Piove sul bagnato. A Siena un’altra grande vertenza colpisce la situazione del lavoro. Nella provincia già messa a dura prova dai casi ormai noti dell’industria manifatturiera e alimentare, questa volta è il commercio legato alla grande distribuzione a mettere a rischio l’occupazione. Ai 56 addetti di un magazzino “Acqua & Sapone” arriva anche la solidarietà del rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, che, condanna l’idea arcaica della proprietà del lavoro che muove la decisione del ‘padrone’ di delocalizzare, “il lavoro è mio – dice Montanari – e lo sposto come e quando voglio”, una considerazione del lavoro così lontana da quella che ne ha la nostra Costituzione.

Per oltre 50 famiglie futuro a rischio

E così accade che il futuro di oltre 50 famiglie è a rischio perché il nuovo grande investitore internazionale, detentore di Cesar S.p.A., che ha acquisito la maggioranza del brand ‘Acqua & Sapone’ – realtà fino a poco tempo fa frammentata tra diversi soci e oggi, insieme al marchio La Saponeria, presente in diciannove regioni – prevede lo smantellamento del sito distributivo toscano di Casa del Corto, a Piancastagnaio, alle pendici del Monte Amiata. 

“Questo è quanto emerso – scrivono Filcams Cgil, Fisascat Cisl Siena e Uiltucs Toscana – dall’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori di Logimer Srl, riuniti su convocazione di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, per essere aggiornati sull’esito del primo incontro con Cesar S.p.A., a seguito della comunicazione di incorporazione – tramite fusione – delle controllate Logimer Srl e M.D.M. Srl. Le ipotesi di ricollocazione prospettate nei punti vendita risultano, alla luce della conoscenza del territorio e della rete commerciale, del tutto inadeguate e prive di concretezza”.

Dopo un iniziale momento di sgomento e incredulità, le maestranze hanno reagito con determinazione, dando mandato alle organizzazioni sindacali di rendere subito pubblica la gravità della situazione, di sensibilizzare l’opinione pubblica e di coinvolgere tutte le istituzioni affinché si attivino con urgenza per scongiurare la chiusura del sito. È stata inoltre avanzata una richiesta chiara e ferma a Cesar S.p.A.: rivedere il piano industriale e garantire la continuità del magazzino di Piancastagnaio, presidio produttivo attivo da oltre 30 anni, che con professionalità, qualità e dedizione ha contribuito in modo determinante alla crescita e alla notorietà del marchio ‘Acqua & Sapone’ nell’Italia centrale.

Il confronto

Dopo l’ultimo incontro istituzionale svoltosi presso il Comune di Piancastagnaio, convocato dalla Regione Toscana, il 6 maggio scorso, i sindacati hanno espresso forte preoccupazione. Nel confronto, le ipotesi prospettate dall’azienda, comprese soluzioni di trasferimento a lunga distanza dal sito produttivo, risultano al momento particolarmente critiche per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti: trasferire i dipendenti alle distanze prospettate, non può essere una soluzione concordabile. “Si tratta di una situazione che richiede senso di responsabilità sociale e un impegno concreto da parte di tutti i soggetti coinvolti per individuare soluzioni realmente sostenibili – si legge nella nota sindacale –. In un territorio complesso come quello dell’Amiata, la salvaguardia dell’occupazione assume un valore strategico non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale, considerando le difficoltà che l’area affronta da anni in termini di spopolamento e riduzione delle opportunità lavorative”.

Le organizzazioni sindacali riconoscono il ruolo svolto dalla Regione Toscana nel favorire la prosecuzione del confronto e accolgono positivamente la convocazione di un nuovo incontro fissato per il prossimo 26 maggio. “Il proseguimento della trattativa dovrà però concentrarsi in modo concreto e coordinato su tre elementi fondamentali – secondo i sindacati –: percorsi di ricollocazione sostenibili, strumenti di accompagnamento al pensionamento e un progetto credibile per il futuro del sito di Piancastagnaio, anche attraverso eventuali percorsi di reindustrializzazione”. Per le organizzazioni resta essenziale che Cesar S.p.A. partecipi attivamente alla costruzione di soluzioni condivise, assumendo pienamente la propria responsabilità nella gestione di questa fase.

Nel frattempo, “è indispensabile garantire la piena operatività del sito durante tutto il percorso di confronto, assicurando continuità lavorativa, regolare attività logistica e adeguati flussi operativi. È fondamentale evitare situazioni che possano compromettere ulteriormente la prospettiva del sito. Qualunque soluzione dovrà inoltre prevedere adeguate tutele per tutte le 56 posizioni lavorative attualmente presenti, attraverso strumenti che garantiscano equità, sostenibilità e rispetto delle persone coinvolte”, concludono le sigle di rappresentanza.

Pronti alla mobilitazione

Le lavoratrici e i lavoratori hanno ribadito con forza la propria volontà di difendere il posto di lavoro e il futuro del territorio: sono pronti a promuovere e sostenere ogni iniziativa di mobilitazione, nel rispetto della legalità, qualora l’azienda dovesse proseguire nel proprio intento di chiusura. In assenza di segnali concreti, la mobilitazione è destinata a crescere. Le 56 famiglie direttamente coinvolte, insieme all’intero indotto locale che verrebbe duramente colpito, non sono disposte ad accettare una decisione che non nasce da una reale crisi aziendale – essendo il Gruppo in buona salute – ma da una logica di profitto spinta oltre ogni limite.