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I nostri suggerimenti

Dalla Resistenza al cinema sul lavoro

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La Parigi occupata secondo Jean-Paul Sartre. Si apre online il Working Title Film Festival, interamente dedicato a questo tema. "Lo stradone" di Francesco Pecoraro, un grande scrittore italiano

 

IL LIBRO
Jean-Paul Sartre, Parigi occupata, traduzione e cura di Diana Napoli, il melangolo 2020. 
Per la prima volta raccolti insieme in Italia, i saggi del filosofo francese raccontano Parigi immediatamente dopo la liberazione dai nazisti nel 1944. Pubblicati originariamente tra il 1944 e il 1945, mentre la stella di Sartre ascendeva e JPS diventava rapidamente una celebrità, questi testi spaziano dalla lucida e avvincente descrizione di Parigi sotto l'occupazione tedesca al senso di colpa per le condizioni imbelli e d'impotenza della stagione 1940-1944, fino all'orgoglio per la Resistenza francese. Nel volume anche i ritratti indimenticabili degli intellettuali compromessi con gli occupanti: un'intera galleria di collaborazionisti e antisemiti, che la vittoria degli Alleati avrebbe spazzato via (d.o.).

IL FESTIVAL
Dal 1° al 15 ottobre la kermesse di cinema del lavoro
Il Working Title Film Festival di Vicenza al tempo del Covid non arretra, anzi rilancia: ben 59 film in concorso nella manifestazione che si può vedere interamente in streaming online. Qual è la particolarìtà di questo festival? È l'unico in Italia interamente dedicato al tema del lavoro, che ogni titolo tocca in modo frontale o laterale: già per questo risulta imperdibile. Qui il programma e qui il sito ufficiale per seguirlo (e.d.n.).

IL ROMANZO
Lo Stradone di Francesco Pecoraro, Ponte alle Grazie, 2019
La Città di Dio, il Quadrante, la Sacca: Francesco Pecoraro si muove evocando più che nominando direttamente. Ma dietro questi nomi si nasconde Roma, più specificamente la sua periferia nord-ovest: terra di argille e fornaci, una borgata non borgata, una piccola Russia – la leggenda narra persino di una visita di Lenin – disgregata miseramente quando l’ultima delle fornaci Hofmann si spegne lasciando dietro di sé le ceneri di una classe operaia che via via si imborghesisce e si incontra “a metà strada” con i piccoli borghesi decaduti e dislocati. Classe a cui appartiene il narratore, ex comunista e socialista, in costante e infinita discesa verso una disillusione che ormai lo porta solo a osservare per cercare di capire la rovina avvenuta, tra un caffè cattivo e l’altro del Bar Porcacci. (s.i.)