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Rassegna Stampa Internazionale

Dai Pandora Papers ai contadini dell'Uttar Pradesh: sfide per un mondo più giusto

Foto: pixabay
Maria Teresa Polico
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Gli ultimi dati trapelati sulle attività finanziarie dell'élite globale dimostrano che i ricchi e i potenti nel mondo continuano a evadere e a eludere le tasse; il movimento dei contadini indiani entra nel secondo anno di lotta; con un eventuale riconoscimento internazionale del governo dei Talebani all'Onu saranno rispettati i Trattati delle Nazioni Unite e le convenzioni internazionali che garantiscono i diritti umani e i diritti delle donne; si prospetta nelle prossime settimane un'ondata di agitazioni sindacali di decine di migliaia di lavoratori in diversi settori di lavoro negli Stati Uniti

Dai Panama ai Pandora papers: che cosa è cambiato nella tassazione offshore
Financial Times, 7 ottobre 2021

Gli ultimi dati trapelati che dettagliano le attività finanziarie dell’élite globale dimostra quanti progressi siano stati realizzati da quando il mondo ha iniziato a porre seriamente un freno all’evasione e all’elusione fiscale offshore nel 2008, e quanto resti ancora da fare. Il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi ha nominato capi di Stato, come il Re Abdullah di Giordania, il primo ministro ceco Andrej Babis e il presidente padrone dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, al potere da 18 anni per aver utilizzato i paradisi fiscali offoshore per depositare e movimentare denaro. Il presidente russo Vladimir Putin e l’ex primo ministro del Regno Unito Tony Blair sono tra i capi di Stato nel mondo ad essere stati coinvolti nell’enorme mole di informazioni di documenti. Ma il rapporto di questa settimana del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi, soprannominato Pandora Paper, mentre si concentra, come i precedenti rapporti, sulle attività finanziarie dei ricchi e dei potenti, presenta differenze fondamentali.

Panama, Paradise e ora Pandora

Le rivelazioni contenute nell’enorme mole di informazioni dei Panama Paper raccolte nel 2016 dal Consorzio dei Giornalisti Investigativi facevano luce sui reati fiscali compiuti nei paradisi fiscali offshore, molti dei quali, come la stessa Panama, hanno irrigidito regole, aderendo agli sforzi internazionali volti a garantire la trasparenza fiscale. I Paradise papers del 2017 si concentravano maggiormente sull'elusione fiscale creativa delle aziende che l'OCSE ora sta cercando di affrontare con un accordo globale su un'aliquota fiscale minima per le grandi imprese. L'ultimo rapporto del Consorzio dei Giornalisti Investigativi non ha denunciato finora 'evasione fiscale. "In una prospettiva puramente fiscale, [questi documenti sono] meno gravi dei Panama Papers", ha detto la professoressa Rita de la Feria, docente di diritto fiscale all'Università di Leeds. Secondo gli esperti, la condivisione dei dati sui conti finanziari tra le autorità fiscali e l'impatto delle notizie stesse trapelate hanno scoraggiato l'evasione. I Pandora papers, invece, si sono concentrati sull'uso che i super ricchi e la classe politica hanno fatto del trust offshore e delle società di comodo. Queste strutture legali che spesso sono create per mantenere la riservatezza, anche se possono essere usate illegalmente a scopo di riciclaggio di denaro o corruzione.

Una regola fiscale per loro... 

Ciò che i Pandora papers evidenziano sono le disuguaglianze all'interno di un sistema fiscale che dà ai ricchi l'accesso a privilegi non disponibili alla maggior parte. Daniel Bunn della Tax Foundation, centro di ricerca con sede negli Stati Uniti, ha detto: "La cosa più importante che capisco [dai Pandora papers] ... è che le norme vigenti forniscono agli individui ricchi meccanismi per acquistare proprietà o nascondere la loro ricchezza che non sono disponibili per altre persone". Un esempio è la scoperta che Tony e Cherie Blair hanno risparmiato 312.000 sterline di imposta sul trasferimento quando hanno comprato una società delle Isole Vergini Britanniche che possedeva un edificio di Londra dalla famiglia del ministro dell'industria e del turismo del Bahrain. Dan Neidle, partner fiscale dello studio legale Clifford Chance, ha detto che ciò che i Blair hanno fatto "non era una scappatoia", poiché l'imposta di trasferimento è dovuta solo sulla vendita di beni immobili e non quando viene venduta una società che possiede l'immobile. "È una scelta politica", ha detto Neidle. "Se i governi vogliono cambiarla, dovrebbero farlo".

Gli Stati Uniti stanno rimanendo indietro?

Anche se la rete in generale si sta avvicinando agli utenti dei paradisi fiscali, i Pandora Papers chiariscono che alcune aree hanno visto crescere gli affari, che riguardano gli stati americani del Sud Dakota, Nevada, Delaware e altri che, secondo il Consorzio dei Giornalisti di Investigazione, si sono "trasformati in leader nel settore della vendita di segreti finanziari". Si stima che l'ammontare dei beni posseduti dal solo settore fiduciario del Sud Dakota sia quadruplicato, passando da 75.5 miliardi di dollari nel 2011 a 367 miliardi di dollari nel 2020. Questa crescita è stata alimentata dalla mancanza di regole di trasparenza rispetto ad altre giurisdizioni. A partire dal 2014, le regole internazionali hanno permesso lo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali sui conti finanziari. Le regole contabili comuni, definite dall'OCSE e conosciute come Common Reporting Standard, sono state accettate da 110 paesi del mondo, ed entreranno in vigore a partire da settembre. Ma gli Stati Uniti non partecipano alle regole globali. Gestiscono, invece, propri regolamenti, conosciuti come FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act). "Gli Stati Uniti hanno una versione molto più limitata del Common Reporting Standard ", ha detto Neidle. "In linea di principio, sono indietro rispetto al resto del mondo in materia di trasparenza fiscale". Le rivelazioni sono particolarmente imbarazzanti per il presidente Joe Biden che lo scorso anno ha promesso di "guidare gli sforzi a livello internazionale per promuovere la trasparenza del sistema finanziario globale e perseguire i paradisi fiscali illeciti".

“Nessuno si comporta meglio quando non può essere visto”

In generale, gli attivisti sostengono che persino con l’accordo imminente dell’OCSE e l’inasprimento delle regole sui paradisi fiscali, la fuga di notizie mostra che non è cambiato abbastanza dalla divulgazione dei Panama Papers. Chiedono una maggiore trasparenza dei flussi di denaro offshore, compresa la segnalazione pubblica delle tasse pagate dalle società su base nazionale e il divieto delle società di comodo. "Non c'è motivo di permettere di operare alle società anonime", afferma Alex Cobham, amministratore delegato del gruppo di pressione che opera per la giustizia fiscale, il Tax Justice Network. "Nessuno si comporta meglio quando non può essere visto". "Sembra ovvio che le società di comodo, società priva sostanza economica, il cui unico scopo è quello di evitare le tasse o altre leggi, dovrebbero essere messe fuori legge", ha aggiunto Gabriel Zucman, economista dell'Università della California, Berkeley. Inoltre, alcuni consulenti fiscali temono che le regole attuali si stiano dimostrando inefficaci ad affrontare la corruzione, con intere società di avvocati e contabili che facilitano il flusso di denaro. Secondo George Bull, senior partner fiscale presso la società di contabilità RSM, la cosa più scioccante di tutte potrebbe essere la "pura quantità di denaro sporco che passa attraverso alcuni dei centri finanziari del mondo".

Per leggere l'articolo originale: From Panama to the Pandora papers: what’s changed in offshore tax


La rabbia dei contadini in India assume una connotazione più politica
Le Monde, 6 ottobre 2021

Il movimento dei contadini entra nel secondo anno di lotta. Uccisi quattro contadini domenica durante una protesta nell'Uttar Pradesh. L'incidente potrebbe essere un punto di svolta per la rivolta dei contadini indiani, che da un anno si sta contrassegnando come la protesta più lunga dall'indipendenza del 1947. Domenica 3 ottobre, sono state uccise nove persone, tra cui quattro contadini, durante una protesta a Lakhimpur Kheri, nell'Uttar Pradesh, e sono stati feriti 15 manifestanti. Stavano manifestando per protestare contro la visita del ministro degli Interni, Ajay Mishra, accompagnato dal viceministro dello Stato. I fatti non sono ancora chiari. Secondo quanto riportato dai contadini, i manifestanti sarebbero stati investiti e travolti dalle auto di un gruppo di attivisti del Bharatiya Janata Party (BJP), venuti ad accogliere il ministro. Tra le vittime, anche un giornalista e quattro membri del gruppo di auto.  Questa tragedia ha riacceso la rabbia degli agricoltori, soprattutto perché i contadini sostengono che il figlio del ministro sarebbe stato in uno dei veicoli che li ha travolti. È stata sporta denuncia contro di lui. Nel timore di essere travolto dalla tragedia, il governo regionale guidato dal monaco nazionalista indù, Yogi Adityanath, ha vietato le manifestazioni, ha chiuso Internet e le strade che portano alla capitale dell'Uttar Pradesh, Lucknow, e arrestato gli esponenti dell'opposizione che hanno cercato di andare sul posto per esprimere solidarietà ai contadini.

Appelli a rassegnare le dimissioni

Tra gli oppositori arrestati c'è Priyanka Gandhi, figlia dell'ex primo ministro assassinato Rajiv Gandhi, che parteciperà alle prossime elezioni regionali nell'Uttar Pradesh per cercare di sconfiggere Adityanath. È stata arrestata verso le 4 del mattino di domenica notte mentre stava per incontrare le famiglie delle vittime. In un video postato sui social media, si vede la segretaria generale del principale partito di opposizione, il Congress Party, sistemare la stanza dove è stata detenuta. È stato arrestato anche un altro dirigente dell'opposizione regionale, Akhilesh Yadav del Samajwadi Party, per aver detto che il popolo dell'Uttar Pradesh è "stufo della repressione" del BJP e per aver chiesto le dimissioni di Adityanath, noto per essere il volto dell'induismo estremo e per governare con il terrore, soprattutto contro i musulmani. Questi ha promesso soldi in segno di distensione, come fa ogni volta che si consuma una tragedia nel suo stato: 4.5 milioni di rupie (circa 52.000 euro) per ogni famiglia di una vittima, 1 milione di rupie (11500 euro) per i contadini feriti. Un giudice dell'Alta Corte in pensione dovrebbe indagare sulle violenze accadute. È difficile che le indennità riescano a placare la rabbia dei contadini, che chiedono il ritiro di tre leggi approvate, senza alcuna consultazione con i sindacati, dal Parlamento il 20 settembre 2020. Le leggi approvate cambiano considerevolmente le condizioni di vendita dei prodotti agricoli, liberalizzano il commercio aprendolo agli investitori privati e mettono fine ai sistemi protettivi dei mandis, i mercati regolati dallo stato che garantivano agli agricoltori un prezzo minimo per prodotti essenziali come il grano o il riso. I contadini, la stragrande maggioranza dei quali possiede solo piccoli appezzamenti di terreno, temono di essere risucchiati dal settore privato e di perdere una parte cospicua del loro reddito.
Il 26 novembre 2020, decine di migliaia di contadini del nord dell'India sono arrivati nella capitale alla guida dei loro trattori per fare pressione sul governo di Narendra Modi. Hanno preparato enormi accampamenti sulle autostrade alle porte di Delhi. Nonostante dieci cicli di colloqui, il governo ha fallito nei tentativi negoziali e ha puntato sulla stanchezza della protesta. Nonostante il freddo inverno, la pandemia Covid-19 e poi l'estate torrida, i contadini hanno resistito, hanno mantenuto l'assedio e si sono organizzati o rotazione per occuparsi dei campi. Ma, ad eccezione di una tregua, non hanno ottenuto nulla, perché la Corte Suprema ha sospeso l'applicazione della legge il 12 gennaio "fino a nuovo ordine". La protesta ha assunto nelle ultime settimane una connotazione più politica e senza dubbio spiega il nervosismo del BJP. Masse di contadini si sono radunati nell'Uttar Pradesh, dove i dirigenti hanno chiesto di sconfiggere il partito al potere nelle prossime elezioni regionali del febbraio 2022. Lo stato più popoloso dell'India, che conta una popolazione di oltre 200 milioni, è la patria di molti contadini, tra cui il dirigente della protesta Rakesh Tikait.  Lunedì, il giorno dopo la morte dei quattro contadini, si sono svolte proteste in tutto il paese, anche al Singhu Border, uno dei campi al confine tra lo stato di Haryana e Nuova Delhi, dove i contadini portavano bandiere a lutto. Il malessere del mondo agricolo è profondo e rischia di annidarsi a lungo, perché l'agricoltura indiana sta attraversando una crisi strutturale alla quale il governo non sta dando una risposta, ma stanno aumentando preoccupazioni e incertezze.

Per leggere l'articolo originale: En Inde, la colère des paysans prend un tour politique


I Talebani rispetteranno i Trattati Onu firmati negli ultimi 20 anni dall'Afghanistan?
Inter Press Service, 6 ottobre 2021

Quando l'Emirato Islamico dell'Afghanistan otterrà il riconoscimento politico dall'Assemblea Generale di 193 membri, ed eventualmente erediterà un seggio alle Nazioni Unite, alla fine dovrà dimostrare le sue credenziali come Stato membro in regola aderendo alla Carta delle Nazioni Unite e alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (UDHR), come hanno fatto tutti gli Stati membri. Ma a giudicare dalla repressione compiuta dai Talebani sui diritti delle donne da quando si sono insediati dopo il ritiro degli Stati Uniti il 30 agosto, non hanno dato alcuna indicazione di voler abbandonare la loro politica di lunga data di repressione delle donne, e hanno vietato loro di andare a scuola, all'università e a lavoro. L'adesione dei Talebani all'ONU darà senza dubbio legittimità all'unico, o forse uno dei pochi, stato membro che è governato da un gruppo di insorti un tempo definito dagli Stati Uniti organizzazione terroristica. Ma rimane ancora una domanda in sospeso: i Talebani, come stato membro, rispetteranno tutti i Trattati delle Nazioni Unite e le convenzioni internazionali che garantiscono sia i diritti umani e sia i diritti delle donne, che sono stati firmati o ratificati dal precedente governo afgano sostenuto dagli Stati Uniti negli ultimi 20 anni?

Secondo un ex alto funzionario delle Nazioni Unite, che ha lavorato in Afghanistan durante l'ex regime talebano (1996-2001): "Per quanto riguarda l'accettazione e il rispetto degli obblighi derivanti dai Trattati e delle Convenzioni internazionali sui diritti umani, in base a quanto sappiamo oggi e alle dichiarazioni pubbliche che hanno fatto, i Talebani contraddicono le pratiche sul terreno, penso che potrebbero dichiarare di osservare i Trattati sui diritti umani “nel quadro della Sharia” che, ovviamente, non definiranno".

Il dottor Palitha Kohona, ex responsabile della sezione dei trattati dell'ONU, ha precisato a Inter Press Service: "L'Afghanistan è uno stato membro dell'ONU, non i Talebani. Essere uno Stato membro dell'ONU non implica che l'Afghanistan sia parte di tutti i Trattati ONU. Solo a quei trattati di cui è diventato parte come Stato. L'atto di diventare parte di un Trattato è un atto consapevole, ben ponderato e deliberato di uno Stato". L'Afghanistan continuerà ad essere vincolato al rispetto dei trattati firmati in quanto Stato dell'Afghanistan. "Quando uno Stato diventa parte di una convenzione/trattato, anche il governo ne è vincolato. Se l'Afghanistan fa già parte di qualsiasi trattato sui diritti umani, compresi i diritti delle donne e dei bambini, il governo dell'Afghanistan sarà vincolato". Il dottor Kohona, ex rappresentante permanente dello Sri Lanka alle Nazioni Unite, ha dichiarato che non si può sottrarre a tale obbligo.

Nel frattempo, uno degli articoli della Dichiarazione Universale dei diritti Umani, UHDR, documento fondamentale nella storia dei diritti umani, sottolinea che tutti hanno diritto a tutti i diritti e alle libertà enunciati in questa Dichiarazione, senza distinzione alcuna ti etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro, origine nazionale o sociale, proprietà, nascita o altra condizione. Inoltre, nella Dichiarazione dell'UDHR, non deve essere fatta nessuna distinzione sulla base dello status politico, giurisdizionale o internazionale del paese o territorio a cui una persona appartiene, sia esso indipendente, fiduciario, non autogovernato o sotto qualsiasi altra limitazione di sovranità. Il governo Talebano precedente è stato descritto come un regime oppressivo che ha negato alcune delle libertà civili di base agli afghani e ha dato un rifugio sicuro ai terroristi di tutti gli orientamenti politici, ma ha anche rifiutato la richiesta delle Nazioni Unite e della comunità internazionale di nominare un governo inclusivo di rappresentanti donne.

"Coloro che speravano e sollecitavano l'inclusione rimarranno delusi", ha detto Deborah Lyons, rappresentante del segretario generale dell'ONU per l'Afghanistan, che, il mese scorso, ha detto: "Non ci sono donne nei nomi elencati". Inoltre, Lyons ha sottolineato che nel (nuovo) governo Talebano a Kabul "ci sono molte delle stesse persone che hanno fatto parte della leadership talebana tra il 1996 e il 2001". Molti dei 33 Talebani scelti sono nella lista delle sanzioni ONU, tra cui il primo ministro, due vice primi ministri e il ministro degli esteri. Secondo i rapporti pubblicati, i Talebani non solo hanno smantellato il Ministero per gli Affari Femminili, ma lo hanno anche sostituito con il Ministero per il Vizio e la Virtù, una nota polizia religiosa del passato che reprime spietatamente le donne viste in pubblico senza parenti maschi.

Il dottor Kohona ha detto che le attuali autorità talebane non sono riconosciute da nessun altro stato. In queste circostanze, potrebbero essere considerate come il governo legittimo successore delle autorità precedenti? Ha sottolineato che i Talebani sembrano avere il pieno controllo a tutti gli effetti, anche del territorio dell'Afghanistan e della sua popolazione. "Il mandato dei Talebani si applica nella maggior parte del paese. Questi elementi sono cruciali per il riconoscimento da parte della comunità internazionale". I paesi vicini dell'Afghanistan hanno già iniziato il processo di collaborazione con le nuove autorità. I rapporti suggeriscono che l'Afghanistan è stato invitato a unirsi al Corridoio economico Cina-Pakistan. "La posizione strategica dell'Afghanistan e il suo giacimento di minerali preziosi sono stati una tentazione per molti. Possiamo supporre che è solo una questione di tempo prima che le nuove autorità siano riconosciute da altri stati importanti". Secondo il dottor Kohona, il riconoscimento delle nuove autorità di Kabul e gli sforzi volti a fare pressione su di loro affinché rispettino le norme globali sui diritti umani potrebbero anche aprire un altro vaso di Pandora. Le autorità afgane potrebbero anche chiedere conto delle violazioni dei diritti umani e dei crimini di guerra commessi dall'occupazione della NATO e da altre forze armate. Le accuse abbondano in tal senso.

L'Australia ha pubblicamente riconosciuto e chiesto scusa per gli atti vergognosi commessi in Afghanistan dalle sue forze speciali. Sono state mosse molte accuse alle truppe di altre forze di occupazione. L'ambasciatrice americana Linda Thomas-Greenfield, rivolgendosi al terzo comitato delle Nazioni Unite, il 4 ottobre, ha detto che la situazione dei diritti umani in Afghanistan è "molto preoccupante". I Talebani hanno detto che costruiranno un ordine politico più inclusivo che rispetti i diritti di tutte le persone. Ma le prime azioni hanno contraddetto questi impegni. "Accogliamo con favore gli sforzi delle Nazioni Unite per monitorare e informare sulla situazione dei diritti umani. Giudicheremo i Talebani dalle loro azioni, non dalle loro parole", ha dichiarato l'ambasciatrice americana.

Nel frattempo, i Talebani, rappresentati dall'Emirato islamico dell’Afghanistan, hanno nominato il loro ambasciatore Suhail Shaheen, il mese scorso, per sostituire Ghulam Isaczai, anche se hanno rivendicato inutilmente di intervenire alla sessione di alto livello, conclusasi il 25 settembre, e un seggio all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.  Finora non sono riusciti nei loro tentativi. Forse il tentativo più significativo è stato conquistarsi un seggio all'ONU che prima deve essere approvato dal comitato delle credenziali dell'ONU composto da nove Stati membri, tra cui Russia, Cina, Stati Uniti, Svezia, Sudafrica, Sierra Leone, Cile, Bhutan e Bahamas, e successivamente dovrà essere ratificato dall'Assemblea Generale di 193 Stati membri.

Una situazione non facile, ma è probabile che, prima o poi, si riesca a superare entrambi gli ostacoli. Il comitato delle credenziali dovrebbe riunirsi a novembre. Alla domanda in merito allo stato dell'adesione dell'Afghanistan, il presidente dell'Assemblea Generale, Abdulla Shahid, ha detto, la scorsa settimana, ai giornalisti: "L'Assemblea Generale, come organo universale, prenderà una decisione. Saranno, quindi, i 193 paesi a decidere", sottolineando che il comitato delle credenziali esaminerà e presenterà i suoi rilievi e poi tutti i 193 paesi membri "avranno l'opportunità di decidere". "Questo è quanto è stato fatto in passato, molte, molte volte", ha dichiarato.

Per leggere l'articolo originale: Will Taliban Honour UN Treaties Signed by Afghanistan Over the Last 20 Years?

 

I paradisi fiscali e i suoi clienti super ricchi ora li dovremo mettere in riga
The Guardian, 5 ottobre 2021

Sono passati cinque anni dalla pubblicazione dei Panama Papers che misero in luce la vasta dimensione dei servizi bancari e finanziari offshore tramite attività di consulenza sulla gestione patrimoniale della società Mossack Fonseca, e centinaia di miliardi di sterline sono ancora nascosti nei paradisi fiscali. I 12 milioni di documenti trapelati, noti come Pandora papers, svelano che 35 capi di Stato di oggi o del passato sono tra i clienti delle giurisdizioni segrete dove nascondono somme di danaro enormi per evitare di pagare le tasse e per sottrarsi alla trasparenza. Il Re Abdullah II di Giordania, il primo ministro ceco Andrej Babiš e la famiglia Aliyev al potere in Azerbaijan sono tra coloro che devono rispondere a domande serie, insieme ad oltre 100 miliardari e ricchi in tutto il mondo.

Al di là di ogni specifico atto di venalità, per quanto oltraggioso possa essere, incombe un sistema la cui esistenza è una vergogna globale. Naturalmente, e nonostante i vantaggi personali immensi che ne traggono, gli ultraricchi stanno derubando tutti gli altri. Lo fanno rifiutandosi di pagare la loro quota di tasse destinate ai servizi e alle risorse (sanità, educazione, energia, acqua e governance) da cui tutti dipendiamo. Sono facilitati e incoraggiati da un settore finanziario il cui scopo è proteggere la loro ricchezza e nascondere quanto stanno facendo.

Alla base di questa infrastruttura internazionale di evasione fiscale c’è l’idea che ai ricchi ed alle società si dovrebbe permettere di fare quello che vogliono, che le richieste dei governi relative al loro danaro siano in un certo senso irragionevoli o ingiuste. Quanto i seguaci di questa convinzione siano antisociali non è mai stata illustrata meglio di ora, nel mezzo di una pandemia e sull’orlo di un disastro climatico. Raramente, come non mai, è stato tanto necessario condividere le risorse globali per risolvere i problemi collettivi. Eppure, la Rete di Giustizia Fiscale informava lo scorso anno che i governi perdono ogni anno 245 miliardi di dollari a causa degli abusi fiscali societari, e 182 miliardi di dollari a causa dell’evasione fiscale a livello individuale.

Gli sforzi compiuti dai sostenitori della campagna e dalle organizzazioni mediatiche hanno dato alcuni frutti. Questa estate, 130 paesi hanno accettato una nuova aliquota fiscale minima globale sulle società del 15%, insieme a misure volte a impedire il trasferimento dei profitti delle società multinazionali. L’Unione europea ha una lista nera di giurisdizioni che difettano di trasparenza, e con la Brexit sono aumentate le pressioni per aggiungervi le Isole britanniche Virgin, Guernsey e Jersey.

Ma, mentre le misure per prevenire l’evasione fiscale e il riciclaggio di danaro sono state rafforzate il settore dell’elusione fiscale legale prospera. Il cancelliere Rishi Sunak ha sbagliato quando, lunedì, ha detto che il ruolo prominente della City di Londra in questo sistema non è “motivo di vergogna”. Le dipendenze della corona britannica e i territori d’oltremare sono stati pionieri nel settore dell’elusione fiscale, e sono responsabili di un terzo delle perdite totali sostenute da altri paesi. A peggiore la situazione c’è il fatto che i paesi che sopportano perdite pesantissime della loro intera spesa pubblica sono tra i paesi più poveri al mondo, e sono tra i paesi colpiti più duramente dal Covid-19 e dal riscaldamento globale.

I governi conservatori che si sono succeduti hanno trascinato a lungo questa questione. Ma la questione ora sembra dirigersi verso una direzione completamente sbagliata con la sua rete di porti franchi, ossia di paradisi fiscali onshore. I Pandora papers hanno svelato quanti capi di Stato nel mondo e altri personaggi pubblici abbiano interessi personali nel mantenimento dello status quo. I politici eletti, tra cui Boris Johnson, ora devono dimostrare di non farne parte. La scorta di quantità consistenti di danaro nei paradisi fiscali deve essere fermata.

Per leggere l'articolo originale: Tax havens and their super-rich clients must now be brought to heel


Un'ondata di agitazioni sindacali potrebbe vedere decine di migliaia di lavoratori in sciopero entro qualche settimana
The Guardian, 1° ottobre 2021

Decine di migliaia di lavoratori negli Stati Uniti potrebbero scioperare nelle prossime settimane. Sarebbe l'ondata più grande di agitazioni sindacali dagli scioperi degli insegnanti del 2018 e del 2019, che riportarono vittorie importanti e diedero al movimento sindacale americano una spinta significativa. L'agitazione sindacale copre un'ampia serie di settori che vanno dal settore sanitario ad Hollywood e all'accademia, per concentrarsi in gran parte sulle rivendicazioni salariali, contro i tagli e per migliori condizioni di lavoro e di sicurezza, soprattutto alla luce del Covid-19. Inoltre, riguarda un'economia che si sta riprendendo dalla pesante esperienza delle chiusure diffuse delle attività economiche durante la pandemia del coronavirus, ancora segnata da una disuguaglianza profonda.

La pandemia è, tuttavia, vista come una potenziale opportunità per l'aumento del potere negoziale dei sindacati statunitensi visto l'aumento delle azioni sindacali e la carenza di manodopera in alcuni settori dell'economia. Tra il 1° e il 10 ottobre, 24.000 infermieri e operatori sanitari della Kaiser Permanente in California, rappresentanti dal sindacato dello United Nurses Associations of California/Union of Health Care Professionals, voteranno per autorizzare uno sciopero. Il sindacato ha espresso il suo disaccordo sull'aumento salariale dell'1% dei lavoratori della Kaise Permanente, sui tagli di salario del nuovo personale e sui tagli dei benefit contenuti nella recente offerta dell'azienda.

La presidente del sindacato UNAC/UHCP, nonché infermiera, Denise Duncan, ha affermato: “Ci sono lavoratori esausti, che si lamentano di problemi di salute mentale e di disturbi post-traumatici da stress. Ci troviamo in una situazione in cui come sindacato siamo preoccupati del futuro dell'assistenza infermieristica, (e) di come assumiamo e tratteniamo altri professionisti sanitari”. Stanno già scioperando 700 ingegneri edili nell’azienda kaiser Permanente nella zona di San Francisco. Altri 3.400 lavoratori della sanità nello Stato dell'Oregon e 7.400 lavoratori della sanità del sindacato dei servizi e dell'industria - USW - alla Kaiser Permanente hanno annunciato che voteranno per autorizzare lo sciopero. Altri sindacati che rappresentano migliaia di lavoratori nell'azienda, i cui contratti stanno per scadere, stanno valutando la possibilità di votare per autorizzare lo sciopero.

In una dichiarazione inviata via mail, la vicepresidente delle risorse umane della kaiser Permanente, Arlene Peasnall, ha afferrato: “Il partenariato tra il sindacato e la direzione della Kaiser Permanente è stato creato 24 anni fa, ha una lunga esperienza tramite la quale abbiamo potuto risolvere a volte problemi molto difficili. Invece di abbandonarlo, e nello spirito del partenariato, chiediamo ai dirigenti sindacali di continuare a lavorare in modo costruttivo per giungere ad un accordo, anziché chiedere agli infermieri e ad altri lavoratori di abbandonare i pazienti di cui hanno bisogno durante la pandemia”.

Dopo mesi di trattative con l'Alliance of Motion Picture and Television Producers, l'International Alliance of Theatrical Stage Employees ha annunciato che 60.000 lavoratori del settore del cinema negli Stati Uniti voteranno per lo sciopero. Se il sindacato deciderà di andare avanti con lo sciopero, sarà il primo sciopero che faranno i lavoratori di Hollywood dopo la Seconda guerra mondiale. I lavoratori di Hollywood hanno denunciato giornate lavorative lunghe e orari di lavoro non sicuri peggiorati durante la pandemia. I livelli retributivi di molti lavoratori sono rimasti bassi, appena al di sopra del salario minimo nella zona di Los Angeles, mentre i servizi di streaming e le serie televisive più corte hanno ridotto i salari.

“Non avrebbero potuto fare molte riprese se non fossimo stati presenti per preparare le scene”, afferma Joe Martinez, tecnico degli effetti speciali e iscritto a IATSE local 44. “Devono iniziare a pensare che cosa sarebbe successo loro se noi non fossimo stati presenti. Allora cambierebbe tutto, perché non avrebbero avuto niente se non ci fossimo stati”.

Le votazioni iniziano il 1° ottobre. Il 75% dei delegati di ogni sindacato locale dovrà votare a favore dello sciopero. L''Alliance of Motion Picture and Television Producers, ha spiegato che  l'International Alliance of Theatrical Stage Employees ha lasciato un “pacchetto complessivo generoso” sul tavolo delle trattative. Diversi altri grandi gruppi di lavoratori hanno votato per autorizzare lo sciopero negli Stati Uniti mentre sono in corso le trattative per un nuovo contratto sindacale, come il contratto che riguarda 2.000 lavoratori della  Frontier Communications in California, i lavoratori dei trasporti a Beaumont, Texas, e Akron, Ohio, 450 impiegati pubblici a Minneapolis, nel Minnesota, lavoratori della ristorazione alla Northwestern University, e centinaia di lavoratori delle case famiglia nel Connecticut. I lavoratori ad Harvard e alla Columbia University stanno votando per autorizzare lo sciopero e i lavoratori dell'Illinois State University hanno autorizzato il team della contrattazione a indire le votazioni sullo sciopero.

Circa 1.100 minatori dell'Alabama stanno scioperando da sei mesi e 2.000 carpentieri scioperano a Washington dal 16 settembre. Il 99% dei 10.100 lavoratori della produzione e del magazzino della John Deere nello Iowa, nell'Illinois e nel Kansas, rappresentati da nove sindacati locali dello United Auto Workers hanno votato, il 12 settembre, a favore dello sciopero nel caso in cui non dovesse essere raggiunto nella trattativa con l'azienda un nuovo contratto sindacale di sei anni. Dopo il voto in favore dello sciopero, alcuni iscritti al sindacato hanno protestato fuori dalla sede della John Deere a Moline, nell'Illinois, contro la prima offerta di contratto dell'azienda.

Secondo i lavoratori che hanno partecipato alle riunioni sullo sciopero, la prima offerta di contratto presentata dalla John Deere comprendeva aumenti dei costi sanitari, tra cui i premi e le franchigie, la fine dell'impegno nell'accordo contrattuale con il sindacato di non chiudere lo stabilimento e la riduzione del diritto agli straordinari giornalieri solo dopo aver superato le 40 ore lavorative la settimana. L'attuale contratto stipulato con il sindacato scade il 1° ottobre.

"L'offerta di contratto iniziale è davvero uno schiaffo in faccia", ha detto Chris Larsen, iscritto allo UAW Local 74 di Ottumwa, nello Iowa, che lavora da 19 anni alla John Deere “Ci sono molte persone insoddisfatte". John Deere ha realizzato profitti record nel 2021, battendo il record dei profitti nei primi nove mesi di quest'anno con nuovi record registrati ogni trimestre nel 2021. L'azienda ha realizzato il 2 agosto un reddito netto di 4.7 miliardi di dollari rispetto al precedente profitto record realizzato nel 2013, anno in cui il reddito netto annuo fu di 3.5 miliardi di dollari. Un portavoce della John Deere ha rifiutato di commentare l'offerta di contratto iniziale.

2.500 infermieri e il personale ospedaliero rappresentato dal sindacato Communications Workers of America stanno lottando in tre ospedali nella zona di Buffalo, nello Stato di New York, per arrivare ad un nuovo contratto sindacale con la Catholic Health. Il 97% dei 2.000 lavoratori dell'ospedale Catholic Health's Mercy ha votato a favore dello sciopero che inizia il 1° ottobre, in coincidenza con la scadenza del loro contratto. Tina Knop, infermiera dell'ospedale Mercy, ha sostenuto che le quote di personale al lavoro senza sicurezza, la mancanza di personale di supporto e le carenze di forniture hanno peggiorato le condizioni di lavoro durante la pandemia, e reso più difficile elargire cure adeguate ai pazienti. "Stiamo lottando per avere personale migliore affinché la Catholic Health avanzi proposte e lavori più duramente per avere effettivamente personale nelle loro strutture", ha detto Knop. "Non ci stanno aiutando, né emotivamente e né fisicamente, quanto vogliono è tagliare la nostra paga, eliminare gli obiettivi pensionistici e far pagare di più la nostra assicurazione sanitaria".

Cheryl Darling, assistente alle cure d'urgenza all'ospedale Mercy, è risultata di recente positiva al Covid-19 sebbene sia stata vaccinata, ma lo ha scoperto solo grazie a un test rapido fatto prima di visitare sua madre in una casa di cura del posto. Ha descritto come caotiche le condizioni di lavoro all'ospedale a causa della carenza di personale, dalle donne delle pulizie alle infermiere, situazione che porta i lavoratori a sforzarsi per tenere il passo con i carichi di lavoro. "Ho paura di andare al lavoro, perché non so come sarà la mia giornata", ha affermato Darling. "Vado a letto la sera e sono un fascio di nervi, perché non so dove mi faranno lavorare o quali saranno le mie condizioni di lavoro". Il presidente della Catholic Health, Eddie Bratko, ha detto in una dichiarazione: "Voglio rassicurare la nostra comunità che la nostra priorità massima è il benessere e la sicurezza dei nostri pazienti, e il nostro ospedale rimarrà aperto e sarà operativo durante lo sciopero per continuare a fornire cure sicure e di alta qualità".

Per leggere l'articolo originale: Wave of US labor unrest could see tens of thousands on strike within weeks