In vita e in morte di una delle figure più importanti della storia contemporanea del nostro paese. Arrivederci Berlinguer! arriva in sala per un evento speciale di tre giorni. Il film riprende alcuni frammenti dello storico L’addio a Berlinguer, realizzato durante i funerali del segretario del Pci da alcuni dei più importanti registi italiani, per combinarli con alcune immagini dell’Aamod (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) che catturano il politico in tutta la sua vitalità. Tutto cucito dalla colonna sonora di Massimo Zamboni, chitarrista dei Cccp. Ne abbiamo parlato con i registi, Michele Mellara e Alessandro Rossi. 

Berlinguer è stato una figura iconica e fonte di ispirazione per molti giovani che lo hanno conosciuto e per le generazioni successive che hanno vissuto nel suo mito. Può ancora essere così per le giovani generazioni di oggi?

Berlinguer è stato un punto di riferimento imprescindibile nell'immaginario del vasto popolo di sinistra in Italia, ma anche di chi probabilmente non avrebbe mai votato il partito comunista. Molti giovani e giovanissimi si sono riconosciuti in lui. Forse questo è dovuto ad un insieme di fattori, tra questi, la grande capacità comunicativa di Berlinguer in grado di arrivare ad ogni strato sociale, la sua rettitudine morale, la sua coerenza politica, le battaglie da lui sempre sostenute a favore dei diritti dei lavoratori, delle donne e degli ultimi nella scala sociale. Il fatto poi della sua morte precoce ha cristallizzato il ricordo del leader in un'aura eroica romantica che sicuramente può attrarre anche i giovani di oggi. Sarebbe auspicabile che i giovani riscoprissero questa figura, fondamentale per interpretare la storia politico culturale della nostra Repubblica.

Perché, invece, in registi come voi, ma più in generale nel mondo della cultura, la figura di Berlinguer suscita ancora tanto interesse?

Perché forse può essere interpretato come un eroe cinematografico o letterario, un uomo che compie grandi imprese – l'allargamento del consenso del Pci sotto di lui arriva a livelli altissimi – e che sul più bello, durante un comizio a Padova, muore. Un eroe tragico. E un eroe lascia sempre dietro di sé un lascito di azioni e comportamenti e approcci alla realtà che sono da stimolo e da esempio per tutti quanti.

Arrivederci Berlinguer è un documentario d'archivio. La grande forza di questo genere è quella di reinterpretare le immagini del passato, smontarle, rimontarle, ma soprattutto, fornire nuove chiavi di lettura della storia. 

La storia è sempre contemporanea. La si guarda sempre dal presente. Il nostro punto prospettico incide ed in parte forgia ciò che guardiamo. Questo è un dato che va tenuto ben presente quando si lavora con gli archivi. In Arrivederci Berlinguer! l'archivio è stato messo a servizio, o guidato, verso alcuni elementi narrativi che ci affascinavano molto: uno di questi è la folla oceanica che si riversò a Roma per il funerale di Berlinguer. Mai nessun funerale di un leader politico della nostra Repubblica fu tanto partecipato. Un altro elemento è il Berlinguer in azione: durante i comizi, nell'incontro con i militanti, sul referendum in cui si batte per non abolire il divorzio, mentre racconta della sua prima tessera comunista in Sardegna.

La vostra scelta è stata di mettere insieme ad alcuni estratti che raccontano il commiato all'amatissimo leader con le immagini dell'Aamod che lo ritraggono in tutta la sua forza vitale. Questa è un'altra delle grandi potenzialità di un film di montaggio come il vostro, perché restituisce una storia completa, un'immagine a tutto tondo del personaggio Berlinguer. Che percorso avete scelto di seguire nella selezione delle immagini e dei frammenti?

Assieme agli archivisti e ricercatori di Aamod abbiamo selezionato alcuni momenti della vasta presenza di Berlinguer sui medi o nei filmati di partito, basandoci su quanto ci sembrava più adatto da un lato a mostrare la sua disponibilità al dialogo con la “base” e dall’altro la sua capacità di confrontarsi su temi che sono ancora attualissimi: la famiglia, il rapporto Nord e Sud del mondo, la necessità di superare il capitalismo, la necessità di aggiornare sempre la lotta verso lo sfruttamento e l’ingiustizia sociale.

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L'addio a Enrico Berlinguer è il film corale sui suoi funerali realizzato da buona parte del meglio della cinematografia italiana. Quel tipo di registi non esistono più? Quel tipo di politici non esistono più? O è un rapporto di reciprocità tra i due mondi che è venuto meno?

La fine drammatica del sistema dei partiti ha lasciato dei profondi vuoti nel rapporto fra cittadinanza e politica. I partiti garantivano, ovviamente con limiti e problemi, una mediazione proficua fra i singoli, le masse e la rappresentanza, In tutti i settori questa dialettica era presente soprattutto per partiti di massa come la Dc e il Pci. Esisteva poi una spinta a riconoscersi sempre come soggetti collettivi: i registi, i minatori, le operaie tessili e così via e quindi la politica, il dibattito politico era parte integrante del vivere quotidiano. Senza i partiti e senza altri corpi intermedi in grado di sostituirli tutto questo è svanito quasi completamente.

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Com'è lavorare con le tecnologie di oggi su filmati come quelli girati in pellicola di un tempo che avete utilizzato voi?

Lavorare con gli archivi è un po’ come fare delle sedute spiritiche, si evocano spettri, volti e corpi di individui, ma anche strade e piazze di città che sono ormai solo frammenti luminosi sulla pellicola. Il digitale li avvolge come l’ambra avvolge gli insetti ormai scomparsi: li rende lucidi, brillanti, preziosi. Ma quegli insetti non esistono più.