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Black Friday

Il giorno delle proteste in tutto il mondo. «Amazon deve pagare»

Foto: Make Amazon Pay, la protesta in Bangladesh
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Dall'India agli Stati Uniti, dall'Europa al Giappone. In oltre 40 Paesi scioperi e iniziative per i diritti dei lavoratori, la responsabilità fiscale e ambientale

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Migliaia di lavoratori dei magazzini di Amazon in circa 40 Paesi stanno protestando e scioperando in concomitanza col Black Friday, il giorno dell'anno dedicato agli acquisti online. I lavoratori Amazon dagli Stati Uniti al Regno Unito, dall’India all’Italia, dal Giappone all’Australia, al Sudafrica e in tutta Europa chiedono di migliorare i salari e le condizioni di lavoro a causa dell'aggravarsi della crisi del costo della vita, nell'ambito della campagna Make Amazon Pay.

La coalizione Make Amazon Pay, co-convocata dalla sigla internazionale Uni Global Union e Progressive International, raccoglie oltre 80 sindacati, organizzazioni della società civile, associazioni ambientaliste tra cui Greenpeace, 350.org, Tax Justice Network e Amazon Workers International attorno a una piattaforma di richieste comuni: “Amazon deve pagare i suoi lavoratori in modo equo e rispettare il loro diritto di sindacalizzazione, deve pagare la sua giusta quota di tasse e deve impegnarsi per una reale sostenibilità ambientale”.

Basta abusi Amazon

"È giunto il momento che il gigante tecnologico cessi immediatamente le sue pratiche abusive e poco sicure, rispetti la legge e negozi con i lavoratori che vogliono migliorare il loro posto di lavoro", ha dichiarato Christy Hoffman, segretario generale di UNI Global Union, uno degli organizzatori della campagna.

“Mentre i lavoratori di tutto il mondo lottano contro lo scandalo del costo della vita, Amazon, nonostante i suoi enormi profitti, sta imponendo ai suoi lavoratori tagli alle retribuzioni in termini reali. Si sottrae alle tasse e le sue emissioni di CO2 stanno aumentando vertiginosamente: +18% nel 2021”: così, invece, Daniel Kopp di Progressive International.

In Bangladesh: diritti umani e clima

“Amazon è il terzo più grande datore di lavoro diretto al mondo, ma se si tiene conto di noi della catena di fornitura, il numero diventa ancora più grande”, ricorda infine Nazma Akhter, presidente della Sommilito Garments Sramik Federation: “In Bangladesh siamo in prima linea nella lotta contro il clima, quindi sappiamo che la giustizia climatica e la giustizia sociale non possono essere separate. Dobbiamo fare in modo che Amazon paghi a tutti i suoi lavoratori un salario dignitoso in luoghi di lavoro dignitosi e per i suoi danni ambientali”.

La protesta in Francia e Germania

I sindacati di Francia e Germania - CGT e Ver.di – hanno convocato con scioperi coordinati in 18 grandi magazzini, destinati a interrompere le spedizioni nei principali mercati europei. Monika di Silvestre, responsabile del comitato Amazon di Ver.di in Germania, ha dichiarato che i lavoratori sono particolarmente preoccupati per il modo in cui la loro produttività è strettamente monitorata dai computer, con algoritmi che determinano gli obiettivi, ad esempio per il numero di pacchi che devono gestire all'ora. "I lavoratori sono sotto pressione a causa degli algoritmi", ha dichiarato. "Non fa differenza tra i lavoratori, se sono anziani o hanno una mobilità limitata. Restano svegli la notte pensando solo alle loro statistiche di produttività".

Gran Bretagna: sovraccarichi di lavoro

In Gran Bretagna, i lavoratori associati al sindacato GMB hanno programmato proteste davanti a diversi magazzini, tra cui quello di Coventry. "I lavoratori di Amazon a Coventry sono sovraccarichi di lavoro, sottopagati e ne hanno abbastanza", ha dichiarato Amanda Gearing, organizzatrice senior del GMB, aggiungendo che "centinaia" si riuniranno per chiedere un aumento salariale da 10,50 sterline all'ora a 15 sterline.

 

Incentivi illegali a non scioperare

I lavoratori che si assentano durante il turno potrebbero perdere la seconda metà del bonus di 500 sterline che Amazon ha annunciato il mese scorso per i lavoratori dei magazzini del Regno Unito. Il pagamento è subordinato al fatto che il personale non faccia "assenze non autorizzate" tra il 22 novembre e il 24 dicembre. La GMB ha affermato che legare i pagamenti alla presenza potrebbe essere interpretato come un incentivo illegale a non scioperare.

Gli Usa in prima linea

Negli Stati Uniti, proteste e manifestazioni si svolgeranno in più di 10 città e davanti a un condominio della 5th Avenue di New York, dove il fondatore di Amazon Jeff Bezos ha un appartamento. Anche in India sono previste diverse manifestazioni, mentre in Giappone i membri di un sindacato di recente costituzione hanno protestato davanti alla sede nazionale dell'azienda a Tokyo. In Bangladesh, i lavoratori della catena di fornitura di Amazon hanno marciato a Dhaka e Chittagong.

L'ambiente al centro

Alcune manifestazioni si concentrano sull'impronta ambientale e sociale di Amazon, ad esempio in Irlanda, dove le persone si sono riunite davanti agli uffici dell'azienda a Dublino per opporsi ai due nuovi centri dati previsti in città. In Sudafrica, i manifestanti hanno protestato vicino ai nuovi uffici di Amazon a Città del Capo, che si stanno sviluppando su terreni che le popolazioni indigene considerano sacri.

Alcuni sindacati hanno espresso preoccupazione per l'attuale clima economico, in seguito all'avvertimento di Amazon che il picco della stagione natalizia potrebbe non essere così intenso come al solito. La decisione dell'azienda di licenziare 10.000 dipendenti renderà inoltre più impegnative le trattative salariali.

Automazione e ritmi stressanti in Francia

Laurent Cretin, delegato del sindacato CFE-CGC in Francia, ha dichiarato che l'azienda avrà 880 lavoratori in un magazzino di Chalon-sur-Saone per questa stagione natalizia, in calo rispetto ai 1.000 precedenti alla Covid, che ha collegato alla contrazione dei consumi e al trasferimento delle attività ai magazzini robotizzati.

 

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