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La storia

Cybersyn, la rivoluzione informatica di Allende

Foto: Pixabay
Davide Orecchio
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Una sala di calcolo collegata a 500 telex in tutto il paese analizzava e indirizzava lo stato economico e industriale del Cile. Computer e umani dovevano collaborare per il progresso e le riforme

Il Cile di Salvador Allende (1970-1973) provò a realizzare democraticamente il socialismo. E questa è una storia nota, che Pinochet chiuse nel sangue. Ma il Cile di Allende si imbarcò in un’altra avventura straordinaria, una sorta di intelligenza artificiale ante litteram funzionale al progresso economico e industriale, allo sviluppo e alle riforme. E questa è una storia meno nota. Il nome del progetto, già di per sé evocativo, era Cybersyn. In cosa consisteva? Una rete capillare di comunicazione attraversava l’intero paese. La ideò un guru dell’informatica britannico, Anthony Stafford Beer. Mise in piedi un vero e proprio network di macchine che non si limitavano a calcolare ed elaborare numeri, ma condividevano dati e informazioni. Una proto-internet per il socialismo, insomma.

Ovviamente, quando parliamo di computer, non dobbiamo dimenticare il contesto, ossia gli anni Settanta del secolo scorso. Cybersyn, dunque, partì prosaicamente grazie a 500 macchine telex. Furono distribuite nelle più importanti fabbriche del Cile, dall’estremo nord desertico fino al sud patagonico, e collegate a due sale di controllo a Santiago. Come ricorda Andy Beckett in un vecchio articolo sul Guardian, questo sistema di comunicazione portava ad Allende e ai suoi collaboratori “informazioni quotidiane sulla produzione delle singole fabbriche, sul flusso di importanti materie prime, sui tassi di assenteismo e su molti altri problemi economici”. Un team raccoglieva le statistiche in un computer mainframe e le elaborava grazie al software Cyberstride, creato da ingegneri cileni e programmatori britannici. Ogni giorno, nel tardo pomeriggio, il palazzo presidenziale de La Moneda riceveva un rapporto dettagliato. Entro massimo due giorni Santiago otteneva dati economici che, normalmente, avrebbero impiegato un anno tra ricezione ed elaborazione.

Foto: Horacio Villalobos

Cybersyn nacque nel 1971. Vinte le elezioni e passata l’euforia dei primi mesi, Allende si trovò alla guida di un paese caotico e insidiato da nemici interni ed esterni. Il processo di nazionalizzazione dell’industria era stato avviato, ma Allende non voleva replicare schemi di pianificazione autoritari da socialismo reale sovietico. Occorreva un nuovo sistema di controllo e autocontrollo dell’industria cilena. La scommessa era coinvolgere i lavoratori nella pianificazione e nella guida della produzione. Si doveva mettere in funzione “un impero disorganizzato di miniere e fabbriche, alcune occupate dai loro dipendenti, altre ancora controllate dai loro dirigenti originari, poche delle quali operavano con piena efficienza”, ricorda il direttore del Network Architecture Lab, Kazys Varnelis.

L’idea di chiedere aiuto a Stafford Beer venne a Fernando Flores, il giovanissimo (29 anni) ministro dell’Economia di Allende. E il guru dei computer progettò un’inedita combinazione di tecnocrazia, informatica e… socialismo. Cybersyn era un sistema entro il quale macchine e umani dovevano collaborare per la realizzazione di un’utopia radicale e progressista. Lo stesso Allende fu subito entusiasta del progetto che, nelle intenzioni e nella pratica, non doveva trasformarsi in un sistema di sorveglianza sui lavoratori ma, al contrario, in una piattaforma di partecipazione e cogestione delle fabbriche dove scambiare dati e informazioni.

Cybersyn si dimostrò utilissimo in uno dei momenti di maggiore difficoltà per Allende. Nell’ottobre del 1972 i piccoli imprenditori cileni, sostenuti dalla Cia, entrarono in sciopero sabotando i rifornimenti di cibo e carburante. Più di 50 mila camionisti bloccarono le strade di Santiago. La studiosa che probabilmente conosce meglio questa storia, Eden Medina, autrice di Cybernetic Revolutionaries: Technology and Politics in Allende's Chile (Mit Pr, 2014), spiega come “grazie a Cybersyn il governo riuscì a identificare duecento camion rimasti ‘fedeli’ e a coordinare le consegne di cibo alle zone della città che ne avevano più bisogno”.

Il progetto di Beer aiutò il governo Allende ad aggirare scioperi e serrate: “I telex - scrive il Guardian - potevano essere usati per ottenere informazioni sui luoghi dove la scarsità era maggiore o dove le persone ancora al lavoro erano in grado di alleviare la situazione. Le sale di controllo di Santiago erano dotate di personale giorno e notte. La gente ci dormiva dentro, pure i ministri del governo”. Anche grazie a Cybersyn, lo sciopero del 1972 non riuscì a far cadere Allende.

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In realtà i 500 telex erano solo uno dei sottoprogetti di Cybersyn. Eden Medina ricostruisce come la visione di Beer comprendesse, oltre al già menzionato Cybestride - il “software personalizzato per controllare le prestazioni della fabbrica” - anche una sala operativa futuristica che rappresentava “il cuore simbolico del progetto”. Sembrava uscita da 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, o da un episodio di Star Trek. Raggruppava in cerchio sette poltrone girevoli dotate di braccioli, posacenere e tastiere, ed era circondata da una parete di monitor controllati dai pulsanti delle poltrone. I monitor non erano Crt e non erano collegati direttamente a computer, ma mostravano e alternavano diapositive elaborate dagli addetti di sala.

Dopo il colpo di Stato dell’11 settembre 1973 i militari di Pinochet scoprirono, non senza stupore, il progetto Cybersyn, compresa la sala operativa, e distrussero tutto. Del sogno socialista informatico di Salvador Allende rimase solo una traccia, questa fotografia.