Tre lavoratori stranieri sono morti all’alba a Ca’ Lino di Chioggia, nel Veneziano, dopo che il minivan su cui viaggiavano è finito in un canale lungo l’Idrovia Sant’Anna. Altre sei persone che si trovavano a bordo del mezzo sono riuscite a salvarsi uscendo autonomamente dal furgone.

Secondo i primi accertamenti, il mezzo è precipitato in acqua tra Strada Margherita e via Vecchio Brenta. A dare l’allarme è stato un cittadino che ha notato il veicolo nel canale. A perdere la vita nell'incidente, riferisce l’Ansa, sarebbero stati il conducente del mezzo, 33 anni, e due braccianti 25enni. Le vittime sono tutte di origine marocchina. A quanto emerge da una prima ricostruzione – riporta sempre l’Ansa – anche l'azienda per cui lavoravano sarebbe a gestione marocchina. Al momento dello schianto, il furgone arrivava presumibilmente da Cavanella Po e stava portando i lavoratori in una ditta a Ca' Lino per la raccolta del radicchio.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Chioggia e Cavarzere, con il supporto del nucleo sommozzatori di Venezia e di un’autogru arrivata da Mestre. Dopo il recupero del furgoncino sono stati trovati all’interno i corpi senza vita. Sulla dinamica dell’incidente indaga la polizia locale. Presente anche il sindaco di Chioggia Mauro Armelao.

Cgil: quando qualcosa va storto, il sistema mostra la sua brutalità

Durissimo il commento della Cgil Venezia e della Flai Cgil Venezia, che chiedono di fare piena luce sulle condizioni di lavoro e di trasporto delle vittime. In una nota, il segretario generale della Cgil Venezia Daniele Giordano e la segretaria generale della Flai Venezia Alessandra Frontini denunciano: “Tre lavoratori morti in un fossato all'alba, su un furgone, diretti chissà dove a fare chissà cosa, senza nome e non sappiamo con quale contratto. Questo è quello che il sistema produce, e che ogni tanto, quando va storto, ci mostra nella sua brutalità”.

I sindacati sottolineano come “il trasporto dei lavoratori agricoli su furgoni non autorizzati è una delle pratiche più pericolose e meno presidiate del caporalato” e ricordano che “non è la prima volta che accade e, se non cambia qualcosa di concreto, non sarà l'ultima”.

“La vita dei braccianti stranieri continua a consumarsi nell’invisibilità”, accusano Cgil e Flai, aggiungendo che “i lavoratori vengono caricati all’alba, spesso senza sapere dove vanno e senza nessuna garanzia. Chioggia oggi ci dice che il prezzo di questa indifferenza può essere la vita delle persone”.

Aprire un’indagine e rafforzare le ispezioni

Le organizzazioni sindacali chiedono “l’apertura immediata di un’indagine che accerti le reali condizioni lavorative e di trasporto delle vittime e dei sopravvissuti”, oltre al rafforzamento delle ispezioni nei settori agricolo, cantieristico e logistico e a misure urgenti contro il trasporto illegale dei lavoratori.

“La tragedia di stamattina accaduta a Chioggia ricorda terribilmente la tragedia di quattro anni fa di San Pietro in GU, dove persero la vita in un incidente tre braccianti che poi scoprimmo vittime di sfruttamento lavorativo di caporalato". Così Giosuè Mattei, segretario generale Flai Cgil Veneto. “Con l’avvio della stagione di raccolta estiva – prosegue il sindacalista -, e con l’intensificarsi delle attività di raccolta, ogni giorno più di seimila braccianti invisibili ai report, alle statistiche e alle istituzioni attraversano il Veneto in lungo e in largo per raccogliere frutta e ortaggi. Questi lavoratori sono vittime di sfruttamento lavorativo e caporalato, e talvolta sono ridotti in schiavitù, vittime del combinato disposto della legge Bossi-Fini, concausa dello sfruttamento, e dei decreti flussi che alimentano lavoro irregolare a basso costo e rendono i lavoratori ricattabili, disposti a qualsiasi cosa pur di guadagnare qualche euro, finendo nella rete dell’illegalità senza poterne uscire”. Conclude Mattei: “Per i tragici fatti di stamattina, attendiamo di capire gli sviluppi e i contorni della vicenda, ma intanto ci stringiamo nel dolore per tre vite spezzate mentre andavano a lavorare per guadagnarsi da vivere”,