“Un uomo politico attivo, un militante” non accetta doni dalla controparte. Non per superbia né per “onestà interiore”, ma perché la politica ha delle esigenze. È per questo motivo, “per preventiva tutela della mia dignità politica”, che Giuseppe Di Vittorio alla vigilia di Natale del 1920 restituisce al latifondista di Cerignola il pacco regalo che questi gli aveva fatto recapitare a casa. La lettera di accompagnamento per il viaggio di ritorno di quel dono è stata ritrovata, autografa, nel 2007.

“La dignità. Lettera di Giuseppe Di Vittorio”

Un documento intorno al quale il sociologo, saggista, scrittore e regista Marcello Colopi ha scritto un libro e un monologo dal titolo “La dignità. Lettera di Giuseppe Di Vittorio” (con le musiche del maestro Antonio Piacentino). Lo spettacolo sarà messo in scena, per iniziativa della Cgil Lecce, della Flai Cgil Lecce e della Fondazione Placido Rizzotto, martedì 14 aprile alle ore 16 nel Teatro Comunale di Nardò (ingresso gratuito su prenotazione al numero 3289150862, fino a esaurimento posti). Porteranno il loro saluto il segretario generale della Cgil Lecce, Tommaso Moscara, il segretario generale della Flai Cgil Lecce, Alessandro Fersini, il presidente della Fondazione Placido Rizzotto, Jean-René Bilongo, la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, e la segretaria nazionale della Flai, Tina Balì.

Un vero e proprio manifesto di dignità

Quel 24 dicembre di 106 anni fa, quando il biennio rosso si stava per dipingere di nero e la violenza fascista ai danni di militanti socialisti e del sindacato cominciava a farsi sempre più cruenta, Di Vittorio senza volerlo offrì una lezione di vita che ancora risuona per la propria potenza evocativa. Il monologo racconta la genesi e l’evoluzione di quella lettera, un vero e proprio manifesto di dignità, scritto da un bracciante e dirigente sindacale che lottò per l’emancipazione degli oppressi. Nel 1920, a 28 anni, Di Vittorio non è ancora il leader del sindacalismo mondiale, ma ha già collezionato esperienze di vita forti: la morte del padre, il lavoro nelle campagne a 9 anni, ha imparato da solo a leggere e scrivere, ha guidato scioperi nelle campagne di Cerignola, diretto la locale Camera del Lavoro, combattuto in guerra ed è ormai un politico socialista militante. Qualche mese dopo quel Natale, sarà incarcerato e poi liberato grazie all’elezione in Parlamento. Con l’avvento del fascismo sarà poi condannato. Vivrà in esilio in Francia, dove la Gestapo lo catturerà nel ’41. Viene recluso a Ventotene. Diventa simbolo dell’antifascismo e della Resistenza. Padre costituente, partigiano, antifascista, parlamentare del Pci, nel 1944 fonderà la Cgil, di cui resterà segretario generale fino al giorno della sua morte, il 3 novembre 1957 (sarà anche il primo presidente italiano della Federazione sindacale mondiale).