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Il maestro

Arturo Toscanini: la musica ribelle che non si piegò mai al fascismo

Il maestro Arturo Toscanini
Ilaria Romeo
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La sera del 14 maggio 1931 Arturo Toscanini si trova al Teatro comunale di Bologna per dirigere un concerto in memoria di Giuseppe Martucci, pianista, direttore d’orchestra e compositore, direttore emerito dell’orchestra bolognese alla fine dell’Ottocento. Nonostante le pressioni ricevute rifiuta di eseguire Giovinezza e la Marcia Reale in onore di Leandro Arpinati, ducetto locale, grande amico di Mussolini e di vari altri gerarchi tra cui Costanzo Ciano - padre di Galeazzo - e per questo viene violentemente aggredito. Lo salverà dal linciaggio il suo autista, affrontando gli aggressori e riportandolo in albergo, dove il maestro sarà però raggiunto da un seguito di facinorosi che gli intimerà di lasciare subito la città.  

Secondo alcuni a schiaffeggiare Toscanini fu Leo Longanesi, inventore del motto "Mussolini ha sempre ragione". È una tesi non suffragata da fonti certe e da molti confutata, ma è un fatto che il giornalista su Libro e moschetto nello stesso anno sfogherà il suo livore scrivendo in prosa futurista che “il maestro celebre, dopo la sua morte sarà come tutti gli uomini destinato a marcire (…) uomo schifoso (…) un rudere che molta gente, di dentro e di fuori, avrebbe voluto divenisse il deposito escrementizio di tutte le loro acidose e putrefacenti ire isteriche. (…) Gli osservo sulla guancia le impronte (ora metaforiche) dello schiaffo bolognese che lo fa degno del mio compassionevole sguardo e gli sputo negli occhi”. 

Toscanini era di idee socialiste e agli albori del fascismo aveva anche accettato la proposta di Mussolini di candidarsi alle elezioni politiche del 1919 nella lista dei Fasci di combattimento, ma di fronte alla torsione a destra del duce ed all’uso spregiudicato della violenza come arma politica, cambierà immediatamente idea, divenendo un dei suoi più ferrei oppositori fin dai tempi della Marcia su Roma.

Nonostante le ritorsioni, le pressioni e le minacce (subirà anche provvedimenti come lo spionaggio delle telefonate e della sua corrispondenza e il ritiro temporaneo del passaporto allargato alla sua famiglia), il direttore non si piegherà mai al regime, rinunciando a dirigere orchestre in Italia fino a che il fascismo fosse rimasto al potere. Il maestro romperà ogni tipo di relazione anche con la Germania nazista sin dal 1933, abbandonando il festival wagneriano di Bayreuth, e nel 1938, dopo l’Anschluss dell’Austria da parte della Germania, anche il festival di Salisburgo, nonostante gli inviti a restare.Sempre nel 1938, a causa delle ‘leggi razziali’, abbandonerà l’Europa per trasferirsi negli Stati Uniti.

“Sento la necessità di dirle quanto l’ammiri e la onori - gli scriverà Albert Einstein - Lei non è soltanto un impareggiabile interprete della letteratura musicale mondiale. Anche nella lotta contro i criminali fascisti lei ha mostrato di essere un uomo di grandissima dignità. Sento pure la più profonda gratitudine per quanto avete fatto sperare con la vostra opera di promozione di valori, inestimabile, per la nuova Orchestra di Palestina di prossima costituzione. Il fatto che esista un simile uomo nel mio tempo compensa molte delle delusioni che si è continuamente costretti a subire”.

Negli Stati Uniti, l’università di Georgetown gli conferisce la laurea honoris causa e appositamente per lui viene costituita la Nbc Symphony Orchestra, formata dai più virtuosi musicisti americani, diretta ininterrottamente dal maestro dal 1937 al 1954 su radio e televisioni nazionali.

“Popolo d’America - scriveva in una lettera aperta pubblicata sulla rivista Life Magazine il 13 settembre 1943 - fummo costretti nel ruolo di nemici da un uomo vizioso e malvagio, Mussolini (…) solo il Re d’Italia e il suo tirapiedi, Badoglio, entrambi uomini spregevoli, sono vostri nemici e intendono continuare questa guerra. Sono legati dall’alleanza con la Germania (…) non possono essere i rappresentanti del popolo Italiano; non possono in alcun modo stringere pace con gli Alleati in nome dell’Italia, così tradita da loro”. Dopo aver diretto sui campi di battaglia, a pochi passi dalle trincee durante la Prima Guerra mondiale e nei luoghi distrutti dall’orrore durante la Seconda, Toscanini rientrerà in Italia nel 1946 e l’11 maggio dirigerà lo storico concerto di riapertura della Scala, il concerto della liberazione.

 Nel 1949 il presidente Einaudi lo nomina senatore a vita. Nominato il 5 dicembre 1949, comunicherà le sue dimissioni due giorni dopo. “È un vecchio artista italiano, turbatissimo dal suo inaspettato telegramma che si rivolge a lei e la prega di comprendere come questa annunciata nomina a senatore a vita sia in profondo contrasto con il suo sentire e come egli sia costretto con grande rammarico a rifiutare questo onore - scriverà da New York al presidente Luigi Einaudi - Schivo da ogni accaparramento di onorificenze, titoli accademici e decorazioni, desidererei finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l’ho sempre percorsa. Grato e lieto della riconoscenza espressami a nome del mio Paese pronto a servirlo ancora qualunque sia l’evenienza, la prego di non voler interpretare questo mio desiderio come atto scortese o superbo, ma bensì nello spirito di semplicità e modestia che lo ispira accolga il mio deferente saluto e rispettoso omaggio”.