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Dal 27 febbraio al 2 marzo torna a Roma, alla Casa internazionale delle donne, la Fiera dell’Editoria Feminism, giunta alla sua nona edizione. Il tema è l’ambiente, in tutte le sue declinazioni: “un orizzonte politico e sociale irrinunciabile che si nutre di pratiche complesse e radicali e di obiettivi di giustizia sociale e intergenerazionale” si legge nella presentazione del programma. Ne abbiamo parlato con Maria Palazzesi, tra le organizzatrici.
Qual è stato il percorso che vi ha portato alla scelta del tema di questa nona edizione?
Noi abbiamo scelto di avere sempre un filo conduttore, un tema da declinare nelle sue varie specificità e articolazioni. Nel tempo abbiamo modificato alcuni concept, per esempio puntando molto sui dialoghi, che per noi rappresentano un’azione politica attraverso cui dare forma a una proposta che viene fuori dal festival. Il tema dell'ambiente è stato per noi sempre centrale, a esso abbiamo dedicato momenti di incontro nelle passate edizioni, perché da donne femministe abbiamo a cuore il modo in cui si sta al mondo e il modo in cui si sta in questo mondo. Quest’anno ci siamo dette che questo tema aveva bisogno di essere messo al centro, perché intorno a esso si gioca la vita del pianeta e di tutte le creature che lo abitano. Non possiamo ignorare quanto le logiche di dominio e di sfruttamento messe in atto dai governi rappresentino un attacco costante alla vita del pianeta. Quando si parla di ambiente, si parla di guerre, di migrazioni, di diaspore, dell'impatto antropico che continua a determinare catastrofi naturali in Italia e in giro per il mondo.
Feminism propone un’interessante lettura di tutti questi fenomeni concatenati, attraverso la lente della questione di genere e dei rapporti di potere. Perché questa chiave di analisi è così importante?
Queste dinamiche non sono una novità, ma con il passare del tempo assumono un livello sempre più imponente e questo ci preoccupa. Tuttavia, io penso che debba anche indurci a opporre una resistenza attiva. Feminism si propone proprio questo: incontro, pratica delle relazioni politiche, costruzione di un modello di dialogo da esportare anche al di fuori del nostro contesto, per produrre azioni di cambiamento e di opposizione. Pensiamo a quello che sta succedendo al livello comunicativo nel mondo: se Trump decide che l’emergenza climatica deve sparire, sparisce, smette di essere nominata. Persino le parole vengono cancellate. Noi crediamo, invece, che tutte le questioni che riguardano la nostra esistenza siano concatenate tra loro, e che nulla di ciò che succede sia casuale. Tra le ragioni del cambiamento climatico, delle migrazioni, dei conflitti, delle catastrofi naturali, ce n’è sempre una: la logica devastante propria dello sfruttamento capitalistico patriarcale, legato al dominio e alla rapina.
Lo abbiamo detto: Feminism è molto più che una Fiera dell’Editoria. Come avete lavorato allo sviluppo del programma?
Nel corso del tempo abbiamo provato a costruire degli spazi di confronto tra le voci di più autrici che, attraverso i loro libri e le loro parole, aprono riflessioni sul tema in questione. Feminism è una fiera di politica culturale, non è una fiera commerciale. Non è un caso che noi scegliamo di concentrarci esclusivamente sulle autrici e sui cataloghi delle case editrici indipendenti. Feminism non si conclude con i giorni del festival ma va oltre, immaginando azioni di resistenza e al contempo di proposta che maturino nel tempo. Il nostro obiettivo è promuovere una creatività intelligente, ponendoci come soggetti autorevoli, non autoritari.
Com’è oggi il mondo dell'editoria al femminile?
Noi siamo una fiera che lavora con gli editori in maniera molto stretta. Con alcuni collaboriamo sin dalla prima edizione, altri si sono aggiunti col tempo. Abbiamo case editrici completamente al femminile, ma anche collane editoriali dedicate ai temi di genere, come Sessismo e razzismo, di Futura Editrice. Se guardiamo al panorama editoriale, ci sembra molto ricco. Quest’anno ci sono arrivate anche delle belle proposte da autrici giovani e di grande qualità. Quello che osserviamo è che, se da un lato è evidente la forte crisi dell’editoria, dall’altro sta emergendo un rafforzamento della partecipazione a momenti collettivi e manifestazioni come la nostra. Una sorta di risveglio, anche da parte dei lettori e delle lettrici, soprattutto da un punto di vista generazionale.
A proposito di generazioni, assistiamo a una forte polarizzazione tra i giovani: da un lato la schiavitù dei social, la gabbia della performatività a tutti i costi, l’isolamento; dall’altro, il desiderio di recuperare nuovi spazi di protesta condivisa nelle piazze, che proprio dal movimento contro il climate change hanno preso le mosse (i Fridays for Future). È d’accordo?
Penso sia un’osservazione giusta. Mi pare che ci sia una generazione di giovani che oggi si affaccia alla società in maniera più politica rispetto a quello che è stato negli anni precedenti, per esempio se si pensa a coloro che oggi sono quarantenni, e che hanno vissuto la giovinezza nel ventennio cupo di Berlusconi. In quegli anni hanno trionfato la volgarizzazione diffusa e anche un certo disinteresse verso la politica. Elementi che hanno posto le basi per la deriva populista a cui assistiamo in questo momento. A cui, però, si oppone la protesta di giovani più consapevoli, per i quali proprio l’ambiente è diventato un tema importante, che li ha spinti a scendere di nuovo in piazza. Non dobbiamo dimenticarci anche della fatica che c’è voluta per ricostruire alcuni tessuti sociali barbaramente distrutti da alcuni eventi storici, come accaduto nel post Genova. Ma certe ferite bisogna provare a curarle, trovare il modo per uscirne e ridarsi forza. In questo le giovani generazioni stanno giocando un ruolo fondamentale, e noi come Feminism vogliamo contribuire a questo percorso.
























