Se siete tra i 5,4 milioni circa di clienti italiani di Netflix, questa notizia può esservi utile, perché potrebbe mettervi in condizione di chiedere un rimborso fino a 500 euro. Si tratta di un importo che potreste esservi ritrovati a pagare, vostro malgrado, per il vostro abbonamento alla piattaforma di streaming, e che potreste chiedere di riavere indietro.

Questo è quanto stabilisce la sentenza del Tribunale di Roma, pubblicata qualche giorno fa, in relazione agli aumenti dei prezzi degli abbonamenti di Netflix applicati tra il 2017 e il 2024, ritenuti illegittimi.

Nello specifico, il Tribunale ha dichiarato la nullità delle clausole 3.5 e 6.4 (divenuta 6.5. da gennaio 2024) delle condizioni di utilizzo del servizio Netflix, che disciplinano la modifica unilaterale delle condizioni economiche e normative. Si tratta di un fatto importante, un precedente significativo che segna un punto di non ritorno che influenzerà certamente anche le dinamiche tra utenti e altri OTT.

Quello che emerge da questa sentenza, infatti, non parla solo di costi degli abbonamenti, ma di un disequilibrio, sempre più ampio, tra piattaforme digitali e clienti. È proprio in questo spazio, fatto di rapporti di forza profondamente diseguali, che la sentenza si pone, dichiarando nulle le clausole contrattuali (considerate “vessatorie”) che consentivano alla piattaforma di aumentare i prezzi senza un giustificato motivo.

Pratica, questa, che violava di fatto il Codice del Consumo perché permetteva di ritoccare tariffe e condizioni economiche senza trasparenza né adeguata motivazione. Ma per comprendere meglio il contesto in cui questa sentenza si colloca, forse è utile riportare qualche dato: Netflix ha chiuso il quarto trimestre del 2025 con 325 milioni di abbonati a livello globale. Solo in Italia i clienti sono passata dai 1,9 milioni del 2019 agli attuali 5,4 milioni circa. Mentre i ricavi sono saliti del 18% a 12,05 miliardi di dollari e l’utile del 29% a 2,42 miliardi.

Leggi anche

La società ha attribuito la crescita proprio all’aumento dei prezzi degli abbonamenti, all’incremento degli abbonati, e al maggiore contributo generato dai ricavi pubblicitari (la versione supportata dalla pubblicità, lanciata alla fine del 2022 è arrivata a generare oltre 1,5 miliardi di entrate dagli annunci nell’intero 2025, più del doppio di quanto riportato nel 2024). Una crescita che si prevede continuerà in futuro.

Guardando al 2026, la stessa Netflix ha stimato infatti un fatturato annuo compreso tra 50,7 e 51,7 miliardi di dollari (pari a una crescita del 12%-14% su base annua), trainato (ancora una volta) dall’aumento dei prezzi e degli abbonamenti, nonché da “un previsto raddoppio dei ricavi pubblicitari nel 2026” rispetto all'anno precedente. Ecco, dunque, che a fronte di questi dati appare ancora più coerente la decisione del Tribunale di Roma di intervenire a tutela dei consumatori.

Questo dovrebbe portare a due effetti: il primo è il ritorno dei prezzi degli abbonamenti a quelli inizialmente sottoscritti dagli utenti. Non un fatto di poco conto, se consideriamo che nel 2017 un piano di abbonamento Premium costava 11,99 euro. Ora invece costa 19,99 euro. Quasi il doppio. Il secondo effetto è il rimborso degli aumenti registrati fino a questo momento. Ciò significa che gli utenti abbonati al piano premium già nel 2017 e che negli anni hanno continuato a pagare abbonamenti sempre più salati avrebbero diritto a vedersi restituire circa 500 euro.

Per gli abbonati standard, invece, il risarcimento sarebbe della metà, circa 250 euro. La decisione, inoltre, riguarda anche gli ex abbonati: i rimborsi, infatti, possono essere richiesti anche da chi ha sottoscritto un contratto in passato e lo ha poi interrotto, magari proprio a causa dei rincari. Secondo quanto disposto dal Tribunale, Netflix dovrebbe contattare tutti i suoi clienti, abbonati ed ex abbonati e dare seguito a quanto stabilito dalla sentenza.

L’azienda però ha però già annunciato il proprio ricorso “contro la decisione. In Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane”. La questione resta dunque apertissima.

Vista la posizione dell’azienda, l’iter giudiziario potrebbe essere parecchio lungo. Anche perché parliamo di rimborsi cospicui. Tuttavia, proprio la cifra non proprio irrisoria sembra aver prodotto una sorta di “risveglio” collettivo tra gli utenti di Netflix: sarebbero già oltre 25.000 le persone che hanno manifestato interesse verso la richiesta di risarcimento attraverso l’associazione dei consumatori che ha promosso il ricorso, mediante la compilazione di un form online.

È bene ricordare però che non si tratta della procedura ufficiale per la restituzione delle somme spettanti: serve ad aderire a una possibile, futura class action nel caso in cui Netflix non riduca i prezzi e non restituisca spontaneamente le somme dovute. Va infatti evidenziato che, nonostante l’importanza della sentenza di primo grado, che riconosce il diritto degli utenti coinvolti, non vi è al momento alcun automatismo nell’esigibilità dello stesso.

Se ritenete di essere tra gli interessati potete però intanto accertare quando avete attivato l’abbonamento e attendere i prossimi passaggi, sapendo che la partita giudiziaria non è ancora chiusa. Nel frattempo, il tribunale ha invece ordinato a Netflix di informare gli interessati entro 90 giorni, prevedendo una sanzione di 700 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine di comunicazione.

Leggi anche

Nel dispositivo si legge infatti che Netflix deve:

- pubblicare sul proprio sito internet la sentenza di condanna per un periodo non inferiore a sei mesi “mediante inserimento nella home page del medesimo sito di un banner pop-up di dimensioni appropriate e comunque non inferiori all’annuncio digitale c.d. a mezza pagina secondo le indicazioni fornite in parte motiva o con modalità sostanzialmente equivalenti”;

- informare ciascun utente del diritto di chiedere il rimborso relativamente ai contratti stipulati dal 2017 al gennaio 2024 – per quanto attiene agli aumenti del prezzo dell’abbonamento – e a tutti i contratti stipulati dal 2017 all’aprile 2025 per le eventuali modifiche contrattuali.

Per questo, dopo aver verificato la data di attivazione dell’abbonamento, vi suggeriamo di controllare l’area account del vostro profilo, e di monitorare la posta elettronica, compresa la cartella spam, in attesa di eventuali comunicazioni della piattaforma.

Se siete ex clienti, invece, l’indicazione è di controllare l’eventuale arrivo di e-mail e di raccomandate, perché la decisione del tribunale prevede che siano informati anche coloro che non hanno più un account attivo.

Infine, vi segnaliamo l’esistenza di un modulo, pubblicato sul sito La Legge Per Tutti, che consentirebbe già da adesso di presentare una richiesta di rimborso individuale a Netflix. L’invio può avvenire a mezzo raccomandata a/r alla sede legale italiana in Via Boncompagni 8-10 – 00187 – Roma (RM) o a mezzo pec all’indirizzo losgatosservicesitaly@legalmail.it.

Ma proprio perché la sentenza non prevede il rimborso automatico delle somme indebitamente corrisposte a Netflix e considerando che la società intende appellare la decisione, per ottenere informazioni più dettagliate e un supporto personalizzato nella presentazione della richiesta di rimborso è possibile (e consigliabile) rivolgersi agli sportelli di Federconsumatori presenti su tutto il territorio.

Qualora Netflix non concedesse il rimborso, Federconsumatori intraprenderà tutte le azioni necessarie a tutela dei diritti degli utenti. Insomma la partita è appena cominciata. Chi intende ottenere la restituzione delle somme dovute dovrà sicuramente mettere in conto tempi lunghi. Ma l’entrata in campo di un arbitro, che richiama al rispetto delle regole, è già di per sé un fatto importante. Uno a zero per i consumatori. Palla al centro.

Barbara Apuzzo, Responsabile Politiche e sistemi integrati di telecomunicazioni Cgil nazionale

Leggi anche