"Il governo torna a mettere le mani nelle tasche dei lavoratori stranieri regolari. È inaccettabile: si scavalcano le sentenze cui si è arrivati grazie alla nostra battaglia e si reintroduce l'ulteriore contributo sui rilasci e rinnovi dei permessi di soggiorno". Questa la denuncia di Cgil nazionale e Inca Cgil in seguito alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale (n.131 dell’8 giugno 2017) di un decreto interministeriale dei ministeri dell'Economia e degli Interni (Dpcm del 5 giugno 2017).

Il decreto reintroduce il contributo a carico degli stranieri che era stato cancellato da due sentenze, una della Corte di giustizia europea, l’altra del Tar del Lazio (poi confermata dal Consiglio di Stato). Il contributo è reintrodotto nella misura del 50 per cento degli importi in essere prima di queste ultime. Cgil e Inca spiegano che ciò comporta che "chi presenterà domanda di rilascio e/o rinnovo del permesso di soggiorno o la richiesta di permesso di soggiorno comunitario di lungo periodo dovrà versare rispettivamente 40, 50 e 100 euro, da aggiungere agli oneri amministrativi (30,46 euro)".

Cgil e Inca sottolineano che "il provvedimento ha validità 'ora per allora', quindi il versamento sarà obbligatorio anche per chi ha rinnovato il permesso di soggiorno nel periodo di vacanza della norma disapplicata". Il governo, spiegano, torna “a tassare la volontà dei lavoratori stranieri di essere regolari sul nostro territorio”. Cgil e Inca, “forti di aver vinto il ricorso fatto sulla norma precedente, continueranno a battersi contro una previsione ingiusta che grava sulle famiglie immigrate e rischia di avere ricadute sociali derivanti dalla possibile marginalizzazione di queste persone e di essere un ulteriore ostacolo ai percorsi di integrazione, che andrebbero invece implementati”.