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Alla pompa gli aumenti sono scattati quasi immediatamente. Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, il prezzo dei carburanti è lievitato: il costo del gasolio è cresciuto di 10 centesimi di euro al litro, e già da ieri ce lo siamo ritrovati al distributore. La benzina invece è aumentata meno, di 3 centesimi.
“Aumenti inauditi, spropositati – sostiene Federconsumatori in una nota -: già a giugno 2025, quando c’erano state le prime più concrete avvisaglie del conflitto con l’Iran, Brent e Wti (tipologie di petrolio, ndr) erano schizzati a livelli pari a quelli odierni. I carburanti, però, erano rimasti su piani decisamente più bassi”.
Allargamento del conflitto
Ma è solo l’inizio, avvertono gli esperti. L’allargamento del conflitto e dei Paesi coinvolti, il fatto che vengono colpiti impianti strategici, terminali, raffinerie, la chiusura dello stretto di Hormuz che mette a rischio un quinto del petrolio mondiale: questi fattori avranno un impatto sui prezzi che potrebbe essere ancora più significativo. Anche la durata della guerra, che non si può prevedere, avrà un peso decisivo.
Effetti diretti e indiretti
Il conflitto in Medio Oriente sta già avendo effetti diretti sui consumatori e a breve potrebbe avere ripercussioni ancora pesanti sulle tasche degli italiani, estendendosi alle bollette e ai prezzi dei prodotti trasportati. All’indomani dallo scoppio della guerra, l’osservatorio di Federconsumatori ha stimato che per i sovrapprezzi sui carburanti ci sarà una maggiorazione di 94 euro di costi diretti per gli automobilisti che hanno auto a gasolio e di 111 euro a famiglia per gli aumenti indiretti sui prezzi dei beni di largo consumo, dovuti al trasporto delle merci su gomma.
Aumenti in bolletta
Poi ci sono le bollette del gas e della luce. A causa della guerra in Iran, si prevede un aumento del 15 per cento sulle bollette del gas dal primo aprile, e un aumento dell'8 – 10 per cento sulle bollette elettriche degli utenti vulnerabili nel secondo trimestre. Le stime sono di Nomisma Energia.
Mentre per gli analisti del portale di comparazione Facile.it gli aumenti previsti ammontano a 21 euro per la bolletta del gas e 45 per quella dell'energia: il calcolo porta il conto complessivo a 2.593 euro nell'anno, pari al 7 per cento in più rispetto ai 2.427 euro stimati per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto.
Le previsioni di Assium, associazione italiana degli utility manager, sono più pessimiste. Tre gli scenari, che dipendono dalla durata del conflitto e dai suoi effetti sul mercato del gas. Nel caso di incremento delle tariffe del 10 per cento sia su luce che su gas, la maggiore spesa si attesterebbe attorno ai 207 euro annui a nucleo familiare, di cui 135 euro per il gas, 72 l’elettricità. Se l’aumento arriva al 20 per cento per il gas e al 15 per la luce, l’aggravio sarebbe di 378 euro annui (270 euro gas, 108 euro luce). Qualora si arrivasse a toccare il più 30 per cento per il gas e più 25 per la luce, l’aggravio sarebbe di 585 euro annui (405 euro il gas, 180 euro la luce).
Contratti a prezzo variabile e fisso
L'impatto lo subirà chi ha un contratto con tariffa indicizzata, quindi fornitura del gas a prezzo variabile, in cui le condizioni economiche sono legate all’andamento delle quotazioni dell’energia sui mercati. Stiamo parlando di circa il 25 per cento dei contratti che se dovesse proseguire il trend al rialzo, potrebbe essere modificato con l’applicazione di aumenti tariffari, un rischio che investe anche le bollette della luce.
Diverso il discorso per le utenze con contratto a prezzo fisso che non subiranno aumenti almeno fino alla scadenza. Al momento del rinnovo, però il fornitore potrebbe modificare le condizioni, applicando gli aumenti, ma il consumatore potrà cercare qualcosa di più conveniente.
Utenti vulnerabili
“Gli utenti più in difficoltà sono coloro che si trovano nel servizio di vulnerabilità, che oltre a trovarsi in una situazione di fragilità, hanno contratti a tariffa variabile – spiega Fabrizio Ghidini, vicepresidente di Federconsumatori -. Nel caso dell’elettricità la tariffa viene rimodulata con cadenza trimestrale ed è legata all’indice Pun (prezzo unico nazionale, ndr), per il gas l’adeguamento è mensile ed è legato all’indice Psv (punto di scambio virtuale, ndr)”.
Già a gennaio le bollette del gas per i vulnerabili nel mercato tutelato hanno registrato un aumento del più 10,5 per cento rispetto a dicembre 2025, a causa delle fluttuazioni dei prezzi di mercato. “Il quadro desta estrema preoccupazione e merita la massima attenzione da parte del governo – afferma Michele Carrus, presidente di Federconsumatori -. Per questo chiediamo all’esecutivo di intervenire per mettere in capo strumenti di contrasto agli incrementi a partire dai soggetti più fragili”.























