Per l’Ilva è la settimana decisiva. Il confronto tra Arcelor Mittal e sindacati non riesce a decollare: nell’ultimo incontro, risalente a mercoledì 4 aprile, si è sfiorata la rottura sui 4 mila esuberi annunciati dalla multinazionale indiana e sulla discontinuità contrattuale che l’azienda vorrebbe applicare ai 10 mila lavoratori riassunti nel nuovo gruppo siderurgico. Un braccio di ferro che oggi (mercoledì 11 aprile) ci si augura di superare nel corso dell’ennesimo confronto a Roma, previsto presso la sede del ministero dello Sviluppo economico, tra governo, impresa e sindacati.

“Se Arcelor Mittal non cambierà, noi non ci sposteremo: tutti i 14 mila lavoratori dell’Ilva devono essere occupati”. Così Francesca Re David, segretaria generale della Fiom, ha ribadito nei giorni scorsi la posizione dei metalmeccanici della Cgil. “Arcelor Mittal è forte dei termini della gara di aggiudicazione raggiunti con i commissari straordinari, che prevede la discontinuità dei rapporti di lavoro”, ha aggiunto: “Ma noi non siamo certo disponibili ad accettare la disdetta di 40 anni di accordi contrattuali. L’azienda fa sempre il riferimento allo stabilimento in Belgio, ma allora vogliamo vedere i salari di quei lavoratori”.

Il punto dirimente, per la Fiom, è il mantenimento di tutti i livelli occupazionali (dipendenti e sistema degli appalti) e la salvaguardia dei diritti normativi ed economici. Arcelor Mittal, invece, intende firmare soltanto un’intesa in linea con il contratto sottoscritto nei mesi scorsi con il governo, che prevede sostanzialmente 10 mila occupati e la discontinuità dei rapporti di lavoro, oltre alla revisione di buona parte degli accordi di secondo livello sottoscritti negli stabilimenti Ilva. “Un contratto – prosegue la Fiom – che abbiamo richiesto fin dall’inizio del negoziato, ma che il governo non ha mai voluto consegnare adducendo problemi legati alla riservatezza degli impegni assunti dalle parti, che non consente alcun passo in avanti”.

Il negoziato, cominciato ormai da più di sette mesi (anche se con lunghe pause), è dunque a un punto di svolta. Una trattativa, per altro, che la Fiom definisce “ostaggio di condizioni predefinite dal governo e da Arcelor Mittal”. Esecutivo e gruppo indiano, quindi, chiedono al sindacato un atto di ratifica di quei contenuti, ma “senza una modifica del contratto firmato dal governo – rimarca la Fiom – non ci sono le condizioni per poter raggiungere un accordo”.

Sulla trattativa, infine, aleggia sempre il via libera dell'Antitrust europeo sull’operazione, previsto (dopo una serie di rinvii) per il 23 maggio, senza il quale non può esserci il “closing” della vendita. È già noto che Bruxelles chiederà ad Arcelor Mittal e Marcegaglia di mettere sul piatto più di una rinuncia per ottenere il sì dell'Antitrust. Il confronto tra Am Investco e autorità europee sta andando avanti in modo serrato, e l'approccio di entrambi sembra essere positivo. A spingere sull’ottimismo ci sono anche le intenzioni dichiarate dei due acquirenti: Marcegaglia si è detta pronta a uscire da Am Investco se sarà necessario, mentre Arcelor Mittal ha offerto la propria disponibilità a dismettere produzioni e impianti al di fuori del perimetro Ilva pur di ottenere l'ok di Bruxelles.