La sua voce sottile, la chitarra imbracciata come un’arma di pace. La certezza che in lei respirasse a ogni suono e ad ogni passo l’intero repertorio vivente della musica popolare. E quando la musica è popolare spesso racconta le storie delle lavoratrici e dei lavoratori. Nella nostra storia giornalistica abbiamo avuto il piacere di incontrare in più occasioni Giovanna Marini. E  proprio attraverso le sue stesse parole vogliamo ricordarla e omaggiarla.

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Ci ha insegnato i canti delle mondine, degli emigranti, dei lavoratori, dei partigiani, sempre vigile e attenta alle lotte degli ultimi, dei diseredati

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Se n’è andata già da qualche giorno, ma sembra ancora impossibile che non la vedremo più in tutti quei luoghi dove ci si ritrova insieme per ricordare, o per confrontarsi, o ancora per rivendicare giustizia e diritti in egual misura per tutti. Ha cantato i braccianti, gli operai, le donne al lavoro. Ha preso un’intera tradizione di canto orale e l’ha traghettata verso un secolo nuovo.

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