Quanto pesano le parole? E quanto è lungo il cammino verso la libertà femminile? Sono solo alcune delle domande che vengono rilanciate dalle iniziative promosse in questo 25 novembre reso anomalo dalla pandemia che limita gli eventi pubblici e le manifestazioni, ma che non ferma la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Il sindacato ancora una volta scende in campo per quella che è una lotta di civiltà e lo fa attraverso tutti i canali possibili, la rete e i social, i video e i volantini, i contributi artistici che spiegano perché oggi più che mai la violenza va denunciata anche se fa paura. I dati pubblicati negli ultimi mesi testimoniano infatti che sebbene durante il lockdown gli abusi tra le mura domestiche siano aumentati, le denunce sono diminuite. Aumenta la solitudine delle donne: in troppe continuano a subire umiliazioni e violenze. Ma liberare loro significa liberare tutti.

È questo il filo che unisce il manifesto promosso da Anpi, Arci, Cgil, Cisl, Uil, Libera, e realizzato dal maestro Ugo Nespolo e quello disegnato da Anarkikka per il sindacato di Corso d’Italia. La forza di dire “Insieme a te non ci sto più” e il principio per cui “la democrazia passa per la libertà delle donne”.

Lo spiega bene lo striscione che la Cgil Emilia Romagna espone fuori della propria sede “Ogni giorno le donne e gli uomini della Cgil contro la violenza sulle donne”, necessario allora superare gli stereotipi combattendo la disuguaglianza e la violenza di genere come si propone di fare un progetto formativo europeo agenda 2030.

Un video della Cgil Piemonte invece rilancia il tema dell’informazione che deforma e trasforma i carnefici in vittime. Argomento ricorrente e attualissimo dopo il caso della maestra licenziata perché vittima di revenge porn.

Moltissimi i webinar e le dirette facebook. Mentre tanti hanno scelto di affidarsi alle testimonianze delle donne che hanno trovato il coraggio di denunciare. Così ha fatto la Cgil di Roma e del Lazio.

E pure la Cgil Campania che ha raccolto le storie di lavoratrici, come Sara, vittima di violenza, per tornare a chiedere alla Regione sostegno ai centri antiviolenza e all’occupazione. “Sono 82 le donne finora uccisa in Italia. Otto di queste – ha ricordato la confederazione in una nota - sono campane. Durante il lockdown le richieste di aiuto al numero verde 1522 sono aumentate del 73 per cento, a dimostrazione del fatto che non per tutte la casa è un luogo sicuro.

 


Vita e lavoro ai tempi del Covid saranno sotto la lente di ingrandimento in Lombardia come in Liguria, in Toscana come nelle Marche e nel Veneto. Una lente che esaminerà la violenza anche in chiave intergenerazionale grazie al contributo del Sindacato dei pensionati.

In Sicilia è già stato siglato un protocollo con le associazioni delle coop contro la discriminazione e la violenza nei luoghi di lavoro, mentre in Sardegna il protocollo verrà sottoscritto per la promozione di una comunicazione non sessista e libera da stereotipi perché le parole continuano a pesare tantissimo se ancora di questi tempi un giornalista può permettersi di commentare la vicenda dell’imprenditore Alberto Genovese, accusato di stupro, scrivendo che “lo status di stuprata e di puttanella possono anche convivere”.  

E proprio del peso di parole come queste si discuterà nell’iniziativa online promossa dalla Flc Cgil nazionale alla quale interverranno Susanna Camusso e Laura Boldrini nel pomeriggio, dopo aver partecipato al mattino all’evento organizzato dalla Fp Cgil assieme alla segretaria generale della categoria Serena Sorrentino.

"Ad uscire sconfitti siamo proprio noi uomini che non riusciamo a fare i conti con la nostra cultura patriarcale, che apprendiamo già da quando siamo bambini e spesso inconsapevolmente ci portiamo dietro nei rapporti che costruiamo con le nostre compagne, nelle nostre famiglie, con le colleghe nei luoghi di lavoro. - Scrive infine in una lettera aperta il segretario generale della Flai Cgil Giovanni Mininni sulla pagina facebook della categoria - Ci viene più semplice esercitare il potere, la forza, invece di mettere al centro dei rapporti i nostri limiti, la nostra vulnerabilità, scommettere sulla fatica del confronto ed anche del conflitto con l’altra persona per liberare la ricchezza che nasce da un rapporto da pari a pari. Perciò questo problema non si risolverà se noi uomini non lo assumiamo come una nostra priorità".

Posizione condivisa anche dal Silp Cgil. Sottolineando l'incremento delle violenze domestiche, il sindacato che tutela poliziotte e poliziotti denuncia: “Le rappresentazioni stereotipate di uomini e donne sono un problema culturale e non solo. Oggi più che mai questi modelli discriminatori e prodromici alla violenza di genere sono inaccettabili”. 

Per un elenco completo delle iniziative si rimanda alla pagina facebook del Dipartimento politiche di genere della Cgil nazionale Belle Ciao.