costretti a mantenere posizioni che possono essere qualificate come trattamento inumano e degradante”, dichiara, e aggiunge che inizialmente sarebbe stato negato anche l’accesso immediato alla difesa legale e ai contatti con i familiari.
Detenzione prorogata
Nel frattempo, sul piano giudiziario israeliano, il tribunale di Ashkelon ha prorogato fino al 5 maggio la detenzione di Abukeshek e Ávila. La decisione è arrivata dopo l’udienza in cui i due attivisti sono stati ascoltati, come riferito dal centro legale Adalah, che ne segue la difesa.
Da più parti si moltiplicano gli appelli per il loro rilascio immediato e incondizionato. Il governo spagnolo ha chiesto ufficialmente la liberazione di Abukeshek, cittadino spagnolo oltre che palestinese, definendo la detenzione “illegale” e priva di base giuridica.
Accuse e contestazioni
Le autorità israeliane contestano ai due attivisti reati gravi, tra cui assistenza al nemico in tempo di guerra e presunti legami con organizzazioni terroristiche. Accuse che la difesa respinge integralmente, sostenendo che non esista alcuna giurisdizione per fatti avvenuti in acque internazionali.
Secondo i legali di Adalah, l’intero procedimento sarebbe “fondamentalmente viziato” e utilizzato in chiave ritorsiva nei confronti di attivisti impegnati in una missione umanitaria.
Le violenze
La difesa ha continua a denunciare che i due attivisti sono stati sottoposti a violenze fisiche e trattamenti degradanti durante il fermo e il trasferimento in Israele. Entrambi hanno avviato uno sciopero della fame.
Il ministero degli Esteri israeliano ha respinto le accuse, parlando di dichiarazioni “false e infondate” e sostenendo che l’uso della forza sarebbe stato necessario per contenere comportamenti violenti durante le operazioni. Le stesse giustificazioni adottate nel caso della precedente flotilla.
Oltre all’Italia e alla Spagna, anche altri Paesi e organismi internazionali sono stati attivati, con segnalazioni inviate alle Nazioni Unite e il coinvolgimento di diversi team legali.


























