"Basta rassegnazione. Viene sollevata la preoccupazione che la creazione di lavoro non si può affrontare in periodo di crisi, ma non è vero. La più insidiosa delle cose dette è quella dello 'sciopero a prescindere'. E' una modalità dei sordi, coloro che non vogliono ascoltare le molte proposte che abbiamo messo in campo. Ci sono cose che si possono fare subito, dalle piccole misure fino alla creazione di un grande Piano del Lavoro. Sono vulgate che vogliono minimizzare che il lavoro è tornato al centro della scena del paese". Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, intervistata su RadioArticolo1 alla vigilia dello sciopero generale del 12 dicembre con la Uil (qui il podcast integrale).

Pesa, però, sullo sciopero, la precettazione del ministro Lupi per i ferrovieri: "È un atto gravissimo. E' la prima volta nella storia repubblicana che si fa una precettazione all'interno di uno sciopero generale. Una precettazione non si fa violando tutte le regole, a poche ore dallo sciopero, per questo ci sembra un boicottaggio. Si vuole evitare un'espressione democratica dei lavoratori. Siamo molto colpiti dal governo che fa un passo di questo tipo: Renzi, se è vero che rispetta i sindacati, dovrebbe fare un gesto dicendo che non si interviene con la precettazione".


"Vediamo un paese - osserva - sempre più diviso tra pochi che hanno molto e tanti che hanno sempre meno. Vediamo un paese che sta emigrando, che si taglia il futuro. Giovani che vanno all'estero sono tante ipoteche sul domani. Pensiamo che serva un cambiamento: c'è profonda preoccupazione per un paese che ha continuato ad arretrare, anche negli ultimi mesi. Guardando alle misure del governo, se non fosse drammatico per i lavoratori, sarebbe un teatro dell'assurdo: si spende per far licenziare. Le poche risorse che ci sono, invece che creare lavoro, vanno a incentivare i licenziamenti".


"Portiamo in piazza - ha aggiunto - la bandiera del lavoro di qualità, che non si rassegna alla crisi. Va in piazza il lavoro come grande emancipazione del paese e come idea di sviluppo, come elemento di qualità della vita, come inclusione e attenzione all'ambiente. Vogliamo riproporre il tema dell'inclusione dei giovani e dei precari, bisogna cancellare le forme di lavoro precario. Il titolo dello sciopero è "Così Non Va", ma si potrebbe anche intitolare "Vogliamo un futuro"".

Quanto al Jobs Act, tra i motivi della protesta organizzata insieme alla Uil, "non c'è la cancellazione di alcuna forma di contratto precario. Il contratto a tutele crescenti lascia intatte le divisioni, in più c'è l'idea che si può demansionare. Sono forme che diventano umilianti per la dignità dei lavoratori: c'è l'idea del controllo, che si può esercitare senza criteri e riferimenti. E poi gli ammortizzatori hanno poche risorse, sono suddivisi tra chi ne perde un po' e chi non riceve niente. Dinanzi a una disoccupazione di straordinaria ampiezza, si riduce ancora una coperta che era già corta". Il segretario aggiunge: "Non va l'idea che non bisogna confrontarsi coi sindacati, con chi conosce e ha studiato le questioni del lavoro. Non va la scommessa che il paese ha fatto sul governo Renzi: c'era un'idea di cambiamento con parole d'ordine, ma non si può continuare a raccontare bugie. Non si può dire che non si vuole un mercato del lavoro duale, poi fare norme in direzione opposta".

Tra i temi c'è anche la Pubblica amministrazione. "La sovrapposizione istituzionale - a suo giudizio - non si risolve mettendo a rischio 50.000 lavoratori delle Province. Per dirne solo una, oggi le Province hanno un ruolo chiave nella manutenzione delle scuole. Inoltre, vengono messi in discussioni i centri dell'impiego che aiutano a creare lavoro. Tagliare e basta aumenta la solitudine delle persone. E non rinnovare il contratto di questi lavoratori è come dire al paese che non si è interessati alla qualità del lavoro pubblico". E sullo scandalo mafia a Roma aggiunge: "Ovunque c'è illegalità ci sono conseguenze dirette sulla qualità di lavoro, servizi e sulla vita delle persone. Più di 30mila stazioni appaltanti sono un incentivo alla corruzione, ovvero moltiplicano le possibilità di corrompere. L'esecutivo deve costruire un sistema che non permetta più la corruzione né il massimo ribasso sulla pelle dei lavoratori. La magistratura ha un ruolo fondamentale, ma interviene dopo, è fondamentale soprattutto la prevenzione. Serve un rigoroso sistema di trasparenza sulle gare d'appalto".


a cura di Emanuele Di Nicola, Maurizio Minnucci, in collaborazione con RadioArticolo1