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La svolta

Diritti umani al centro

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Cgil, Cisl e Uil soddisfatte del nuovo decreto immigrazione, convertito in legge. Un provvedimento necessario che ci fa uscire, tra l'altro, dalla perversa logica introdotta dai “decreti Salvini". Un primo importante passo nella direzione di un processo vero di riforma delle politiche migratorie

Grande soddisfazione di Cgil, Cisl e Uil per l’approvazione di ieri al Senato del nuovo decreto immigrazione e la sua conversione in legge. "Un provvedimento necessario - scrivono le confederazioni in un comunicato unitario - che ha riportato al centro della nostra legislazione i valori della difesa dei diritti individuali riconosciuti dalle norme internazionali e dalla nostra Costituzione".

Alcune novità inserite nel disegno di legge (la sostanziale reintroduzione del permesso umanitario; l’ampliamento dei casi di convertibilità di permessi di soggiorno in permessi per lavoro; l’iscrizione anche per i richiedenti asilo all’anagrafe; il ripristino di un sistema di accoglienza e integrazione a cui possono accedere anche i richiedenti asilo), "sono un segnale forte di un cambio di passo nella gestione del processo migratorio nel nostro Paese. Un altro passo importante è stato realizzato con la modifica dell’art. 3 comma 4 del Testo Unico sull’immigrazione, che stabilisce che le quote d’ingresso di cittadini stranieri per lavoro non siano più limitate dall’assenza di un piano di programmazione triennale dei flussi, i quali d’ora in poi potranno essere stabiliti sulla base delle esigenze reali del mercato del lavoro".

"Con l’introduzione del permesso per “Protezione sociale” per coloro che presentano seri motivi di carattere umanitario - scrivono Cgil, Cisl e UIl - ci si rivolge ai settori più marginali della società spesso con un lavoro al ‘nero’ ed estromessi dal sistema dei servizi, stabilendo un principio di giustizia e di buon senso riconoscendo il diritto del cittadino straniero di non essere espulso o rimpatriato ma facendolo, piuttosto, emergere dallo stato di assenza di diritti. Altro elemento apprezzabile è l’aver messo il lavoro al centro del processo d’integrazione con la possibilità di poter convertire alcuni permessi di soggiorno legali in permessi per motivi lavorativi".

Le confederazioni considerano questa nuova sensibilità preziosa, in quanto senza lavoro non c’è dignità umana e non c’è integrazione; integrazione che, se ben praticata, tornerà ad essere diffusa sul territorio e socialmente più sostenibile. Come molte esperienze che costituivano il precedente modello (Sprar), le organizzazioni si augurano che il nuovo Sistema di accoglienza e integrazione (SAI) possa essere base per lo sviluppo di una società più solidale e coesa. Inoltre, un grande esempio di civiltà è l’aver modificato le condizioni in materia di respingimento e la possibilità di riconoscimento del permesso di soggiorno per gli stranieri che in patria rischiano persecuzioni politiche, tortura o per ragioni di razza, sesso e religione. Così come è importante, secondo le confederazioni, essere usciti dalla perversa logica introdotta dai “decreti Salvini", che consideravano il salvataggio in mare una colpa da perseguire e non un dovere morale, peraltro, sancito dal diritto internazionale.

Cgil, Cisl e Uil considerano "la nuova legge appena approvata un primo importante passo nella direzione di un processo vero di riforma delle politiche migratorie che sappia definitivamente sostituire l’impianto legislativo esistente: quel Testo Unico sull’Immigrazione del 1998, peggiorato dalla Bossi-Fini nel 2002".

Solo assumendo l’inadeguatezza della legge nel suo complesso e la necessità di un nuovo processo riformatore che sappia garantire eguaglianza, dignità, giustizia sociale compiremo una svolta necessaria nella giusta direzione.