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La mostra

Non numeri ma persone

© Marco Merlini 
Foto: Marco Merlini
Simona Ciaramitaro
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A Firenze sono in mostra le fotografie che raccontano la vita di uomini e donne che hanno perso la vita sul lavoro nell'allestimento dell'associazione Ruggero Toffolutti

"Non numeri ma persone - Parole e immagini di chi ha perso la vita sul lavoro", è la mostra fotografica che può essere visitata sino al 4 di settembre a Firenze nello spazio espositivo C.A.Ciampi di Palazzo del Pegaso. L'allestimento, patrocinato dalla Regione Toscana, porta la firma dell'Associazione nazionale Ruggero Toffolutti, che prende il nome da un giovane operaio morto per un infortunio alla Magona di Piombino nel 1998 e da allora attiva ininterrottamente.

Presidente onoraria dell'associazione e coautrice della mostra insieme a Yuri Leoncini, è la madre di Ruggero Toffolutti, Valeria Parrini, la quale ci ricorda che "dietro le statistiche ci sono le persone, con i loro sogni, le loro ambizioni e la loro vita, ed è questo che l'esposizione si prefigge di mostrare". Un'opera di sensibilizzazione (che ha avuto la sua prima edizione nel 2009 a Piombino) su di un problema drammatico che affligge il nostro Paese, quello delle morti sul lavoro, e che anche in questo anno, nonostante  lo stop di numerose attività causato dalla pandemia, ha visto morire nei luoghi di lavoro 365 persone (dati dell'Osservatorio indipendente di Bologna al netto dei decessi per Coronavirus). 

Le fotografie ritraggono uomini e donne vittime del lavoro nei momenti sereni della propria vita, talvolta in compagnia di familiari, e sono immagini gioiose, testimonianze di vite spezzate. Immagini corredate da didascalia e da un piccolo cameo poetico, ci dice Parrini, raccontandoci poi la sua personale storia. Il 17 marzo del 1998 il figlio ruggero muore stritolato in un ingranaggio di una ditta d'appalto: "Non abbiamo potuto nemmeno ricomporre la salma e vestirlo - racconta la madre - e da allora mio marito e io ci siamo impegnati fortemente per costituire questa associazione e fare in modo che nessuno si scordasse quanto accaduto a mio figlio e quanto continua ad accadere a tanti altri lavoratori".

"Noi non vogliamo piangerci addosso - prosegue -, ma lasciare fuori la retorica, suscitando empatia e non pietà, per riuscire a sensibilizzare con ogni strumento non violento". Ed è per questo che l'Associazione Toffolutti, nata anche con il contributo dell'avvocato Giorgio Bellotti, che svolgeva consulenze anche per la Cgil di Firenze, oltre a dare vita a convegni e a intervenire nelle vicende che riguardano gli infortuni mortali sul lavoro, organizza incontri nelle scuole e attività artistiche e sportive che tendano a divulgare la cultura della sicurezza, ma a tutti i livelli di responsabilità, dalle imprese alle istituzioni, dal singolo cittadino al sindacato.  

Secondo Valeria Parrini è necessario inoltre che ci siano norme più stringenti e concorda con la richiesta della Fillea Cgil che venga istituito il reato di omicidio sul lavoro, perchè, dice, "la prevenzione si fa anche con la repressione". Le responsabilità sono diffuse a tutti i livelli, ma "le autorità non possono limitarsi allo sdegno post mortem e poi magari tagliare le protezioni sociali, come nel caso dell'abolizione dell'articolo 18, e le imprese non possono mettere al vertice delle priorità le ragioni dell'economia". La curatrice della mostra ci fa sapere che l'esposizione, itinerante per l'Italia da 11 anni, proseguirà il suo cammino, almeno fino a quando non sarà pienamente ascoltato l'appello rivolto a tutti gli attori in campo, nessuno escluso: "mai barattare salute e ambiente per un lavoro pur che sia".