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Unione europea

La lezione dei sindacati

Foto: Photo by Markus Spiske on Unsplash
Martina Toti
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Le confederazioni di Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia reagiscono al veto imposto dai loro Stati per bloccare il Recovery plan e il Multinational financial framework. “Lo stato di diritto - dichiarano assieme - non è un'argomentazione politica, ma il fondamento della nostra democrazia”

L’Unione europea è in stallo sul Recovery fund (anche detto Next Generation Eu) e sul bilancio 2021-2027 e i governi di Mateusz Morawiecki e Viktor Orban non danno segno di voler ritornare sui propri passi: il pacchetto economico che dovrebbe contribuire a rispondere alla crisi provocata dal coronavirus continua a essere di fatto in ostaggio dei leader populisti dell’Est europeo. E mentre dai vertici della Ue si susseguono gli inviti alla ragionevolezza e alla ricerca di una soluzione “accettabile per tutti”, il vero punto di scontro resta un nodo da tempo irrisolto: il rispetto dei principi democratici che Bruxelles vuole porre tra le condizioni per accedere ai fondi europei.

Un passaggio mal digerito da chi come Orban non fa mistero delle proprie pulsioni antidemocratiche. Mentre la Germania cerca la mediazione e il blocco dell’Est attira le simpatie anche della Slovenia, è dal mondo del lavoro che arriva un richiamo durissimo.

A muovere l’appello sono le confederazioni ceche, polacche e ungheresi. “Lo stato di diritto non è un’argomentazione politica”, scrivono in una nota congiunta: "È invece il fondamento alla base della nostra democrazia, dei diritti sindacali e dei lavoratori. È un pilastro senza il quale le nostre società, le nostre economie e i nostri mercati del lavoro non possono funzionare. Un principio che garantisce la pace e il dialogo sociali nei nostri Paesi, in Europa e nel mondo. Non è possibile avere buoni salari e far crescere la convergenza sociale in Europa senza una stabilità giuridica e senza la trasparenza fornita dallo Stato di diritto. Siamo profondamente disorientati dal fatto che governi democraticamente eletti si oppongano a questo principio basilare”.

A questo richiamo fa eco da Bruxelles la Confederazione europea dei sindacati che in un tweet indirizzato alle massime istituzioni comunitarie sottoscrive la profonda preoccupazione espressa dalle quattro sigle ceche, polacche e ungheresi – Čmkos, Opzz, Maszsz, Észt: si accetti l’accordo sul bilancio e sul Recovery Plan compreso il riferimento allo stato di diritto.


"In gioco – spiegano ancora i sindacati – c’è il futuro stesso dell’Unione Europea. Adesso più che mai dobbiamo mostrare unità, solidarietà e comprensione visto che le decisioni che verranno assunte oggi avranno conseguenze senza precedenti sulle generazioni attuali e future”

D'altro canto, come ricordava il presidente di Asvis Enrico Giovannini solo pochi giorni fa durante Futura, la tre giorni promossa dalla Cgil per discutere di lavoro, ambiente e innovazione, il valore di quelle risorse sta tutto proprio nel nome: non solo e non tanto Recovery fund - fondo per ripresa - quanto Next Generation Eu, l'Unione europea della prossima generazione.