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"Il mondo è sull’orlo del precipizio di una nuova pericolosa era, guidata da un assalto al multilateralismo, al diritto internazionale e ai diritti umani diretto da Stati potenti, imprese e movimenti contrari ai diritti umani”.
È la frase che sintetizza in poche righe il risultato del Rapporto 2026 di Amnesty International sullo stato dei diritti umani nel mondo presentato oggi, 21 aprile, nell’Aula magna del Rettorato dell’Università Roma Tre.
I contenuti sono copiosi e sono stati l’occasione per fare il punto sulle tendenze globali attraverso l'analisi di 144 paesi, con i contributi di docenti di Roma Tre, Fiorucci, Tota, Catarci e di parte dell’equipe di Amnesty, dalla presidente Alba Bonetti alla direttrice generale Ileana Bello, dal portavoce Riccardo Noury alla responsabile Campagne Ilaria Masinara.
L’insopportabile verità
Amnesty, nel suo rapporto pubblicato in Italia da Roma Tre Press, scrive che “il 2025 è stato segnato da attacchi predatori al multilateralismo, al diritto internazionale e alla società civile, portatori dell’idea di un ordine mondiale basato su razzismo, patriarcato, disuguaglianza e agende contrarie ai diritti umani.
La documentazione prodotta nei primi mesi di quest’anno descrive “pervasivi crimini di diritto internazionale e un crescente attacco al sistema della giustizia internazionale, che stanno danneggiando gravemente le fondamenta del sistema globale di protezione dei diritti umani”.
Caso per caso
Nella presentazione del rapporto Amnesty elenca le violazioni Paese per Paese, tra questi il primo è Israele, perché “ha portato avanti il suo genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, nonostante il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, e il suo sistema di apartheid, accelerando l’espansione degli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est”. Inoltre le autorità israeliane hanno sempre più incoraggiato i coloni ad attaccare, hanno plaudito alla violenza,a gli arresti arbitrari e alle torture in carcere.
Gli Stati Uniti hanno commesso oltre 150 esecuzioni extragiudiziali bombardando imbarcazioni nell’Oceano Pacifico e nel Mar dei Caraibi e, nel gennaio 2026, hanno compiuto un atto di aggressione contro il Venezuela.
All’inizio del 2026 l’uso illegale della forza da parte di Usa e Israele contro l’Iran, in violazione della Carta delle Nazioni Unite, ha provocato attacchi di rappresaglia iraniani contro Israele e gli Stati del Golfo. Contemporaneamente Israele ha aumentato i suoi attacchi contro il Libano.
E ancora, un attacco illegale statunitense contro una scuola ha ucciso oltre 100 bambine e bambini in Iran e il conflitto ha messo in pericolo la vita e la salute di milioni di persone con effetti a lungo termine su popolazione e ambiente, con ricadute sull’accesso all’energia, alle cure mediche, al cibo e all’acqua.
La Russia ha intensificato gli attacchi aerei contro infrastrutture civili di fondamentale importanza in Ucraina e le forze armate di Myanmar hanno usato paracadute a motore per sganciare esplosivi contro i villaggi uccidendo decine di civili, bambine e bambini compresi. Inoltre ha emesso anche mandati di cattura contro funzionari della Corte penale internazionale.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno alimentato il conflitto in Sudan fornendo armi avanzate di produzione cinese alle Forze di supporto rapido, il gruppo paramilitare che ha commesso uccisioni di massa e violenze sessuali contro la popolazione civile.
Russia, Usa, Israele e Cina hanno portato avanti “azioni predatorie” senza che gli altri Stati abbiano avuto il coraggio di denunciare in modo costante e prendere provvedimenti.
Nel rapporto si cita poi l’Afghanistan, alcuni Stati dell’Africa e una serie di violazioni di diritti umani, sottolineando inoltre come l’Unione europea si sia mostrata arrendevole nei confronti dell’assalto statunitense, e non solo, al diritto internazionale e ai meccanismi multilaterali.
L’antidoto
L’organizzazione per i diritti umani ha sollecitato gli Stati, gli organismi internazionali e la società civile a respingere le politiche arrendevoli e a resistere collettivamente a questi attacchi, in modo da impedire che questo nuovo ordine si affermi.
A fronte dei pericoli segnalati, Amnesty sottolinea come però “le persone che scendono in piazza, l’attivismo e gli organismi globali sono al lavoro per resistere, interrompere questo andamento e trasformare le cose”.
Nel 2025 la cosiddetta Gen Z "si è mobilitata in modo travolgente in oltre una decina di Stati, tra i quali Kenya, Madagascar, Marocco, Nepal e Perú”.
In Ungheria 300.000 persone hanno sfidato il divieto emesso nei confronti del Budapest Pride e difeso così i diritti delle persone lgbtqia+. Negli Usa, all’inizio del 2026, le persone si sono organizzate strada per strada, isolato per isolato, da Los Angeles a Minneapolis contro i raid violenti e fortemente militarizzati delle agenzie federali che si occupano d’immigrazione.
Amnesty non dimentica le manifestazioni di massa contro il genocidio israeliano che si sono svolte in ogni parte del mondo e come da 40 Stati sono salpate flottiglie per mostrare solidarietà alla popolazione palestinese.
"L’attivismo globale contro i flussi di armi destinati a Israele è aumentato: in Francia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Svezia i portuali hanno cercato di impedire la partenza di navi cariche di armi – si legge nella presentazione –. L’attivismo e le pressioni legali hanno anche spinto diversi stati a limitare o vietare le esportazioni di armi a Israele”.
Sul versante istituzionale “notevoli passi avanti sono stati fatti verso un accordo vincolante delle Nazioni Unite in materia di tassazione e una Convenzione sui crimini contro l’umanità. La Corte internazionale di giustizia e la Corte interamericana dei diritti umani hanno emesso storici pareri consultivi sugli obblighi degli Stati di rimediare ai danni prodotti dal cambiamento climatico”.
Nel 2026 “un numero più ampio di Stati sta prendendo posizione contro le pratiche autoritarie e gli attacchi all’ordine basato sulle regole. La Spagna in particolare si è distinta per posizioni basate sui principi, ma tutte queste richieste devono essere seguite da azioni decisive e costanti nel tempo”.
La segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, conclude così la presentazione del Rapporto 2026: “Dalle strade delle città ai forum multilaterali, il 2025 ci ha restituito una potente immagine di resistenza e solidarietà da parte di manifestanti, rappresentanti diplomatici, leader politici e altre persone”.
E ancora: “Dobbiamo ripartire dal loro esempio e dal loro coraggio per dare vita a coalizioni che reimmaginino, ricostruiscano e riportino al centro un ordine globale basato sui diritti, sul rispetto delle regole e sui valori universali. Vogliamo che il 2026 sia l’anno in cui dimostreremo che abbiamo il potere di cambiare le cose e che la storia non è meramente un’imposizione sulle nostre teste. Per il bene dell’umanità, il momento di fare la storia è adesso”.


























