Entro il 2100 l’Europa perderà l’11,7 per cento della popolazione a causa della denatalità: dagli attuali 451,8 milioni si scenderà a 398,8 milioni, ovvero 53 milioni di persone in meno rispetto a oggi. In pratica, è come se scomparisse un intero Paese. Queste le proiezioni demografiche di Eurostat, che lanciano un campanello d’allarme sulla tenuta dei sistemi pensionistici, sanitari e del mercato del lavoro.

Che cosa significano questi dati? Che tra 75 anni il Vecchio continente avrà molti meno abitanti rispetto a oggi, sarà molto più vecchio di ora, con solo la metà dei cittadini in età da lavoro e con più immigrati. Guardando all’andamento, si prevede che la popolazione continuerà ad aumentare nei prossimi 3 anni, raggiungendo il picco di 453,3 milioni nel 2029, per poi diminuire gradualmente fino a 398,8 milioni.

Le ragioni sono note: l’innalzamento dell’aspettativa di vita, che nel 2025 è arrivata a 81,5 anni, ed è aumentata di due anni dal 2015, la bassa fecondità, 1,34 figli per ogni donna, e la bassa mortalità.

Aumentano gli anziani, diminuiscono i giovani

Il vero problema, però, non è quanti saremo ma come sarà composta la nostra popolazione in base all’età. Tra il 2025 e il 2100, Eurostat prevede che la percentuale di bambini, giovani e persone in età lavorativa sul totale della popolazione diminuirà: la quota di bambini e giovani di età compresa tra 0 e 19 anni dovrebbe calare dal 20 al 17 per cento, mentre quella di persone in età lavorativa, tra 20 e 64 anni, dovrebbe ridursi dal 58 al 50 entro il 2100.

Al contrario, si stima un aumento delle persone appartenenti alle fasce d'età più avanzate, 65 anni e oltre. La quota di coloro che hanno un'età compresa tra 65 e 79 anni dovrebbe passare dal 16 per cento nel 2025 al 17 per cento nel 2100, mentre quella degli ultra ottantenni dovrebbe aumentare di 10 punti, dal 6 al 16 per cento.

Il declino dell’Italia

Il declino demografico riguarda in particolar modo il nostro Paese, che da oltre 30 anni soffre di una bassissima natalità. Entro fine secolo perderemo il 24 per cento della popolazione, passando da 58,9 milioni di oggi a 44,8 milioni. Il nostro tasso di natalità è tra i più bassi della Ue, con appena 6,4 nascite ogni mille abitanti, mentre l'età mediana continua a salire: il risultato è una piramide demografica rovesciata che si accentuerà nei decenni a venire.

Oggi siamo la terza nazione più popolosa del Vecchio continente, dopo la Germania e la Francia, la Spagna è al quarto posto, la Polonia al quinto. Ma nel 2060 è atteso il sorpasso: con 53,5 milioni di abitanti la Spagna scalzerà il Belpaese, che sarà fermo a 52,8 milioni.

La Spagna si ripopola

Come è possibile, considerato che anche Madrid ha un tasso di natalità bassissimo, 6,6 nascite ogni mille abitanti? Determinante è la recente politica sull’immigrazione messa in atto dal governo di Pedro Sanchez, dettata per lo più da motivi economici.

La Spagna è diventata la locomotiva d’Europa: dal 2023 il suo prodotto interno lordo è cresciuto a un ritmo del 3 per cento all’anno, la zona euro è rimasta ferma all’1 per cento. Questo è successo grazie a un buon uso dei fondi europei, alla diversificazione del modello produttivo, alle riforme del mercato del lavoro. Ma il principale fattore di crescita, sostiene il Financial Time, è stato l’immigrazione.

A maggio del 2025 il governo di Madrid ha deciso di regolarizzare quasi un milione di stranieri in tre anni, 300 mila persone all’anno fino al 2027. La crescita però è iniziata prima: dal 2022 a oggi la popolazione è aumentata di 1,6 milioni di persone grazie al flusso dei lavoratori, il 44 per cento provenienti dall'America Latina. Il risultato? Gli ingressi per lavoro sulla popolazione totale sono quasi il triplo di quelli italiani. Alla faccia delle politiche migratorie restrittive dell’Unione europea e del governo Meloni.