L’annuncio dei 30 esuberi nello stabilimento Versalis di Ferrara accende l’allarme anche a Ravenna. La Filctem Cgil territoriale parla apertamente di un rischio domino destinato a colpire tutti i siti della chimica di base italiana dopo le scelte industriali compiute da Eni. Per il sindacato, quanto sta avvenendo nel polo ferrarese rappresenta la conferma di uno scenario denunciato da mesi: meno produzione interna, maggiore dipendenza dall’estero e conseguenze pesanti sull’occupazione.

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“Le conseguenze che avevamo previsto stanno arrivando”

Per Fabio Rossi, segretario generale della Filctem Cgil Ravenna: “Quanto sta avvenendo nella vicina Ferrara ci preoccupa anche per i possibili riflessi sulle lavoratrici e lavoratori del petrolchimico della nostra città”, afferma. Rossi ricorda che già nel dicembre 2024 il sindacato aveva contestato la decisione di Versalis di abbandonare la tecnologia dei cracking con la chiusura dei siti di Brindisi e Priolo.

Secondo la Filctem, quella strategia avrebbe inevitabilmente prodotto una riduzione della chimica di base in Italia e una redistribuzione degli esuberi lungo tutta la rete produttiva del gruppo. “Avevamo detto che il Paese sarebbe diventato sempre più dipendente dall’estero per le materie prime e che ci sarebbe stato un effetto domino sull’occupazione”, sostiene Rossi. Una posizione ribadita nei mesi successivi con iniziative pubbliche e presidi davanti ai cancelli del petrolchimico ravennate.

Fabio Rossi, segretario generale Filctem Cgil Ravenna

Lo scontro con Eni e con chi ha firmato il protocollo

Nel mirino del sindacato finiscono anche il Governo e il protocollo siglato tra Eni e altre organizzazioni sindacali, documento che Cgil, Filctem e Regione Emilia-Romagna decisero di non sottoscrivere. Rossi parla di un’intesa “palesemente disattesa” e accusa chi la firmò di avere difeso le scelte aziendali invece dei posti di lavoro.

La critica si allarga alla strategia industriale di Versalis, accusata di inseguire “progetti fumosi” e logiche finanziarie più che produttive. “Le ripercussioni sono arrivate alle porte di casa nostra”, afferma Fabio Rossi, sottolineando il dato che pesa di più: 30 esuberi su 313 dipendenti nel sito di Ferrara. Da qui la domanda che attraversa ora il petrolchimico ravennate: “Quando arriverà un annuncio simile anche per Ravenna?”.

Il timore della deindustrializzazione

La Filctem Ravenna annuncia nuove iniziative di mobilitazione per coinvolgere lavoratori, istituzioni e opinione pubblica. Il timore espresso dal sindacato va oltre il singolo stabilimento e riguarda il futuro dell’intera filiera industriale italiana.

Per Rossi, l’abbandono della chimica di base rischia di aprire una fase di deindustrializzazione con effetti a catena sull’economia nazionale e sull’occupazione. Un processo che, secondo il sindacato, non riguarda più soltanto i poli storici del Sud ma ora tocca direttamente anche l’Emilia-Romagna, uno dei territori simbolo della produzione chimica italiana.