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C’è chi fugge dalla guerra, perché è perseguitato, per cercare una vita migliore. E ci sono anche le persone che scappano a causa della scarsità di acqua, acqua per vivere, acqua per coltivare i campi e produrre cibo. Sono i migranti climatici, costretti a lasciare le proprie case a causa di disastri naturali, eventi meteo estremi, degrado ambientale lento, come siccità e innalzamento dei mari.
1,5 miliardi entro il 2050
Un fenomeno in crescita che secondo alcune stime colpirà 1,5 miliardi di persone entro il 2050, spingendo la mobilità forzata specialmente in Africa e Asia, all'interno del proprio Paese o all'estero. A differenza dei rifugiati di guerra, i migranti ambientali non sono tutelati dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e non godono di alcun riconoscimento giuridico internazionale come rifugiati.
Stress ambientali
Un recente studio pubblicato su Nature Food da ricercatori del Politecnico di Milano e dell'università della California a Berkeley ha dato un contributo importante sul ruolo degli stress ambientali sui processi migratori. Sono stati analizzati 40 mila casi di migrazione ambientale in Somalia, scoprendo che i motivi principali di questi spostamenti sono riconducibili alla scarsità idrica: la siccità, l'insufficiente contenuto idrico del suolo e la conseguente insicurezza alimentare incidono in maniera diretta sulle comunità agricole e pastorali somale, circa l'80 per cento della popolazione.
Siccità, insicurezza alimentare, scarsità idrica
L’analisi, guidata da Maria Cristina Rulli, coordinatrice del Lab Glob3ScienCE, Global Studies on Sustainable Security in a Changing Environment, dimostra come anche le condizioni ambientali sono determinanti nella decisione di migrare.
"I risultati evidenziano una forte concentrazione delle partenze da aree caratterizzate simultaneamente da siccità, insicurezza alimentare e scarsità idrica per usi agricoli - spiega Sinafekesh Wolde, prima autrice dell'articolo -: dal 76 al 91 per cento delle migrazioni ambientali ha avuto origine in questi hotspot".
Fattori ambientali
Sebbene ci siano altri studi che hanno analizzato il ruolo dei cambiamenti climatici nei processi migratori, mancava un focus su quelli associati direttamente a eventi idroclimatici estremi, di natura improvvisa o a lento sviluppo. In questo caso l’indagine è stata realizzata attraverso osservazioni sul campo, interviste, dati operativi dei primi soccorritori, ha analizzato in modo sistematico l'interazione tra fattori idroclimatici e dinamiche migratorie.
Caso emblematico
Gli eventi estremi idroclimatici, tra cui siccità, inondazioni e tempeste, sono stati la concausa del 98 per cento dei 32,6 milioni delle migrazioni interne registrate a livello globale nel 2022.
La Somalia rappresenta un caso emblematico, poiché è altamente vulnerabile a siccità e carestie. Con i suoi 19 milioni di abitanti e una struttura socioeconomica che dipende dall'agropastoralismo, è esposta a ricorrenti e prolungate siccità che compromettono i mezzi di sostentamento delle comunità rurali, minando la sicurezza alimentare e inducendo gli agricoltori a cercare altrove soluzioni di sussistenza.
In fuga dalla crisi climatica
Un esempio di un’umanità in fuga dalla crisi climatica, che aumentata la frequenza e l’intensità dei disastri improvvisi: solo l’anno scorso secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre 17,2 milioni di persone sono state costrette a fuggire a causa fenomeni distruttivi e di rischi meteorologici. L’Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change, stima che tra i 3,3 e i 3,6 miliardi di persone, cioè il 40 per cento della popolazione mondiale, viva in aree di “estrema vulnerabilità ai cambiamenti climatici”. Nonostante questo, il rifugiato climatico non è riconosciuto dal diritto internazionale, mentre in tutto il mondo il diritto di asilo sta subendo delle restrizioni.
Patto Ue minaccia la Costituzione
L’Europa non fa certo eccezione. “Il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, in vigore dal 12 giugno 2026, e le norme italiane di attuazione (il nuovo ddl immigrazione, ndr) svuotano di effettività il diritto di asilo – denuncia l’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione -, imponendo procedimenti sommari che riducono drasticamente la possibilità di ottenere protezione e aumentano il numero di persone prive di titolo di soggiorno, esposte a esclusione sociale, detenzione amministrativa e vulnerabilità socio-giuridica”.
Secondo l’associazione il nuovo quadro normativo estende le procedure accelerate, riduce i tempi per esame e ricorsi, amplia le ipotesi di inammissibilità e rafforza la discrezionalità della pubblica amministrazione, rendendo quasi impossibile esercitare pienamente il diritto di difesa.
Viene quindi istituzionalizzato un meccanismo di detenzione amministrativa sistematica, anche in centri fuori dal territorio nazionale, leggi i centri di permanenza per il rimpatrio in Albania. Il Patto Ue quindi minaccia i valori costituzionali ed è per questo che intende contestarlo “utilizzando strumenti come il rinvio pregiudiziale di validità e il giudizio di legittimità costituzionale”.






















