Cittadini sempre più soli. In manovra si concretizzano ulteriori tagli all’attività dei caf. Fallito il tentativo di posticiparli con un emendamento, altri 21 milioni di euro, come anticipato in tempi non sospetti da Collettiva, prendono il volo, mettendo sempre più in difficoltà i centri di assistenza fiscale nella loro attività più importante e rischiano di lasciare che una parte di cittadini se la debba vedere da sola con la burocrazia e il rischio di fare errori.

In principio fu il governo Renzi

Il decreto legislativo che introdusse la precompilata, ormai quasi dodici anni fa, il numero 175 del 2014, durante il governo Renzi, aveva previsto che, a decorrere dall’assistenza fiscale prestata nel 2015, un decreto del ministero di Economia e Finanza avrebbe dovuto rimodulare i compensi ai centri di assistenza fiscale e ai professionisti abilitati senza incremento di oneri per il bilancio dello Stato e per i contribuenti. E così accadde. Alla fine del 2014, il 29 dicembre, un decreto ministeriale stabilì tre tipologie di compensi, differenziate per annualità. 

A quella previsione di legge, tuttavia, se ne aggiunse un’altra, introdotta con decreto ministeriale del 1° settembre 2016, che confermò la misura dei compensi, ma introdusse un tetto massimo di risorse che per l’anno 2017 era pari a 246.897.790 euro, che, a partire dal 2019, è stato ridotto a 216.897.790 euro.

E siamo ai giorni nostri. Nella scorsa manovra, il governo Meloni ha introdotto ulteriori tagli per gli anni 2025 e 2026, riducendo il tetto massimo delle risorse a 206.052.901 euro – quasi 11 milioni di ulteriori tagli –, disposizione stralciata nel corso della conversione in legge.

Cosa comporta il limite di spesa?

“Il limite di spesa – spiegano ai Caaf della Cgil – comporta che, all’aumentare costante del numero dei modelli 730 trasmessi dagli intermediari, corrisponde una diminuzione del compenso unitario per ogni tipologia di pratica trasmessa. A questo si aggiunge il fatto che, per le dichiarazioni integrative, non spetta alcun compenso, a fronte di maggiori adempimenti e aumento dei costi di produzione”. Eppure, nel recente disegno di legge che anticipa le linee delle manovre che verranno nel prossimo triennio, 2026-2028, “il governo – aggiungono i Caaf – ha previsto un ulteriore intervento volto a ridurre pesantemente i compensi ai centri di assistenza fiscale e altri intermediari”.

Un taglio di 21,6 milioni di euro

“All’articolo 129 del disegno di legge – spiegano i Caaf Cgil – si legge infatti quanto segue: le dotazioni finanziarie iscritte sul capitolo 3845 dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono ridotte di 21,6 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026, relativamente alle attività rese dall’anno 2025. Con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, sono rideterminati i compensi spettanti ai centri autorizzati di assistenza fiscale in misura tale da realizzare i risparmi di spesa di cui al primo periodo”.

Cosa succede con la nuova manovra?

Fallito il tentativo di posticipare i tagli al 2026, “i compensi spettanti per l’attività di assistenza fiscale prestata dai Caf e dai professionisti abilitati nell’anno 2025 – dichiara la presidentessa del Consorzio nazionale dei Caaf Cgil, Monica Iviglia – saranno calcolati sulla base del tetto massimo delle risorse stanziate di 195.297.790 euro, ossia 216.897.790 euro meno i 21.600.000, riduzione del 9,959% rispetto al 2024”.

I compensi saranno rideterminati sulla base del nuovo tetto massimo di spesa e del numero delle dichiarazioni modelli 730/2025 che sarà comunicato al ministero dell’Economia e delle Finanze dall’Agenzia delle Entrate. 

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