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Il cinema è resistenza. Lo dice dal palco, all’apertura di Cannes numero 79, l’attrice maliana Eye Haidara: “A voi tutte e tutti che tentate di resistere, qui e altrove, buonasera e benvenuti”. Lo ripete Jane Fonda, forte della sua storia d’impegno fin dalla guerra del Vietnam: “Il cinema è sempre stata resistenza”, esorta l’attrice levando al cielo il pugno. E le 600 firme raccolte sulle colonne di “Libération”, con Juliette Binoche, Raymond Depardon, Sepideh Farsi in testa, tra i tanti nomi dell’intero comparto cinematografico, lo ribadiscono.
La resistenza contro il milionario Vincent Bolloré
È davvero una nuova resistenza quella che si sta profilando in questi giorni di festival. Resistenza, molto concreta soprattutto, contro il milionario francese di estrema destra Vincent Bolloré che, dopo aver messo le mani sul comparto editoriale più prestigioso (Grasset/Hachette), sta proseguendo con quello cinematografico di cui possiede già una fetta determinante. La mobilitazione si chiama "Zapper Bolloré" col doppio senso voluto: "cambiare canale" e, simbolicamente, spegnere la sua ingerenza sulla cultura. Referente diretto del Rassemblement National, Bolloré ha preso il controllo di Canal+ e delle sue filiali, tra cui StudioCanal, primo gruppo europeo di produzione cinematografica. Da ottobre scorso, inoltre detiene anche il 34% di Ugc, terza rete francese di sale, con l'obiettivo di arrivare al controllo totale entro il 2028.
L’uomo d’affari che controlla il cinema francese
La chiamata a raccolta del collettivo sta avendo una grande eco. Poiché la minaccia è enorme: "Dietro il suo abito da uomo d’affari – scrivono nella lettera-appello –, il miliardario non nasconde di portare avanti un progetto di civiltà reazionario di estrema destra, attraverso le sue reti televisive come CNews e le sue case editrici. Se l'influenza di questa offensiva ideologica sul contenuto dei film è stata per il momento discreta, non ci facciamo illusioni: non durerà”. Presto Bolloré sarà in grado di controllare l'intera filiera del cinema, dal finanziamento alla distribuzione sul grande e piccolo schermo.
Le Pen e lo smantellamento dell’arte pubblica
Nei programmi lepeniani, non è un mistero, c’è lo smantellamento degli enti cinematografici pubblici, a partire dal Centro Nazionale per il Cinema (Cnc): struttura di coordinamento e finanziamento del cinema pubblico, ed esempio di buone pratiche svincolate dalla politica, che da noi è stato preso spesso a modello per riforme della legge cinema mai portate a termine. "Non rischiamo solo l’omologazione dei film – avvertono i firmatari – ma una presa di controllo fascista sull'immaginario collettivo”. Proprio come da noi stanno tentando di rendere pratica i nostri ministri, tagliando al cinema e alla cultura in generale.
Le destre reazionarie e la paura della cultura dall’Europa agli Usa
Con esiti disastrosi come nel caso del film su Regeni. Negli States, del resto, si susseguono (anche lì) raccolte di firme di registi e attori da Oscar, contro lo strapotere nel settore di Donald Trump, il cui ultimo affondo è rappresentato dalla fusione Warner-Paramount. La battaglia culturale, insomma, riguarda tutti. Ed è bello e importante, infatti, che a Cannes sia presente anche quest’anno il Padiglione della Palestina. Cinque giorni di iniziative, rassegne e incontri proprio per fare rete e convogliare concretamente la solidarietà internazionale.
Il “Gaza International Women’s Cinema Festival”
Così come per quel miracolo che è il “Gaza International Women’s Cinema Festival”, rassegna cinematografica nata nel cuore della Striscia, in mezzo alle macerie e che, proprio in questi giorni, sta offrendo un laboratorio con diploma in produzione cinematografica alle donne palestinesi. Perché il cinema, davvero, è resistenza.
























