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Big tech

L'uccellino nella gabbia di Musk

Cinzia Maiolini
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Tutte le follie economiche del bizzarro miliardario che ha acquisito Twitter per 44 miliardi dollari. Ma per farne realmente cosa?

Secondo la Reuters tra i 44 miliardi che sono serviti a Elon Musk per acquisire Twitter, ci sarebbero 7,1 miliardi da investitori internazionali che hanno il nome di Qatar Holding e Prince Alwaleed. Qatar Holding è un fondo sovrano Qatariota che ha quote in aziende, tra le altre,  come Airbus e Wolkswagwn, agricoltur bank of china,  ed è proprietario del Paris Saint Germain football club.

Il Prince Alwaleed è un noto finanziere saudita nipote del re saudita che per anni ha investito in ambito statunitense (HP, Apple, tra gli altri) e di cui la cronaca giudiziaria si è interessata intorno al 2017 per accuse di corruzione non meglio specificate. Di fatto sono già iniziati gli esodi dalla piattaforma verso, ad esempio, Mastodon che è certamente meno popolata, ma è finanziata da forme di crowdfunding e, sulla carta, sembrerebbe meno “condizionabile”. Mastodon si descrive come “la più grande rete di microblogging libera, open-source e decentralizzata del mondo. In termini più semplici, è un Twitter autogestito dagli stessi utenti”.

Fatto sta che sostituire una piattaforma con un’altra richiede un gran esodo di utenti e dunque un tempo davvero lungo, che è il vero problema del mantenimento dei monopoli dei big tech; così Twitter rimarrà a lungo dominante nel settore. Il tema è cosa voglia farsene Musk di Twitter? Dopo un lungo tira e molla pare si sia deciso all’acquisto per fare di Twitter, come lui stesso ha twittato “è un acceleratore per creare X, lapp di tutto”.

“E cioè?”. Ci chiederemo tutti? Probabilmente Musk pensa a un modello simile a WeChat, la app cinese di Tencent che tiene insieme social, messaggistica, ma anche pagamenti e servizi di prenotazione. Non sarà semplice, almeno secondo la scrivente, per un imprenditore miliardario, abituato a creare da zero aziende come Space X e improntarvi la propria filosofia organizzativa, acquisire a prezzo peraltro notevole un’azienda tech pura, fatta di contenuti, e modificarla organizzativamente.

Del resto è un acquisto sensibilmente importante per le finanze di Musk se è vero ciò che diceva Dan Ives, analista di Wedbush citato da Forbes.com, secondo cui  Musk avrebbe dovuto vendere tra i 5 e i 10 miliardi in azioni di Tesla per finanziare lacquisto, dopo averne già vendute per 30 miliardi da inizio anno Di sicuro il primo risultato è stato, dopo l’acquisto, lo scontro e l’allontanamento dei vertici dell’azienda.

La posizione di Musk peraltro in merito alla modalità di espressione dei contenuti sulla piattaforma è ondivaga tanto che pare possibile una riammissione di Donald Trump dopo il lancio del sondaggio sulla piattaforma fatto poche ore fa. Dunque non una policy o un codice di regolamentazione, discutibili o meno, che moderno i contenuti e che stabiliscano a quali condizioni si possa scrivere sulla piattaforma, ma una sondaggio e cioè il solito trito richiamo alla democrazia diretta che ha in sé chiari elementi di pericolosità.

Di sicuro il potenziale della piattaforma c’è e Musk ha usato il suo profilo in passato (con più di 80 milioni di followers) influenzando il mercato, promuovendo investimenti. Nel contempo sa che, dopo il proprietario di Meta, diventerà lui la persona più influente sui social e infine potrà decidere di liberare Twitter da blocchi e moderazioni il che potrebbe significare avvicinarlo alle modalità strutturali di Telegram e cioè un social aperto a tutti i contenuti. Insomma, non sappiamo ancora di preciso cosa accadrà e come Twitter si trasformerà ma quando Musk si muove è giusto tenere d’occhio quello che accade. Intanto prendiamo atto che si produce una nuova concentrazione di potere che influenza anche l’agire democratico.

Poi, da sindacalisti, notiamo sommessamente che il nuovo proprietario ha licenziato quasi la metà dei 7500 addetti e, ad oggi, ha spinto molti altri dipendenti alle dimissioni, dopo che gli stessi avevano ricevuto una comunicazione di Musk che, secondo Bloomberg, dicesse così: "Guardando avanti, per costruire un innovativo Twitter 2.0 e avere successo in un mondo sempre più competitivo, dovremo essere instancabili. Ciò significherà lavorare per molte ore ad alta intensità. Solo le prestazioni eccezionali consentiranno di accedere agli avanzamenti di carriera”.

Diciassette ore dal ricevimento del messaggio, più o meno, per decidere se restare o meno! Ecco, esattamente questo è uno dei rischi che, parlando di digitale, di regole, di necessità di normazioni almeno europee, noi proviamo quotidianamente a scongiurare.