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La Corte di giustizia dell’Unione europea ha dichiarato incompatibile con il diritto europeo il requisito dei dieci anni di residenza previsto dall’ex Reddito di cittadinanza per i titolari di protezione internazionale.
Secondo i giudici europei, subordinare l’accesso a una misura di contrasto alla povertà a un periodo così lungo di residenza viola il principio di parità di trattamento garantito dalla normativa europea ai beneficiari di protezione internazionale.
La pronuncia arriva dopo un rinvio del Tribunale di Bergamo nell’ambito di un procedimento seguito dalla Cgil di Bergamo e sostenuto dalla Cgil Lombardia.
La decisione potrebbe avere effetti anche sull’attuale Assegno di inclusione, che ha sostituito il Reddito di cittadinanza mantenendo un requisito di residenza quinquennale.
La Cgil: “Stop ai recuperi dell’Inps”
La Cgil ha accolto con favore la sentenza della Corte Ue. Per le segretarie confederali Daniela Barbaresi e Maria Grazia Gabrielli, la decisione conferma che “è illegittimo escludere dal Reddito di cittadinanza i titolari di protezione internazionale”.
Il sindacato chiede ora la sospensione immediata delle procedure di recupero avviate dall’Inps nei confronti di persone che avevano ricevuto il beneficio pur non avendo maturato i dieci anni di residenza richiesti dalla normativa italiana.
La Cgil sollecita inoltre una rivalutazione delle domande respinte sulla base del requisito dichiarato incompatibile con il diritto europeo e una revisione dell’attuale Assegno di inclusione. Per Barbaresi e Gabrielli il criterio della residenza quinquennale dovrebbe essere “rivisto, riformato e auspicabilmente superato”, soprattutto per i titolari di protezione internazionale.
L’Asgi: “La Corte europea supera la Consulta”
Anche Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione è intervenuta sulla decisione, sottolineando che la Corte di giustizia europea ha adottato una posizione più ampia rispetto alla Corte costituzionale italiana.
Secondo l’Asgi, la Consulta nel 2025 aveva considerato sproporzionato il requisito dei dieci anni per i cittadini europei, senza però escludere la legittimità di quello quinquennale.
La Corte Ue, invece, ha riconosciuto che il Reddito di cittadinanza mantiene una natura essenziale di sostegno contro la povertà anche quando collegato all’inserimento lavorativo. Per questo, osserva l’associazione, imporre un lungo periodo di residenza preventiva contrasta con la direttiva europea che garantisce parità di trattamento ai titolari di protezione internazionale nell’assistenza sociale e nell’accesso al lavoro.
Anche l’Asgi ha chiesto all’Inps di sospendere i recuperi già avviati e al governo di modificare il requisito di residenza previsto per l’Assegno di inclusione, per evitare nuove violazioni del diritto europeo.






















