È facile parlare bene di uno spettacolo teatrale quando la compagnia è composta da attrici detenute nella casa circondariale femminile di Roma Rebibbia. Facile perché qualsiasi cosa si faccia dentro a un carcere è degno di ammirazione, ha un valore aggiunto, sociale, rieducativo, inclusivo, a prescindere da cosa si fa e come.

Nel caso di Desdemona – Studio I, scritto e diretto da Francesca Tricarico, unica rappresentazione per quelli di “fuori” al Teatro Nazionale, parte dell’Opera di Roma, giovedì 4 giugno, il vero valore è proprio lo spettacolo, al di là del resto: come hanno recitato le attrici, Le Donne del muro alto Clizia, Dorota, Irina, Maria e Lucia, i loro movimenti sul palco, come hanno occupato e gestito lo spazio e le dinamiche, l’atmosfera che si è creata tra loro, come è stato messo in scena . E poi i costumi, la scenografia, le musiche, le luci. Tutto emozionante.

La presenza di un pubblico di parenti, familiari, figli, genitori, mariti, spettatori entusiasti e partecipi avrà certamente contribuito. Sapere che queste persone che vivono recluse, ristrette dentro le celle e dietro le sbarre, in un tempo fatto di attese e di nulla, per la prima volta sono uscite fuori in via straordinaria per la rappresentazione e dopo torneranno dentro, anche.

E poi c’è la storia raccontata, una rilettura dell’Otello di Shakespeare intrecciata alla vicenda del galeone Lady Juliana, che nel diciottesimo secolo trasportò 250 detenute deportate dall’Inghilterra verso le colonie australiane affinché la ripopolassero, con una partitura musicale dell’Otello di Verdi.

Un testo arricchito da riflessioni sulla libertà, sulla vita, sulle relazioni, sulla speranza, che se pronunciate da una carcerata assumono una speciale rilevanza. Donne sospese tra condanna, sopravvivenza e rimozione, sospese in mare in attesa di attraccare in un porto sicuro, e che nel frattempo vivono.

Qui però Otello non c’è, è la sua assenza che è determinate. Nello spettacolo è Desdemona la vera protagonista, “dispositivo scenico e politico per parlare di donne, disciplina e controllo”. Tutto fa capo a lei, quello che viene detto e quello che non viene ascoltato. Nasce così la riflessione sul potere della parola, sulla manipolazione dello sguardo, sulla costruzione delle verità. Desdemona è un’indagine su cosa scegliamo di vedere, cosa rimuoviamo e a quali voci decidiamo di credere.

Per realizzare lo spettacolo, la regista Tricarico è stata affiancata e sostenuta. In scena c’erano anche Luana Basilico, Bruna Arceri, Laura Garofoli, il soprano Jessica Ricci e la pianista Elettra Aurora Pomponio, artiste di “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma.

Le scene di Sofia Sciamanna, le luci di Zofia Pinkiewicz, i costumi realizzati dal Teatro dell’Opera di Marina Sciarelli, le musiche originali di Gerardo Casiello.

La produzione è di Per Ananke Ets (in collaborazione con il Teatro dell’Opera), attiva nel teatro sociale dal 2007, che sostiene anche il progetto teatrale nato nel 2013 Le Donne del muro alto. Attraverso il teatro realizza percorsi di inclusione sociale e lavorativa con donne detenute, ex detenute e persone ammesse alle misure alternative, insieme a studenti e università. Insomma, un lavoro egregio e prezioso.